Hitler appoggiava il trattato “MacDonald”

Politica estera tedesca anteguerra: Hitler appoggiava il trattato “MacDonald”

di: Alfio Faro*

Fra i tanti miti su Adolf Hitler accettati come fatti vi è quello che era un irragionevole guerrafondaio, incline alla conquista dell’Europa ed alla schiavizzazione di tutti i popoli del mondo. Ma come vedremo in questo saggio dell’intellettuale spagnolo Joaquin Bochaca, niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Hitler, nei fatti e nelle parole, dimostrò che tutto ciò che voleva era l’uguaglianza, racchiusa nei principi del Piano MacDonald, di cui la Germania di Hitler era firmataria. Se Francia Inghilterra e URSS avessero aderito al disarmo onesto e completo ed alla smobilitazione degli eserciti ed alla distruzione di tutti gli aeroplani da guerra, carri armati e navi da guerra, Hitler avrebbe aderito in un secondo.
Ma l’eguaglianza con la Germania nella forza militare era qualcosa che Francia ed Inghilterra non erano disposti ad accettare. Quindi il patto, firmato da Hitler (e Mussolini, n.d.t.), benchè firmato dalla Germania, non fu mai posto in effetto. Se inglesi e francesi avessero controfirmato il Piano, come avevano fatto Germania e Italia, la II guerra mondiale sarebbe stata evitata per le ragioni che vedremo.
La maggioranza dei tedeschi che avevano votato per Adolf Hitler era bene al corrente dei punti di forza del suo partito. Per quanto riguarda la politica estera, il programma prevedeva la cancellazione delle conseguenze del Trattato di Versailles, che tutti in Germania – non i soli nazionalsocialisti – chiamavano “Il diktat di Versailles”. Hitler basava la sua posizione sui termini del Trattato stesso. Per esempio, la clausola del disarmo, che era stata imposta dal presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, si riferiva a tutti i firmatari della convenzione, e non soltanto agli sconfitti tedeschi.
Nella conferenza sul disarmo marzo – novembre 1933, il delegato tedesco approvò, senza condizioni, il Piano MacDonald, presentato dal Primo Ministro britannico Ramsay MacDonald. Ecco la sostanza del cosiddetto “piano di compromesso”: La Germania era autorizzata a raddoppiare la forza della Reichswehr, che sarebbe cresciuta di 200.000 uomini. Alla Francia veniva proposta la riduzione di 200.000 soldati. Ma in aggiunta ai 200.000, alla Francia ne sarebbero stati proposti altri 200.000 per difendere il suo impero. L’Italia aveva il diritto di averne 200.000, più 50.000 per le sue colonie. La Polonia, con un popolazione metà di quella tedesca, aveva anch’essa il diritto a 200.000 uomini. Alla Cecoslovacchia erano permessi 100.000 soldati, ed alla Unione Sovietica 500.000. Mettendo insieme le forze della Francia e de suoi alleati in Europa, cioè Polonia, Belgio, Romania, Cecoslovacchia e Iugoslavia risulta un totale di oltre un milione, contro la Reichswehr di 200.000. La disparità delle forze era ulteriormente accentuata dal fatto che la Germania continuava, per il momento, a non avere diritto ad una flotta aerea da combattimento, mentre alla Francia venivano concessi 500 aerei, alla Polonia 200, al Belgio 150, ed alla “”Piccola Intesa” , legata alla Francia (Cecoslovacchia, Jugoslavia e Romania), non meno di 550. Questo piano si sarebbe realizzato in stadi durante il periodo di cinque anni. L’Inghilterra, come promotrice del piano, naturalmente si riservava la parte del leone: un esercito di 300.000 uomini per la “mother Country” e 600.000 per l’Impero. Naturalmente, gli eserciti imperiali dei Dominions come l’Australia, la Nuova Zelanda, il Canada, il Sudafrica e l’India non erano inclusi nel piano. Comunque il Piano ricevette una generale sperimentale approvazione. Fu concordato che, una volta tradotto in atto, sarebbe stato riesaminato dopo cinque anni allo scopo di studiare un secondo stadio, che avrebbe portato al disarmo generale.
In un discorso davanti al Reichstag, Hitler approvò il Piano MacDonald, ma diede un avvertimento: “Se la richiesta di eguale trattamento per la Germania rispetto alle altre nazioni e, specificatamente in questo caso, sui livelli di armamenti non fosse soddisfacente, preferirei ritirarmi dalla conferenza sul disarmo e dalla Lega delle Nazioni”. In poche parole: il Fuhrer accettava il piano di disarmo inglese come primo passo verso l’uguaglianza fra le maggiori potenze europee. Lo stesso Piano MacDonald prevedeva un secondo stadio che avrebbe condotto a quella uguaglianza dopo cinque anni. Il discorso di Hitler ebbe un effetto fortunato: suggeriva a Mussolini ed all’ambasciatore francese a Roma, Henri de Jouvenel, la firma di un patto delle quattro Nazioni (Italia, Francia, Inghilterra e Germania) che avrebbe, per effetto della solidarietà fra le quattro potenze, affermato la loro fede nella pace.
L’idea era buona. Il Parto fu firmato dai rappresentanti delle quattro Nazioni a Palazzo Venezia; ma non fu mai ratificato a causa della opposizione incontrata nei Parlamenti francese e inglese. E quindi, non ebbe alcun effetto. La fazione di Parigi, ancor più attiva di quella britannica in questa occasione, riuscì a bloccare il Patto.
Da parte francese non fu soltanto l’Assemblea Nazionale che boicottò il Patto a Quattro. Il delegato francese alla Conferenza sul disarmo, Paul Boncour, ne fu il principale nemico alla scopo di silurare il Piano, cui la Francia aveva dato inizialmente l’approvazione. Boncour richiese che prima di firmare l’accordo sul disarmo si sarebbe dovuto istituire uno studio sul controllo da esercitare sulla Germania. Nadolny, il delegato tedesco, disse che sarebbe stato d’accordo se esse (le quattro potenze) avessero studiato il controllo da esercitare su tutti e quattro i firmatari del Trattato, specialmente la Francia.
Non si giunse ad un accordo, e Sir John Simon capo della delegazione britannica, informò Rudolf Nadolny della delegazione tedesca,, circa “la impossibilità di permettere il riarmo della Germania e la necessità di creare una struttura per sorvegliare l’ottemperanza tedesca per un periodo di prova”.
Questo “periodo di prova” non fu specificato, né per il suo inizio né per la durata. Non fu detta una parola sul Piano MacDonald, né sul disarmo degli altri Stati. In altre parole, nonostante tutti i cofirmatari del Trattato di Versaglia si fossero impegnati per il disarmo, i vincitori della Prima Guerra mondiale (gli “Alleati”) si rifiutarono di conformarvisi; inoltre, avevano l’intenzione di mantenere la Germania quasi disarmata indefinitamente, e volevano sorvegliare la sua ottemperanza. Questa era una chiara violazione dei termini del Trattato di Versaglia ed, in pratica assolutamente impossibile.
Nessuno Stato sovrano al mondo avrebbe mai accettato di restare disarmato, circondato da Stati ostili, che peraltro si riarmavano tanto quanto volevano.
La Francia aveva un Trattato di mutua assistenza militare con i Paesi della “Piccola Intesa“, ed ancora un altro con la Polonia. Truppe irregolari polacche e lituane violavano costantemente le frontiere del Reich. Tali violazioni non erano simboliche, bensì estremamente pragmatiche. Nel 1921, per esempio, la truppe irregolari di Woiczech Korfanty cambiarono il confine germano-polacco nella Slesia superiore, occupando 2.000 km di territorio, nonostante un referendum avesse chiaramente mostrato il desiderio della maggioranza della popolazione di restare tedesca e non polacca. Korfanty e coloro che lo seguivano, fecero in modo di mettere il territorio sotto sovranità polacca, nonostante le blande proteste della Commissione di controllo alleata, che tollerò l‘illegalità. La reazione del governo tedesco fu immediata. Due giorni dopo il rifiuto di Sir John Simon praticamente obbligato dall’atteggiamento della delegazione francese, la Germania annunciò che sarebbe uscita simultaneamente dalla Conferenza per il disarmo e dalla Lega delle Nazioni. Quella notte, Hitler parlò a lungo alla radio per giustificare la sua decisione. Qui di seguito i passi che consideriamo essenziali: “E’ stato detto che al Governo tedesco ed il popolo è stato concesso di avere un esercito più grande e forte. Ciò è assolutamente falso. Noi abbiamo richiesto solamente eguali diritti. Se il mondo decide di distruggere le armi fino all’ultima mitragliatrice, siamo disposti a firmare tale accordo. Se il mondo decide di distruggere certe armi, siamo pronti a rinunciarvi. Ma se il mondo permette a certe Nazioni l’uso di certe armi, non desideriamo essere esclusi dal loro uso come se fossimo una Nazione di secondo rango. Desideriamo prendere parte a tutte le conferenze, desideriamo firmare tutte le convenzioni, ma solo a condizione di godere degli stessi diritti degli altri popoli. Da privato, non ho mai imposto la mia presenza in una società che non desidera a mia presenza o che mi consideri inferiore. Non ho mai imposto a nessuno di ricevermi, ed il popolo tedesco non ha meno dignità di quanto io ne abbia. O abbiamo gli stessi diritti degli altri popoli o il mondo non ci vedrà partecipi ad alcuna Conferenza. Sarà indetto un plebiscito in modo che ogni cittadino tedesco possa dire se ho ragione o se mi disapprova:” Come vedete, Hitler no n chiedeva altro che eguali diritti. Egli lo chiedeva ai rappresentanti dei governi democratici per i quali le parole “eguaglianza” come “libertà” e “fratellanza” sono un sacro dogma. Hitler chiedeva eguale trattamento per la Germania; ed in pratica, accettando il Patto MaDonald, riconosceva de facto la situazione e le obbligazioni che aveva la Francia come potenza coloniale ed accettava che a quest’ultima, veniva concesso il diritto di possedere un esercito il doppio di quello tedesco e godendo, inoltre, il sostegno di un’aviazione da combattimento. Il pretesto che avanza l‘establishment – come sempre, in tutti i casi – è che Hitler mentiva.
Questo argomento è senza valore. Se altre nazioni credevano che Hitler mentisse, vi erano ancora più ragioni per accettare il Piano – che, ironicamente, non era il “suo” piano, ma inglese, redatto dal Primo ministro laburista britannico Ramsay McDonald. Se fosse stato attuato, lo sarebbe stato ovviamente sotto il controllo della Commissione sul Disarmo, e come risultato sarebbe stato accertato che la risultante “eguaglianza” avrebbe visto la Germania con un esercito di 200.000 uomini e nessuna aviazione da combattimento, la Francia con 400.000, più l’aviazione, i membri della “Piccola Intesa” con 625.000 più 550 aerei, e la Polonia con 200.000, più 125 aerei. Per non parlare delle ”democrazie“ britannica e sovietica con 900.000 e 500.000 rispettivamente. E questo fino alla fine dei cinque anni, trascorsi i quali si sarebbero ripresi i colloqui per continuare a limitare per gradi gli eserciti dei cofirmatari. Se fosse emerso che Hitler mentiva, accettando il piano britannico per il disarmo, è chiaro che la Commissione di Controllo lo avrebbe percepito ed allora gli ”Alleati” avrebbero avuto mano libera nell’interrompere l’accordo ed avrebbero preso le misure punitive necessarie. La storia ci racconta che gli Alleati – i campioni teorici della democrazia, cioè dell’eguaglianza – si rifiutarono di applicare i loro stessi principi quando si trattava della Germania. Ciò deve essere inaccettabile per qualsiasi Nazione, specialmente una con la più grande popolazione d’Europa eccetto la Russia, e che richiedeva ai suoi partners soltanto l’applicazione dell’accordo per il disarmo che essi stessi avevano imposto nel Trattato di Versaglia. L’accettazione del Piano McDonald da parte di Hitler è sorprendente perché essa sanzionava, per almeno cinque anni, una posizione di formale “eguaglianza”, ma che nella situazione politica del momento lasciava la Germania con un esercito cinque volte più piccolo di quello della Francia e dei suoi alleati della “Little Entente”. E se contate la Polonia, la Germania sarebbe stata circondata da eserciti sei volte più grandi del suo, e senza aviazione per contrastare i 1.200 aerei del complesso francofilo. Hitler accettò perché il Piano certamente significava un passo avanti; e con un esercito, piccolo ma ben addestrato, eventi come l’occupazione militare della sponda sinistra del Reno effettuata dai francesi dici anni prima, non si sarebbe potuta ripetere, mentre le milizie irregolari polacche avrebbero dovuto anch’esse cessare la loro illegale attività. (Alla fine, il Piano MacDonald non fu accettato da nessuno dei cofirmatari. N.d.Ed.)

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Note
Bochaca, un avvocato dalla prosa tagliente, è un intellettuale, traduttore di Ezra Pound e di Hermann Hesse. Tratto da “The Barnes Review”, http://www.barnesrevue.com
Traduzioni:
Margaret Huffstickler e
Alfio Faro

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=17347

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