La moneta a corso forzoso e il mancato sfruttamento dei suoi notevoli vantaggi

di Armando C. Tavano

19.05.2010 – La buona novella dell’era contemporanea è che i quattrini non valgono perché hanno una copertura in oro ma perché esiste uno Stato che ne decreta il corso forzoso e ne attribuisce il valore. Scoperta epocale che avrebbe potuto consentire di sostituire l’oro e i metalli preziosi con il lavoro degli uomini e il maggior valore, la maggiore ricchezza economica che questo produce. Questa nuova situazione monetaria dovrebbe essere abbinata alla fine degli accordi di Bretton Woods nel 1971, ma, di fatto, essa esisteva sin dai primi anni del Novecento.

Nel passato la costruzione di un’opera qualunque da parte dello Stato richiedeva una preventiva disponibilità di oro o di altri mezzi di scambio dal valore intrinseco, tutte risorse limitate, ciò che comportava un rallentamento inevitabile dello sviluppo economico, la mancanza di lavoro per chi non possedesse della terra da lavorare o da far lavorare e per chi non esercitasse un qualche mestiere. Gli altri si arruolavano nei vari eserciti per vivere o morire alla ricerca di oro o di terre di cui impossessarsi nelle loro scaramucce, battaglie e guerre.

Con la scoperta della banconota a corso forzoso, I fondi per avviare le opere non sarebbero mai più mancati. Le opere sarebbero sorte quasi per incantesimo, sarebbe bastata la sola volontà di lavorare da parte dei cittadini. Le economie si sarebbero messe in movimento e I cittadini avrebbero conosciuto un nuovo benessere nel seno delle loro famiglie.

Uso il condizionale, perché la casta degli avvoltoi finanziari ha lavorato sodo perché ciò non diventasse mai possibile o per distruggere ogni impostazione già in essere atta a sfruttare appieno le potenzialità della moneta a corso forzoso.

Gli avvoltoi della finanza si sono impossessati subito sin dall’inizio del ventesimo secolo di questa “miniera inesauribile di soldi”. Il primo passo è stato l’assalto pacifico alla Federal Reserve nel 1913, a suon di mazzette, che venne assegnata In generosa gestione a circa 300 famiglie, tutte legate da vincoli di parentela, da parte del governo americano di turno. Il secondo passo è stato la demolizione dell’Impero Austriaco e dell’Impero Ottomano, nonché il crollo dell’impero russo caduto nelle mani dei comunisti, tutti piccioni presi con una sola fava, durante la prima guerra mondiale. Anche il comunismo andava bene, agli avvoltoi della finanza, in quanto lontano mille miglia dalla situazione ideale di sfruttamento delle potenzialità della moneta a corso forzoso.

Durante le due guerre, due Stati europei hanno gestito la sovranità monetaria traendo beneficio dalla nuova potenzialità monetarie, la buona novella del ventesimo secolo, nonché dalla politica economica delle grandi opere perorata da Keines: in primis l’Italia e poi la Germania. I fascisti e i nazisti gestivano l’emissione monetaria come nessun altro paese al mondo. Essi rappresentavano solo per questo un’anomalia al piano tracciato dai pirati finanziari, il cui scopo era far sì che questa nuova risorsa non solo non venisse sfruttata ma che addirittura si ritornasse alle limitazioni della moneta dal valore intrinseco, oro e metalli preziosi.

L’anomalia è stata rimossa con la seconda guerra mondiale che ha spazzato via il fascismo e il nazismo dalla faccia della terra e diviso l’Europa tra Stati comunisti, e quindi al di fuori del sistema monetario, e paesi sotto il controllo degli Stati Uniti, la cui sudditanza al nuovo incipiente impero era di natura monetaria. Il tributo delle nuove colonie alla grande potenza iniziava con l’accettazione della sua carta, dei suoi ambitissimi verdoni, carta straccia che venendo tesoreggiata apportava all’emittente USA beni e servizi in quantità illimitate. Non c’era più bisogno dei carri per trasportare I tributi dei popoli sottomessi, che non si rendevano nemmeno conto di essere tali e di star pagando un tributo, bastava che questi si tenessero nei loro forzieri le banconote del nuovo impero per giustificare il valore di quelle che loro stessi emettevano. Agli effetti pratici si ritornava alla copertura aurea. La carta stampata degli Stati Uniti diventava l’oro del mondo!

Nasce così l’impero di carta. Con questa carta stampata di colore verde gli Stati Uniti hanno tratto profitto della loro posizione dominante, comprando in giro per il mondo tutto quanto si poteva comprare e circondandosi dei migliori scienziati, promuovendo così uno sviluppo tecnologico in tutti i settori e soprattutto in quello bellico che rappresenta oggi la base della loro egemonia a livello mondiale.

Ben diversamente sarebbero andate le cose se gli Stati Uniti avessero dovuto finanziare le loro ricerche e i loro progetti con I soldi dei contribuenti americani. Infatti, gli investimenti in ricerche tecnologiche e in progetti modernissimi di tecnologia bellica di questo Stato vanno infinitamente più in là del suo gettito fiscale. Un’emissione monetaria senza limiti che viene sempre assorbita dal mercato è senz’altro la fonte di ricchezza migliore che ci possa essere e che ci sia mai stata da quando il mondo è mondo. Occorre al riguardo segnalare qual è la differenza fra costo tipografico e valore nominale di una banconota?

Ma il capolavoro degli avvoltoi della finanza ha visto la luce nel tardo Novecento. Con la sottoscrizione del Trattato di Maastricht, diversi Stati europei, voltando le spalle alla loro tradizione di cultura e di libertà forgiata attraverso secoli e secoli di storia, hanno rinunciato alla loro sovranità monetaria. Sono tornati di fatto all’epoca della moneta dal valore intrinseco, sempre scarsa rispetto alle esigenze del mercato, essendo le risorse monetarie costituite dal gettito fiscale e non già da un’emissione monetaria diretta o indiretta.

Bisogna dire che l’emissione diretta è più unica che rara e non perché non convenga ma perché porta scalogna: I due presidenti degli Stati Uniti che se ne sono serviti, Lincoln e Kennedy sono stati assassinati! L’emissione indiretta invece consiste nella consegna diretta di titoli di stato alla banca centrale a fronte di banconote di nuova emissione con conseguente corresponsione dello Stato alla banca centrale degli interessi nominali dei titoli.

Ma nemmeno l’emissione indiretta è più possibile perché I titoli del debito pubblico devono ora, lo prevede il trattato di Maastricht, essere piazzati sul mercato ai corsi di mercato che variano a seconda dell’affidabilità dello Stato. Il problema è che ci sono molti fattori che richiedono emissioni monetarie e che non c’entrano niente con la volontà dei governanti: se cresce il PIL, il mercato ha bisogno di più circolante, se c’è inflazione pure, se si deve sostenere un settore industriale o la costruzione di una nuova opera ecc. A tutte queste esigenze consegue paradossalmente un maggiore indebitamento dello Stato, indebitamento che è conseguenza diretta della rinuncia alla sovranità monetaria e che nulla c’entra con la qualità della gestione della cosa pubblica da parte dei governi.

Si può dire che gli avvoltoi della finanza hanno raggiunto I loro obiettivi: la banca centrale europea e la Federal Reserve sono saldamente nelle loro mani, la maggior parte degli Stati europei sono legati mani e piedi dalla loro rinuncia alla sovranità monetaria e vengono strangolati poco a poco dalla carenza di risorse monetarie, dalla maggiore pressione fiscale e dall’aumento artificioso del debito pubblico e del relativo costo crescente per tassi di interesse sempre più elevati. Essi hanno, inoltre, sempre davanti lo spettro del default!

E noi? A quanto sopra si aggiunga che a noi manca persino il fattore correttivo del reddito monetario che viene riconosciuto dalla BCE agli Stati dell’Eurozona. Questo, pari a circa 10 miliardi di Euro viene ogni anno incamerato da una società privata, Bankitalia SpA!

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