SULLA BUROCRAZIA BORBONICA



Radicate nel linguaggio comune, le definizioni più negative della gestione amministrativa pubblica vengono sistematicamente riferite al Regno delle Due Sicilie.

Ad iniziare dal sistema archivistico fino ad arrivare al reclutamento del corpo impiegatizio è sufficiente affiancare alla parola “organizzazione” l’aggettivo “borbonica” per avere un quadro pregiudizialmente chiaro di cosa si stia parlando.

Per smontare certi gravi ed infondati luoghi comuni che, oltre ad offendere la storia e la verità, sviliscono e mortificano un intero popolo, basta semplicemente scavare negli archivi e mostrare come, invece, con quanta oculatezza, equità e buon senso venivano gestite la pubblica amministrazione e le finanze di quello stato.

Il documento allegato del 1824 è una giusta risposta a quelle calunnie che vogliono attivo nel periodo borbonico la legge di assunzione per diritto ereditario o nobiliare.

Infatti appare in tutta la sua chiarezza quale sistema si era adottato per assumere ed avanzare di grado gli impiegati dello stato. Sistema che, alla luce di una serie di recenti storture, sembra essere sicuramente più idoneo e funzionale.

Se a certe menzogne corrispondono tali verità è legittimo almeno dubitare su tutto quanto si dice e si scrive di negativo intorno a quel periodo.

Il documento parla da solo, tuttavia mi piace evidenziare il principio di preparazione professionale quale elemento di discriminazione essenziale e superiore all’anzianità di servizio ed al livello sociale di appartenenza.

E’ interessante notare che, appena dopo l’unificazione, vennero ammessi nella pubblica amministrazione solo gli appartenenti alla nobiltà filosabauda ed alla borghesia di censo stabilito dalla norma, a prescindere dalla peparazione professionale, definendo il sistema precedente troppo rigido, borbonico ed antiliberale.

Cap. Alessandro Romano

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