La legione indiana volontari nelle forze armate tedesche

I volontari indiani nelle forze armate tedesche

di Massimiliano Alfiero

L’unità, inquadrata nell’esercito del Reich, occupò sicuramente un posto di primo piano per il suo esotismo e la sua originalità.

Tra le formazioni volontarie straniere inquadrate nelle forze armate tedesche, la Legione Indiana di Subhas Chandra Bose, occupa sicuramente un posto di primo piano, non tanto per la combattività e l’eroismo dei volontari indiani in battaglia, ma per la natura stessa dell’unità, per il suo esotismo e la sua originalità: vedere degli asiatici in uniforme tedesca costituì già di per sé un fatto eccezionale. La legione svolse uno scopo puramente propagandistico a parte qualche scontro armato contro gli alleati sul finire della guerra: Hitler in persona non ebbe mai parole di encomio per i volontari indiani neanche quando il Reichsfiihrer Himmler li trasferì nelle sue Waffen SS. In un discorso ufficiale il Fuhrer arrivò addirittura a dichiarare che la Legione indiana non era altro che uno scherzo.
Un’immagine di Subhas Chandra Bose. Avvocato di Calcutta ed ex presidente del Congresso Nazionale Indiano, era il maggiore rivale di Gandhi nella leadership del movimento di liberazione dell’India dagli inglesi. Nei piani di Bose c’era la costituzione di un governo indiano in esilio e un esercito, composto reclutando i tanti prigionieri indiani che avevano combattuto con gli inglesi ed erano stati catturati dalle forze dell’Asse
I tedeschi iniziarono a reclutare volontari indiani, sfruttando una personalità di rilievo del Congresso Nazionale Indiano, Subhas Chandra Bose. Bose, avvocato di Calcutta ed expresidente del Congresso Nazionale Indiano, era il maggiore rivale di Gandhi nella leadership del movimento di liberazione dell’India dagli inglesi. Bose non condivideva la politica della non violenza di Gandhi, non disdegnando l’uso della forza per il raggiungimento del proprio progetto politico. E così, facendo sua la frase “il nemico del mio nemico è mio amico”, Bose intravide nel conflitto anglo-tedesco una ghiotta opportunità per sottrarre l’India alla dominazione inglese. Il popolo indiano non voleva partecipare alla guerra contro le forze dell’Asse ma si ritrovò coinvolto suo malgrado. Il congresso indiano con Gandhi in prima persona si oppose alla coscrizione obbligatoria senza però nessun risultato concreto. Gli inglesi operarono una dura repressione contro chiunque svolgesse attività sovversiva soprattutto contro i membri del Congresso dell’ala oltranzista di Bose. Lo stesso Bose finì agli arresti domiciliari, e solo il 17 gennaio 1941, eludendo la sorveglianza inglese, riuscì a fuggire dalla sua residenza forzata a Calcutta e a raggiungere, dopo una serie di tappe, Berlino con un passaporto italiano. In Germania Bose venne accolto con tutti gli onori dal ministro degli esteri tedesco Von Ribbentrop: i tedeschi erano interessati a qualsiasi espediente politico e militare al fine di fomentare la sollevazione delle popolazioni soggette alla dominazione inglese. L’impero britannico andava distrutto con qualsiasi mezzo. Nei piani di Bose c’era la costituzione di un governo indiano in esilio ed un esercito, reclutando i tanti prigionieri indiani che avevano combattuto nelle formazioni inglesi, catturati dalle forze dell’Asse in Africa settentrionale. Bose venne anche in Italia in visita ufficiale, per cercare appoggio politico al suo progetto. Tuttavia, alla data del 3 maggio Ciano annotava nel suo diario: “…D’accordo con Berlino, rispondiamo a Tokio che il momento di fare una dichiarazione per l’indipendenza araba e indiana non è ancora venuto. Sarebbe un gesto platonico di nessuna conseguenza pratica. E forse avrebbe delle conseguenze negative. Soltanto se e quando le armate dell’asse saranno arrivate in posizioni che permettano loro di sottolineare con le armi le dichiarazioni di indipendenza, un tal gesto potrà essere compiuto. “

Il 4 maggio lo stesso Ciano annotava ancora:
“..Ricevo Bose, capo dei nazionalisti indiani. Rimane male quando sa che la dichiarazione per l’indipendenza dell’India è rinviata sine die. Crede che in tal modo si faccia il gioco del Giappone, che agirà per conto suo, senza tener conto degli interessi dell’Asse. Ormai pensa che la dominazione britannica in India volga alla fine: l’esercito metropolitano ha poche forze e quello indiano non ha voglia di battersi. Naturalmente bisogna prendere con moderazione queste dichiarazioni di Bose, che cerca di tirare acqua al suo mulino”.
Dallo stesso diario, il 5 maggio: “…Accompagno Bose dal Duce. Lungo colloquio, ma senza elementi nuovi tranne il fatto che Mussolini si è lasciato persuadere dagli argomenti addotti dal Bose onde ottenere subito la dichiarazione del Tripartito per l’indipendenza indiana”.
Dopo i colloqui con il Duce Bose fece ritorno in Germania ed il 15 maggio 1941, una commissione tedesca si recò in Africa per propaganda la formazione di un’unità indiana per reclutare volontari tra i prigionieri. Questo primo tentativo forni solo una trentina di volontari, che vennero trasferiti in Germania, in un campo speciale a Frankenburg vicino Chemnitz. Qui i prigionieri indiani ricevettero la visita di Bose, che propagandò la nascita della Legione Indiana, Azad Hind Legion, conosciuta in seguito anche come Legione Tigre. Nel gennaio del ’42, malgrado il numero dei volontari fosse ancora inconsistente, il ministro della propaganda del Reich, annunciò la formazione dell’esercito nazionale indiano o Jai Hind. Esercito che doveva combattere con i tedeschi, contro gli inglesi.
6.000 prigionieri indiani, considerati sensibili alle idee di Bose, vennero trasferiti dai vari campi di prigionia, al campo di Frankenburg, dove iniziarono un addestramento militare guidato da personale tedesco. Ufficialmente, gli indiani dovevano essere usati come lavoratori, e per mascherare meglio l’operazione, il campo venne designato come ArbeitsKommando Frankenburg.
Dei 6.000 indiani, solo 300 aderirono alla Legione Indiana e vennero trasferiti a Kunigsbruck vicino a Dresda in Sassonia, dove ricevettero l’uniforme tedesca con lo scudo sul braccio con il simbolo della legione (la bandiera indiana, arancione bianco e verde, una tigre rampante e la scritta Freies Indien). L’uniforme sarebbe stata quella dell’Afrika Korps durante le operazioni in Africa o in mediooriente. Ai volontari indiani sikhs fu permesso di portare il turbante al posto del normale elmetto.
I volontari della Legione Freies Indien prestarono giuramento il 26 agosto 1942. I ranghi della Legione vennero integrati con centinaia di nuovi volontari che portarono la forza totale dell’unità a circa 2.000 uomini. La Legione venne inquadrata nell’esercito tedesco come 950° reggimento di fanteria indiano (Indisches Infanterie Regiment 950), posto agli ordini dell’oberstleutnant Kurt Krappe.

L’ordine di battaglia del reggimento era il seguente:

  • Infanterie-Regiment 950 (indische)
  • I. Bataillon
  • II. Bataillon
  • III. Bataillon
  • 13. Infanteriegeschiitz Kompanie
  • 14. Panzerjäger Kompanie
  • 15. Pionier Kompanie
  • Ehrenwachkompanie

Riproduciamo una pagina della rivista “Signal” dedicata alla Legione Indiana.


Il reggimento era composto dunque da 3 battaglioni di fanteria (ognuno con quattro compagnie), una compagnia di artiglieria, una anti-carro, una pionieri ed altre unità di supporto divisionale. L’unità venne parzialmente motorizzata con 81 veicoli a motore e 700 cavalli. Inizialmente i quadri ufficiali furono tutti tedeschi, ma dopo un breve corso si riqualificarono alcuni sottufficiali indiani. I due terzi dei legionari era di religione musulmana, gli altri di religione indu. La lingua ufficiale era 1’hindi, ma non tutti gli indiani lo parlavano, per cui i tedeschi furono costretti per molto tempo ad impartire gli ordini in inglese.
Decorazioni
Nel 1942 Bose istituì con l’approvazione del comando germanico, una speciale decorazione per i volontari della Legione Indiana denominata ufficialmente come “ordine dell’Azad Hind”, riservata a coloro che si sarebbero distinti in combattimento.
Prendendo ad esempio le decorazioni germaniche, di questa medaglia commemorativa esistevano diverse classi: la più alta era la Grande Stella”Tigre dell’India” (Sher-e-Hind). Si trattava di una stella di argento ad otto punte di circa 6 cm di diametro. Al centro recava un cerchio con una testa di tigre in oro su sfondo bianco ed intorno sempre in oro le parole AZAD HIND separate da foglie di alloro. Esisteva anche la versione “con spade”, recante due spade disposte trasversalmente sotto il cerchio centrale.
C’erano poi la Stelladi 1 aclasse “leader in battaglia” (Sarda!-ejang) uguale alla precedente ma con la tigre e le scritte in argento; la Stella di 2a classe “eroe dell’India” (Vr-e-Hind) e la medag. “martire della Patria” (ShahidBharat) per i caduti in combat} mento. Proprio quest’ultin medaglia, una sorta di medaglia valor militare, recava da un lato solita testa di tigre e dall’altro scritta in tedesco “Indie! Freiheits Kampfl’ (gli indiani con battono per la libertà).
Operazione bajadere
L’Abwehr, il servizio segreto militare tedesco, progettò di trasferire la Legione in India, per fomentare una rivolta contro gli inglesi. Dalla fine dell’agosto del 1941 venne redatto un piano che prevedeva il trasferimento dei volontari indiani in India, che venne sottoposto a Bose. Vennero reclutati anche altri volontari indiani nel 4° reggimento della divisione Brandeburgo, per prepararsi all’operazione. Nell’operazione Bajadere venne lanciata ed un centinaio di volontari indiani vennero paracadutati nell’Iran orientale con l’ordine di penetrare in India per compiere azioni di sabotaggio contro le forze inglesi e preparare la rivolta nazionale.
L’oberleutnant Witzel in Afghanistan dalla stazione dell’Abwehr di Kabul, informò Berlino che tutto era andato secondo i piani. La rivolta delle popolazioni indiane però non si verificò, a parte qualche ponte saltato e qualche linea di rifornimenti interrotta. La maggior parte dei volontari indiani finì prigioniera insieme al personale tedesco aggregato alla missione.
Il battaglione Azad Hindoustan
Seguendo l’esempio tedesco, tra l’ottobre 1941 ed il gennaio 1942 anche in seno all’esercito italiano venne creata una speciale unità chiamata Raggruppamento Centri Militari allo scopo di reclutare volontari stranieri. In questa unità vennero inquadrati militari stranieri, ex-prigionieri di guerra, e italiani che erano vissuti per molto tempo all’estero. L’unità doveva servire per compiere azioni di spionaggio e sabotaggio dietro le linee nemiche. Dopo una breve ma intensa campagna di reclutamento si arrivò ad una forza di circa 1.800 uomini, di cui 1.200 italiani, 400 indiani e 200 arabi. L’ordine di battaglia del Raggruppamento Centri Militari era il seguente:
Unità di comando

  • Centro T Italiani della Tunisia
  • Centro A Italiani dall’Egitto, Palestina, Siria, Arabia e arabi e sudanesi prigionieri di guerra
  • Centro I Italiani dell’India, Persia e indiani prigionieri di guerra

Nell’agosto del 1942 l’unità venne ridenominata Raggruppamento Frecce Rosse, e le tre sub-unità vennero ridenominate come:

  • Battaglione d’assalto Tunisia (excentro T)
  • Gruppo Italo-Arabo (ex-centro A)
  • Battaglione Azad Hindoustan (ex-centro I)

Gli indiani del battaglione Àzad Hindoustan vennero equipaggiati con uniformi italiane tropicali con speciali mostrine con i colori nazionali indiani e venne permesso loro di portare il turbante. L’ordine di battaglia del battaglione Azad Hindoustan era il seguente:

  • compagnia fucilieri
  • compagnia mitraglieri
  • plotone paracadutisti
  • plotone italiani d’oltremare

I volontari del plotone paracadutisti vennero trasferiti alla scuola di paracadutismo di Tarquinia per l’addestramento.
Trasferimento nel sud est asiatico
All’inizio del 1943, con le sconfitte di El Alamein e Stalingrado, i tedeschi cominciarono a disinteressarsi dell’India e del progetto di Bose; anche il battaglione Azad Hindoustan italiano venne disciolto ed i volontari indiani fecero ritorno ai campi di prigionia: ormai i volontari non avevano più fiducia nella vittoria dell’Asse. Il progetto dell’Azad Hind venne trasferito ai giapponesi che con le loro armate erano giunti alle porte dell’India. Attraverso il loro ambasciatore a Berlino, il generale Oshima, Bose venne invitato dalle autorità giapponesi a presiedere un governo indiano in esilio in estremo oriente.
Il 9 febbraio 1943 Bose, il suo aiutante, il dottor Habib Hassan, e due ufficiali della Legione Indiana, vennero portati a Kiel, per essere imbarcati sul sommergibile U-180. Il sommergibile si incontrò nelle acque del Madagascar con il sommergibile giapponese I-29, che sbarcò Bose e i suoi a Sumatra. Da lì Bose raggiunse prima Tokyo per colloquiare con i rappresentanti del governo nipponico e poi si trasferì a Singapore dove formò il Governo provvisorio dell’India Libera. Con i prigionieri indiani caduti nelle mani dei giapponesi durante la campagna in Birmania, venne costituito anche una esercito nazionale indiano. Tre divisioni di questo esercito combatterono al fianco dei giapponesi contro la 14a armata inglese in Birmania e nell’estremo nord-est dell’India.
Indische Freiwilligen Legion
I volontari indiani rimasti in Europa, furono trasferiti in Olanda tra l’aprile ed il maggio 1943, entrando a far parte delle forze a difesa del vallo atlantico. L’Oberstleutnant and legion skommandeur Kurt Krappe giunse in Olanda il 13 aprile per predisporre 1e operazioni di trasferimento della Legione indiana da Kónigsbriick in Germania.


Un volontario della Legione. Si nota sulla divisa lo scudetto da braccio del reparto.

Il 1° battaglione giunse al Truppenubiingsplatz (campo di addestramento militare) di Beverloo in Belgio il 30 aprile, seguito subito dopo dal 2 ° tra il 1 ed il 3 maggio. Il 5 maggio i volontari indiani dei due battaglioni vennero ispezionati a Beverloo dal generale Hans Reinhard, comandante generale delle truppe tedesche in Olanda e comandante dell’88° Corpo d’Armata. Reinhard, considerata l’origine asiatica dei volontari nonchè la loro predisposizione a combattere in ambiente tropicale, consigliò l’alto comando tedesco di trasferire al più presto almeno prima dell’autunno, la formazione in zone operative con un clima più mite.
La maggior parte del 2° battaglione giunse a Den Helder da Beverloo il 21 maggio e venne trasferita nella parte settentrionale delle Isole Frisone occidentali sul Mare del Nord: la 6a compagnia a De Koog, la 7a a De Cocksdorp, l’8a a Slufter.
Il 1° battaglione venne invece dislocato nella regione di Zandvoort: due compagnie vennero stanziate lungo la costa e due nell’entroterra.
Il 3 ° battaglione giunse tra il 13 ed il 14 luglio al Truppenubiingsplatz di Oldebroeck in Olanda insieme con le altre compagnie di supporto della Legione; solo la sua 12a compagnia restò in Germania come unità di rincalzo e addestramento.
A partire dalla metà di agosto, l’OKH (OberKommando des Heeres: l’alto comando dell’esercito tedesco) predispose il trasferimento delle unità indiane in Francia nell’area intorno a Bordeaux, sulla costa atlantica.
Con l’avvicinarsi della stagione autunnale si preferì sostituire i volontari indiani con formazioni di volontari russi anticomunisti.
Il 24 agosto il 1 ° battaglione venne rilevato dall’822° battaglione di fanteria georgiano e trasferito in Francia. Il 2 ° battaglione venne rilevato dall’803 ° battaglione di fanteria nord-caucasico e trasferito il 17 settembre a Les Salles D’Ollone in Francia.
Il 3 ° battaglione rimasto a Oldebroeck in riserva venne trasferito in Francia a partire dal 9 settembre. All’inizio di ottobre tutte le unità della Legione vennero dislocate in Francia, nell’area intorno a Lacanau sulla costa atlantica, a nord ovest di Bordeaux, con compiti di difesa costiera.
Seguirono mesi di addestramento intensivo e lavori di fortificazione lungo la costa atlantica. Nell’aprile del ’44, il federmaresciallo Erwin Rommel, responsabile di tutte le forze a difesa del vallo atlantico, visitò il campo della Legione indiana, insieme ad altri alti ufficiali tedeschi. L’8 agosto 1944, la Legione con i suoi 2.300 uomini, venne trasferita sotto il controllo delle Waffen SS, e ridisegnata come Indische Freiwilligen Legion der Waffen SS, agli ordini dell’SS-Oberfiihrer Heinz Bertling.


Una foto di Legionari indiani tratta dalla rivista “Signal”

A partire dalla metà di agosto del 1943 l’Alto Comando dell’esercitotedesco dispose il trasferimento delle unità indiane in Francia, nell’area di Bordeaux, sulla costa atlantica.
Pur passando nelle Waffen SS, i legionari indiani continuarono ad indossare le stesse uniformi: in molti testi e nella stessa mappa delle formazioni straniere delle Waffen SS stampata nel febbraio 1945 è riportata una speciale mostrina creata appositamente per la Legione Indiana, raffigurante la testa di tigre su sfondo nero, ma ufficialmente non venne mai utilizzata.
La legione rimase a Lacan fino a settembre, per poi ricevere l’ordine di trasferimento in Germania, in seguito al peggiorare della situazione militare in Normandia. Proprio durante il viaggio di trasferimento, i volontari indiani si scontrarono più volte con le forze partigiane francesi (i maquis) subendo anche notevoli perdite. La legione combattè contro le forze regolari francesi sbarcate in Provenza, a Dun sul canale di Berry: durante gli scontri nelle strade cittadine la Legionelamentò il suo primo caduto in combattimento, il Leutnant Ali Khan, che venne seppellito con tutti gli onori militari nel cimitero di Sancoin.
La Legioneproseguì la sua ritirata passando per Luzy marciando di notte per evitare i bombardamenti alleati, ma subendo le continue imboscate dei partigiani francesi.
Attraversata la Loirai volontari indiani giunsero a Digione. Un breve ma intenso combattimento contro una formazione corazzata alleata a Nuit St.Georges si concluse vittoriosamente con pochissime perdite.
Alla fine del 1944, i volontari indiani arrivarono finalmente Germania, a Oberhofen vicino Hagenau; da lì vennero trasferiti al campo di addestramento di Heuberg dove vi rimasero fino marzo del ’45. Con il profilarsi de l’imminente disfatta delle forze tedesche, molti volontari indiani iniziarono a disertare, tentando di raggiungere la vicina neutra Svizzera. Alcuni furono catturati dagli alleati: quelli che caddero nelle mani dei partigiani francesi finirono fucilati.
Sandra Bose dopo la disfatta delle armate giapponesi, fece perdere le sue tracce. Il 18 agosto 1945 pochi giorni prima della fine della seconda guerra mondiale, cadde con il suo aereo a Formosa, colpito dai caccia americani.

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