Olocau$ti (ebraici) del tempo che fu

di Gianluca Freda

£££_ Targhe auschwitz,italiano,4000000,1500000.jpgLe immagini qui sopra pongono a confronto le due targhe poste nel campo di concentramento di Auschwitz a commemorazione del “genocidio” ebraico. La prima, quella a sinistra, poteva essere osservata dai visitatori fino al 1990. Parla di “quattro milioni di persone che soffrirono e morirono” in quel luogo. Nella foto a destra, quella visibile oggi, la cifra dei sofferenti e deceduti è stata ridotta a “circa un milione e mezzo di persone”.

Nell’arco di una mattinata, giusto il tempo di dare una passata di cementite al muro e incastonarci dentro il cupo memoriale, due milioni e mezzo di ebrei svanirono nel nulla.

Poco meno della metà dei presunti sei milioni di ebrei uccisi nell’olocausto, non furono vittime dei nazisti e del loro micidiale Zyklon B antipulci, bensì di ignoti scalpellini e dei loro bulini di sterminio di massa.

Che la cifra di sei milioni di morti non abbia nulla di scientifico e sia poco più che una boutade fondata su miti e leggende popolari dovrebbe già essere evidente da questa spensierata altalena di cifre.

Si cancellano milioni di morti in un mattino,come se le pagine della storia fossero i fogli della contabilità di un’azienda poco cristallina che riceve, a sorpresa, una visita della Guardia di Finanza.


Del resto sui morti di Auschwitz sono state date le cifre più fantasiose.

– Erano nove milioni nella propaganda postbellica francese di film come “Notte e Nebbia” di Resnais.

– Furono ribassati a 4 milioni dal tribunale di Norimberga.

– Ulteriormente ridotti a “circa 1,5 milioni” dagli scalpellini del 1990

– Infine saldati al ribasso in 800.000 defunti dalle ricerche di storici (NON negazionisti) come Jean-Claude Pressac.

  • ( ridotti ulteriormente a 510.000 secondo Fritjof Meyer (ebreo) , il caporedattore del “Der Spiegel”del 2002 ,di cui 360.000 gasati,nota di waa59)

Più seriamente, gli storici revisionisti come Faurisson ipotizzano un numero di vittime compreso tra le 100.000 e le 150.000 unità, dovuto in gran parte all’epidemia di tifo.

E’ comprensibile l’attaccamento della comunità ebraica a queste cifre così improbabili.

Esse sono utili allo Stato d’Israele per proseguire indisturbato i propri genocidi, ben sapendo che nessuno oserà mai paragonare le cifre delle loro atrocità a quelle naziste, rese, grazie ad un po’ di fantasia e all’aiuto dei media, impossibili da eguagliare.Né oserà mai contestare il diritto degli ebrei a “difendersi” con i missili dai “nuovi olocausti” che le micidiali pietre lanciate dai bambini palestinesi potrebbero scatenare contro il popolo eletto.

Incidentalmente, queste cifre così robuste sono anche redditizie.

La Germania, infatti, paga risarcimenti vitalizi a tutti i “sopravvissuti dell’olocausto” e alla loro prole.

Più alte sono le cifre dei defunti e degli scampati, più cospicui saranno gli introiti della comunità ebraica.

Sono pochi, oggi, gli ebrei israeliani che non si dicano “sopravvissuti” o figli di sopravvissuti dell’olocausto, anche se in un campo di concentramento né loro né i loro genitori hanno mai messo piede.

E’ notizia recente che anche i nipoti dei “sopravvissuti” hanno iniziato a chiedere la loro parte. Stimati psicologi, infatti, hanno attestato le turbe e le difficoltà relazionali della terza generazione di scampati alla shoah.

Costoro sono giovanotti di venti-trent’anni che riescono male negli studi, non hanno successo con le ragazze (o i ragazzi), non si sentono realizzati dal lavoro. La colpa, ovviamente, è tutta dei malvagi nazisti che imprigionarono i loro nonni e bisnonni, scatenando le turbe psichiche dei discendenti. Con questo espediente la Germania dovrà continuare a finanziare la comunità ebraica anche dopo che l’ultimo degli scampati alla “soluzione finale” sarà morto di vecchiaia. E’ dunque vitale che defunti e scampati continuino a essere il maggior numero possibile.

E’ verosimile che a introdurre nell’immaginario collettivo del dopoguerra la fantasiosa cifra di sei milioni di morti ebrei siano stati gli agghiaccianti volantini antitedeschi dell’ebreo sovietico Ilya Ehrenburg. Quello però che molti non sanno è che la tendenza all’esagerazione dei fatti e alla diffusione di cifre fantasiose è una costante della storia e della cultura ebraica.

Si prenda ad esempio questo articolo di Martin H. Glynn, ex governatore ebreo dello stato di New York, intitolato The Crucifixion of Jews Must stop!, scritto nel 1919 e pubblicato il 31 ottobre di quell’anno sulla rivista The American Hebrew (p. 582). QUI una scannerizzazione ingrandita della pagina della rivista.

six million jews 1918.jpg

cliccare sulla foto per ingrandire

Hitler, all’epoca in cui l’articolo fu scritto, era un illustre sconosciuto, eppure la cifra cabalistica di “sei milioni” di ebrei, presentati come vittime delle conseguenze della guerra (la Prima Guerra Mondiale, in questo caso), fa già capolino più volte nel testo di Glynn. Leggiamo, ad esempio:

“Da oltre l’oceano, sei milioni di uomini e donne ci chiedono aiuto e ottocentomila bambini invocano pane”.

“In essi risiedono le illimitate possibilità di progresso della razza umana, come è naturale risiedano in sei milioni di esseri umani”

“…quando sei milioni di esseri umani vengono spinti verso la fossa da un fato crudele e inarrestabile, etc”

Sei milioni di uomini e donne stanno morendo per mancanza del necessario alla sopravvivenza…”.

“A causa di questa guerra per la Democrazia [già allora le guerre americane erano per la democrazia, anzi, per la Democrazia, NdT] sei milioni di uomini e donne ebree muoiono di fame al di là dell’ oceano”.
Ancora prima, nel 1902, nella 10ª edizione dell’Enciclopedia Britannica, p. 482, alla voce “antisemitismo” si poteva leggere,: “Mentre vi sono in Russia e Romania sei milioni di ebrei che vengono sistematicamente umiliati…”.

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La passione ebraica per l’esagerazione

degli eventi e delle cifre è riscontrabile negli stessi testi sacri.

Nel 115-117 d.c. la rivolta degli ebrei contro Roma, che stando a Dione Cassio avrebbe prodotto molte centinaia di migliaia di morti tra le popolazioni della Cirenaica, dell’Egitto e di Cipro, fu sedata dai greci di Alessandria, che usarono senz’altro la mano MOLTO pesante contro la minoranza ebraica. Nonostante ciò, le cifre riportate dal Talmud appaiono risibili. Si legge che vennero uccise “sessanta miriadi su sessanta miriadi di ebrei, due volte quelli che erano usciti dall’Egitto”. Anche ammesso che si parli di un’addizione e non di una moltiplicazione, la cifra degli ebrei uccisi dagli alessandrini sarebbe dunque di 1.200.000 persone, mentre si stima che l’intera popolazione alessandrina dell’epoca spaziasse da un minimo di 500.000 ad un massimo di 1.000.000 di persone.

Altra rivolta ebraica dell’antichità fu quella di Palestina del 132-135 d.c., all’epoca dell’imperatore Adriano. La capeggiava il feroce Shimon Bar-Kokhba, che negli anni della rivolta istituì un vero e proprio stato ebraico del quale si proclamò prima re e poi Messia. Nell’estate del 135 Bar-Kokhba, incalzato dai romani, si rifugiò con un esercito di circa 50.000 uomini nella città di Bathar (l’attuale Bittir) alla quale i romani posero l’assedio. La città cadde nell’agosto di quell’anno e Bar-Kokhba venne ucciso nel corso della battaglia. Il Talmud racconta che l’esercito di Bar-Kokhba era di 200.000 uomini (il quadruplo delle stime degli storici). Bar-Kokhba, da vero eroe epico, è descritto nell’atto di affrontare i romani con soprannaturale potenza, fermando coi propri ginocchi i balisti che i romani lanciavano con le catapulte e respingendoli al mittente.

Il numero di ebrei uccisi nell’assedio, secondo il Talmud, sarebbe stato di 4 miliardi di persone, pari all’intera popolazione mondiale di una trentina d’anni fa.

Più prudentemente, il Midrash Rabbah, uno dei testi dell’esegesi talmudica, contiene la cifra entro il più accettabile limite di 800 milioni di morti, pari alla popolazione di appena un paio di continenti dell’epoca.

Pare che anche i cazzari dell’antichità avessero i loro scalpellini.

Racconta il Talmud che il sangue degli ebrei uccisi formò un fiume che attraversò quattro miglia di territorio, trascinando con sé valanghe di detriti prima di gettarsi nel mare.Un po’ come i geyser di sangue ebreo, che alcuni nazisti “spontaneamente” confessarono di aver visto eruttare dal sottosuolo di Auschwitz.

Naturalmente anche i bambini ebrei vennero uccisi a frotte: avvolti nelle loro pergamene scolastiche e bruciati vivi (in mancanza di forni crematori, ci si doveva arrangiare).

Tuttavia la letteratura talmudica non concorda sulle cifre dell’infanticidio. Si va da un massimo di 64 milioni ad un più ragionevole minimo di 150.000 infanti, pari all’attuale intera popolazione scolastica della città di Washington.

Dopo quasi duemila anni, gli ebrei non hanno ancora imparato che dopo averla sparata grossa è opportuno non contraddirsi a vicenda. Auschwitz insegna.

Qualche interessante amenità:

racconta il Talmud che i cadaveri degli ebrei uccisi vennero utilizzati per costruire una palizzata a protezione della vigna dell’imperatore Adriano, vigna che avrebbe avuto l’ampiezza di 18 miglia quadrate.

Il sangue versato dagli ebrei e raccolto dal fiume di cui sopra, fu utilizzato per fertilizzare le vigne dei romani per sette anni.

All’epoca dell’imperatore Adriano la colla e il sapone, a differenza del fertilizzante, non godevano ancora di un largo impiego industriale. Un peccato, perché il parallelismo avrebbe potuto farsi anche più evidente e interessante.

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2007-05 ,(74 su Olo-dogma)

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