Sviluppo nel ventennio fascista

Latina, città creata durante il ventennio fascista

Sotto il dominio fascista, ci viene detto, l’Italia subì un rapido sviluppo capitalista con l’elettrificazione dell’intero paese. Lo sviluppo e il fiorire delle industrie dell’automobile e della seta, la creazione di un moderno sistema bancario, la prosperità dell’agricoltura, la bonifica di notevoli aree agricole (…), la costruzione di una larga rete di autostrade ecc. (…). Il rapido progresso dell’Italia dopo la 2a guerra mondiale e il fatto che oggi è già in marcia verso uno sviluppo intensivo capitalistico sarebbe impensabile senza i processi sociali iniziati durante il periodo fascista”. CosìMihaly Vajda scrive in The Rise of Fascism in Italy and Germany.

Può sembrare poco credibile, ma l’ulteriore sferzata di dinamicità alla politica mussoliniana venne impartita proprio per battere la “grande crisi“. E i “meccanismi messi in opera, per la fantasia istituzionale che questi dimostrarono, per il successo complessivo da essi ottenuto” (Giuseppe Galasso).

Si può dire che ampie aree della penisola erano affogate in malsaniche paludi; chi era costretto a vivere in quelle zone raramente superava il quarantesimo anno d’età. Queste aree insalubri si estendevano dal Veneto all’ Emilia-Romagna, dalla Maremma toscana all’Agro Pontino, dalle pianure del Garigliano, del Volturno, del Sele al Tavoliere delle Puglie e alla Basilicata, dalla Piana di Sibari alle terre della Sila e del Neto. E così per la piana di Catania e per il Campidano in Sardegna. Questa era la situazione del nostro territorio sino a quando non vennero intraprese gigantesche opere di bonifica, di trasformazione fondiaria, di risanamento del territorio.

Così, quando negli anni 30 tutto il mondo era soggiogato dalla profonda crisi economica, in Italia ebbe inizio un’attività frenetica i cui benefici si proietteranno nei decenni a venire.
È impossibile elencare in poche pagine quanto allora fu compiuto; ricorderemo solo alcune realizzazioni, ripromettendoci di citarne altre in “appendice”.
Abbiamo già ricordato che nel primo dopoguerra il ritorno dei combattenti fu caotico e deludente. Le riforme promesse, quando i contadini erano al fronte, si rivelarono semplici parole.
L’unica concreta iniziativa governativa fu la creazione, nel 1917, dell’ Opera Nazionale Combattenti (ONC), concepita per facilitare l’inserimento nella vita civile dei reduci. L’ ONC fu, negli anni dell’immediato dopoguerra “solo uno strumento di sottogoverno e ai braccianti disoccupati non restò che occupare con la forza quella terra che, seppur promessa, sembrava impossibile ottenere democraticamente” [6,445].
Il fascismo trovò anche tale questione irrisolta.

Ci volle la saggia politica agraria ispirata e pilotata da Arrigo Serpieri che promosse numerose leggi di carattere fondamentale, tra le quali, le più importanti: la legge N° 3256 del 30/12/23, sulla bonifica idraulica e della difesa del suolo; la legge N° 753 del 18/5/24 sulle trasformazioni agrarie di pubblico interesse.
Serpieri venne eletto deputato al Parlamento nel 1924, incarico rinnovato fino al 1935 quando fu nominato Senatore del Regno e capo della Commissione Agricoltura. Dal Senato fu epurato nel dopoguerra dal Governo Bonomi perché fascista (45/4).
Come Sottosegretario di Stato organizzò e diresse i servizi per la prima applicazione della legge N° 3134 del 24/12/28 (“Legge Mussolini“) per la “Bonifica integrale“, le cui opere vennero affidate all’ONC.
Le prime bonifiche, con impianti idrovori per il sollevamento delle acque, ebbero inizio nel basso Veneto e in Emilia. Nuova terra venne posta al servizio dell’agricoltura e, con essa, si crearono nuovi posti di lavoro.
Dal suolo bonificato sorgono irrigazioni, si costruiscono strade, acquedotti, reti elettriche, opere edilizie, borghi rurali ed ogni genere di infrastrutture. Con questa tecnica la bonifica di Serpieri va ben al di là del semplice prosciugamento e diventa strumento di progresso economico.
Dalle Paludi Pontine sorsero “in tempi fascisti” (così detti per indicare “in poco tempo”) vere e proprie città: Littoria, inaugurata il 18 dicembre 1932, Sabaudia (giudicata uno dei più raffinati esempi di urbanistica razionale europea) il 15 aprile 1934; Pontinia, il 18 dicembre 1935; Aprilia, il 29 ottobre 1938; Pomezia, il 29 ottobre 1939. Nell’ Agro Pontino furono costruite ben 3040 case coloniche, 499 chilometri di strade, 205 chilometri di canali, 15.000 chilometri di scoline. Furono dissodati 41.600 ettari di terreno, furono costruiti quattordici nuovi borghi che portano il nome delle principali battaglie alle quali parteciparono i nostri fanti.
La bonifica di Maccarese, nell’Agro romano, è un’altra importante realtà: un’”azienda modello” agricolo-zootecnico-vivaistica, sorse su oltre 5 mila ettari di terreni bonificati con centinaia di case, campi sperimentali, caseifici, cantine sociali: tutto gestito da oltre 1500 lavoratori tecnici ecc.

La “bonifica integrale” continuava senza soste: quella dell’Isola Sacra a Roma, con la fondazione di Acilia e di Ardea; quella dove poi sorgeranno Fertilia (Sassari), Mussolinia (oggi Arborea-Oristano); quella del Campidano (Cagliari), quella di Metaponto (Matera). E così le bonifiche si estenderanno in Campania, Puglie, Calabria, Lucania, Sicilia, Dalmazia.
Non possono essere dimenticate le grandi opere realizzate in Somalia, Eritrea e in Libia; a solo titolo d’esempio citiamo il lavoro svolto da Carlo Lattanzi che visse per oltre quarant’anni sulla “Quarta Sponda“. Si deve alla sua instancabile attività la bonifica e la messa a coltura di ampie aree a grano, oliveti, vigneti, frutteti ecc. su oltre 2600 ettari di terreni aridi e sabbiosi.
Un cenno merita anche la gigantesca opera realizzata dall’ingegnere idraulico Mario Giandotti: un poderoso canale che, attingendo acque dal Po, irriga ampie aree di terreni coltivati nelle province di Modena, Mantova, Bologna, Ravenna, Forlì. Oltre 340 chilometri di canali danno vita a ben 325 mila ettari di terreno.
Armando Casillo (dal cui lavoro abbiamo attinto alcuni dati) riporta i risultati delle bonifiche e delle leggi rurali. Ecco un sommario elenco: 5.886.796 ettari bonificati, tra il 1923 e il 1938, un confronto è necessario fra il periodo pre-fascista, quando in 52 anni nell’intera Penisola furono bonificati appena 1.390.361 ettari. A queste vanno aggiunte quelle delle colonie, dell’Etiopia e, poi, dell’Albania. Si aggiungano 32.400 chilometri di strade; 5.400 acquedotti; 15 nuove città e centinaia di borghi; oltre un milione di ettari di terreno rimboscati; un milione di fabbricati rurali; l’incremento della produzione che passò da 100 a 2.438; il lavoro agricolo per ettaro che aumentò da 100 a 3.618; i lavoratori occupati nelle opere di bonifica e nei nuovi poderi superavano le 500 mila unità. Né va dimenticata la sconfitta della malaria che causava, come già ricordato, centinaia di morti ogni anno.

Un altro dato significativo sulla qualità tecnica raggiunta nel settore agricolo dal nostro Paese, è la comparazione fra i 16,1 quintali di frumento per ettaro raggiunto nelle terre bonificate e la produzione statunitense, considerata la migliore, ferma a 8,9 quintali/ettaro.
“L’attribuzione ai braccianti di poderi nelle zone di bonifica è il fiore all’occhiello della politica rurale fascista. Come si vede, traguardi che cambiarono il volto dell’Italia” (Armando Casillo).
Ma la spinta impressa da Mussolini è volta a nuove mete. La mattina del 18 dicembre 1932 il Duce lascia Roma in auto per recarsi ad inaugurare il nuovo Comune di Littoria. Ecco alcuni passi del discorso inaugurale [4,XXV,184]: “Camerati! Oggi è una grande giornata per la rivoluzione delle Camicie Nere, è una giornata fausta per l’Agro Pontino. È una gloriosa giornata nella storia della nazione. Quello che fu invano tentato durante il passato di venticinque secoli, oggi noi stiamo traducendo in una realtà vivente. Sarebbe questo il momento di essere orgogliosi. No! (…). Abbiamo vinto la nostra prima battaglia. Ma noi siamo fascisti e quindi più che guardare al passato siamo sempre intenti verso il futuro. Finché tutte le battaglie non siano state vinte, non si può dire che tutta la guerra sia vittoriosa. Solo quando accanto alle cinquecento case oggi costruite, ne siano sorte altre quattromilacinquecento, quando accanto ai diecimila abitatori attuali vi siano i quaranta-cinquantamila che noi ci ripromettiamo di fare vivere in quelle che furono le paludi pontine, solo allora potremo lanciare alla nazione il bollettino della vittoria definitiva”.
Quindi il Duce elenca i nomi delle nuove città che stanno sorgendo: “Sarà forse opportuno ricordare che una volta, per trovare lavoro occorreva varcare le Alpi o traversare l’Oceano. Oggi la terra è qui a mezz’ora soltanto da Roma. È qui che noi abbiamo conquistato una nuova provincia. È qui che abbiamo condotto e condurremo delle vere e proprie operazioni di guerra. È questa la guerra che preferiamo. Ma occorre che tutti ci lascino intenti nel nostro lavoro”.
Si può ben dire che negli anni della bonifica integrale “tutto il territorio italiano era un’enorme, bruciante, palpitante, esaltante operante fucina di opere, azionata da braccia, da idee, da inesauribile volontà di cambiare il volto a un’Italia rurale che aveva dormito per secoli” (Casillo).
L’elenco più completo di città e borghi costruiti in quel periodo è posto alla fine di questo capitolo.
Volendo ricordare la nascita del “Lido di Milano“, possiamo usare le semplici ed espressive parole di Don Franco Giuliani, autore del libro Tutte le opere del Duce Volume III: “Milano non ha il mare, non l’ha mai avuto, ma il Duceha “creato” il mare, ecco come.
Nel 1927 (23 giugno) varò una legge, la 1630, per la realizzazione di un “Idroscalo” per la città di Milano. Vero mare, perfino salato, arenile, pini marini, bagnanti, bagnini. Realizzazione ardita che solo il Duce poteva permettersi di portare a termine.
L’”Idroscalo” è un grande canalone lungo 3 Km e largo 300 metri con 300 di testata per le manovre dei velivoli. Il bacino occupa una superficie di 610.000 mq. È alimentato da acque sorgive.
L’ Idroscalo è sempre stato segnalato come pantano. Il Duce l’ha trasformato in bacino, un lago, una “fetta” di mare con tutte le caratteristiche marine (…).
Questo spettacolare miracolo fu inaugurato nel 1930, il 5 luglio.
L’arenile ha 100 cabine, ha il suo “lungomare”, con alberi intorno, alberghi, Luna Park, campi sportivi, prati. Al centro del bacino vi è un’isoletta che può essere raggiunta facilmente con una barca e trovarvi ogni divertimento”.
Sempre in piena “congiuntura economica” la nostra fantasia produttiva veniva riconosciuta ovunque. Il 22 dicembre 1932, il deputato laburista inglese Lloyd George rimproverava il suo Governo di inerzia e lo spronava, per risolvere i problemi della disoccupazione, proponendo di “fare come Mussolini nell’Agro Pontino”.
Ancora più incisivamente il giornale Noradni Novnij di Brno, il 15 dicembre 1933, scriveva: “Con successo infinitamente superiore a quello annunciato per il suo piano da Stalin, in Russia si è fatta un’opera di costruzione, ma in Italia si è compiuta un’opera di redenzione, di occupazione. All’altra estremità dell’ Europa si costruiscono enormi aziende, città gigantesche, centinaia di migliaia di operai sono spinti con folle velocità a creare un’azienda colossale per il “dumping” (rifiuti – ndr) che dovrà portare la miseria a milioni di altri paesi europei. Mentre invece in Italia il piano Mussolini rende una popolazione felice e nuove città sorte in mezzo a terre redente, coperte ovunque di biondi cereali”.
I consensi non riguardavano solo i metodi usati dal Governo italiano per superare la “crisi congiunturale“, ma essi partivano dagli anni precedenti.
Lo svedese Goteborgs Handels del 22 marzo 1928, scriveva: “Non si può davvero non restare altamente sorpresi di fronte al lavoro colossale che il governo fascista viene svolgendo con una incredibile intensità di energica: amministrazione pubblica radicalmente cambiata, ordinamento sociale posto sulla nuova base della organizzazione sindacalista, trasformazione dei codici, riforma profonda della istituzione e un tipo di rappresentanza nazionale affatto nuovo negli annali del mondo”. Il coro di meravigliati consensi andava dalla Bulgaria al Giappone, dalla Cina alla Francia.
Il londinese Morning Post del 29 ottobre 1928: “L’opera del fascismo è poco meno che un miracolo”. Il prestigiosoDaily Telegraph del 16 gennaio 1928: “Il fascismo non è soltanto uno sforzo verso un nuovo sistema politico, ma un nuovo metodo di vita. Esso è perciò il più grande esperimento compiuto dall’umanità dei nostri tempi”.
Altri dati rivelano che quanto si scriveva nel mondo era ben meritato. Nel 1922 i braccianti erano oltre 2 milioni: nei primi anni del ’40 il loro numero si ridusse a soli 700 mila unità, gli altri erano divenuti proprietari, mezzadri o compartecipi di piccole o grandi aziende. Nella sola Sicilia i proprietari terrieri passarono dai 54.760 del 1911 a 222.612 del 1926. Questo è un ulteriore dato che può far meglio comprendere lo sforzo compiuto in quegli anni.
Possiamo quindi dire che l’obiettivo politico fu, almeno in gran parte, centrato. Questo avveniva mentre nel mito marxista la collettivizzazione delle terre risultava fallimentare e affogata nel sangue e nella disperazione. Mussolini aCarl Marx contrapponeva il contadino compartecipe della produzione.
Nacquero così, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, nuovi ceti di piccoli proprietari, superando i motivi della “lotta di classe” e creando lo “strumento di pace e di giustizia sociale”.
Latina (Littoria) casa del combattente
Littoria: oggi Latina, fondata il 30 giugno ed inaugurata il 18 dicembre 1932. Sabaudia: fondata in onore della dinastia Savoia il 5 agosto 1933 ed inaugurata il 15 aprile 1935. Pontinia: fondata il 19 dicembre 1934 ed inaugurata il 18 dicembre 1935. Aprilia: fondata il 25 aprile ed inaugurata il 29 ottobre 1938. Pomezia: fondata il 22 aprile 1938 ed inaugurata il 28 ottobre 1940. Mussolinia di Sardegna nell’oristanese, fondata nel 1930 e divenuta Arborea nel dopoguerra. Fertilia: nei pressi di Alghero. Mussolinia di Sicilia: inaugurata nel 1939, oggi divenuta Case M…olinia. Segezia: in Basilicata. Marconia: in Lucania nei pressi di Pisticci. Metaurilia: fondata nel 1938 presso Fano. Volania: nel ferrarese. Acilia nei pressi di Ostia fondata nel 1939. Carbonia: in Sardegna fondata il 17 dicembre 1938. Tirrenia: nei pressi di Livorno. Guidonia: inaugurata nel 1938. Cervinia: in Val d’Aosta sorta nel 1936. Felicia: oggi la slovena Cvic. Arsia: fondata il 27 ottobre 1936, in Istria, oggi Resa.
Nel 1938 andarono in Libia 20 mila nostri agricoltori e trovarono pronti 26 villaggi agricoli: Olivetti, Bianchi, Giordani, Micca, Tazzoli, Breviglieri, Marconi, Garabulli, Crispi, Corradini, Garibaldi, Littoriano, Castel Benito, Filzi, Baracca, Maddalena, Aro, Oberdan, D’Annunzio, Razza, Mameli, Battisti, Berta, Luigi di Savoia, Gioda. 
Altri dieci villaggi libici nei quali berberi e indigeni imparavano dai nostri agricoltori a far fruttare la terra: El Fager (Alba), Nahima (Deliziosa), Azizia (Profumata), Nahiba (Risorta), Mansura (Vittoriosa), Chadra (Verde), Zahara (Fiorita), Gedina (Nuova), Mamhura (Fiorente), El Beida (la Bianca) già Beda Littoria.
Estratti da: BENITO MUSSOLINI, L’UOMO DELLA PACE – DALLA MARCIA SU ROMA ALL’ASSALTO AL LATIFONDOGuido Mussolini eFilippo Giannini 
Anno di Edizione: 1999. Greco&Greco editori.

http://www.libercogitatio.org/storia/sviluppo-nel-ventennio-fascista.html#

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