IL GENOCIDIO DEGLI INDIANI

John Chivington “the butcher of Sand Creek


gen Custer


George Armstrong Custer combattè nella guerra civile americana e nelle guerre indiane. Fu molto popolare sulla stampa e presso l’ opinione pubblica americana. Un suo collega disse di lui che era salito ai vertici della carriera militare «camminando sulla schiena dei suoi soldati caduti in battaglia».
Ulysses Grant,  presidente degli stati uniti dal 1869 al 1977. Nel novembre del 1875 in spregio al trattato di Fort Laramie che assegnava ai Lakota la regione delle Black Hills,  decise, a seguito del ritrovamento di giacimenti d’oro in quel territorio, di non ostacolare  i cercatori e che, in caso di azioni ostili dei nativi americani, sarebbe stato legittimo l’intervento dell’esercito





LA STRAGE DI SAND CREEK


Nel 1851 gli Stati Uniti ed i rappresentanti delle tribù dei Sioux, Cheyenne, Arapaho, Crow, Shoshone ed altre, firmarono un importante trattato. Neltrattato di Fort Laramie il governo degli stati Uniti riconosceva agli indiani il possesso delle regioni delle Grandi Pianure (la gran parte dei territori abitati dagli indiani) “fintanto che l’ acqua scorri e le aquile volino”. Inoltre gli indiani permettevano il passaggio dei coloni lungo la pista dell’ Oregon in cambio  il governo prometteva una sovvenzione annua di 50.000 dollari per 50 anni. Gli indiani avrebbero anche permesso che alcune strade e dei forti venissero costruiti nei loro territori.
Più tardi il congresso unilateralmente tagliò gli stanziamenti a dieci anni e comunque diverse tribù non ricevettero mai le forniture promesse come pagamento.
Ma tra il 1850 ed il 1860 le Montagne rocciose del Kansas e del Colorado furono meta di una corsa all’ oro che portò un’ ondata di coloni ad insediarsi tra le montagne e  le circostanti colline. L’ immigrazione improvvisa generò scontri con le tribù Cheyenne e Arapaho che vivevano nell’ area ed infine sfociò nel 1964 nella guerra del Colorado. Il governatore del territorio (non  ancora  stato) del Colorado  decise di mettere a capo della milizia locale il colonnello John Chivington, al fine di liberarsi definitivamente del problema degli indiani. 
Chivington  cavalcò il malcontento della gente contro i governanti e contro coloro che sostenevano le necessità della pace con i Cheyenne. Nell’agosto 1864 a Denver dichiarò pubblicamente che “i Cheyenne dovranno essere completamente rinchiusi o eliminati prima che se ne stiano calmi. Io dico che se uno di loro viene catturato nelle vostre vicinanze, la cosa migliore da fare è ucciderlo.” Un mese più tardi,  espresse il suo parere sulla possibilità di fare un trattato con i pellerossa: “Semplicemente non è possibile per gli indiani obbedire o anche solo comprendere qualunque trattato; io sono assolutamente convinto che la sola strada che abbiamo per avere la pace in Colorado sia di ucciderli tutti.”
“I want you to kill and scalp all, little and big… nits make lice”. (Voglio che li uccidiate e li scalpate tutti , adulti e bambini … le uova fanno i pidocchi). Questo  era l’ applaudito slogan di Chivington e la frasedivenne il motto del suo reggimento. 
Alcuni mesi più tardi, Chivington mantenne la sua promessa di sterminio. Nelle prime ore del mattino del 29 novembre 1864,  guidò un reggimento di “Volontari del Colorado” versò la riserva Cheyenne di Sand Creek dove era accampata la tribù capeggiata di Black Kettle (Pentola Nera) un capo Cheyenne ben noto per la sua condotta pacifica. Gli ufficiali dell’ esercito federale avevano promesso a Pentola Nera che non avrebbe avuto noie se si fosse ritirato nella riserva: cosa che il capo indiano aveva fatto. Inoltre sulla capanna di Pentola Nera era bene in mostra la bandiera americana ed una bandiera bianca.
Ciononostante,  Chivington ordinò l’ attacco sul tranquillo villaggio inerme. La maggior parte dei guerrieri si trovava diversi chilometri a est a cacciare il bisonte per i bisogni dell’accampamento. Dopo alcune ore di combattimento i “Colorado volunteers” avevano perduto soli nove uomini mentre circa 200  Cheyenne, la maggior parte dei quali donne e bambini, erano stati massacrati. Dopo la carneficina  i volontari del Colorado scalparono i corpi e operarono mutilazioni sugli organi sessuali che poi esposero come trofei al loro trionfale ritorno in Denver.
Robert Bent, impiegato alla riserva, fu testimone dell’ attacco che così descrisse: 

“…(vidi) sventolare la bandiera americana e udii Pentola Nera che diceva agli indiani di stare intorno alla bandiera e lì si accalcarono disordinatamente: uomini, donne e bambini. Questo accadde quando eravamo a meno dì 50 metri dagli indiani. Vidi anche sventolare una bandiera bianca. Queste bandiere erano in una posizione così in vista che essi devono averle viste. Quando le truppe spararono, gli indiani scapparono, alcuni uomini corsero nelle loro tende, forse a prendere le armi… Penso che vi fossero seicento indiani in tutto. Ritengo che vi fossero trentacinque guerrieri e alcuni vecchi, circa sessanta in tutto… il resto degli uomini era lontano dal campo, a caccia… Dopo l’inizio della sparatoria i guerrieri misero insieme le donne e i bambini e li circondarono per proteggerli. Vidi cinque squaws nascoste dietro un cumulo di sabbia. Quando le truppe avanzarono verso di loro, scapparono fuori e mostrarono le loro persone perché i soldati capissero che erano squaws e chiesero pietà, ma i soldati le fucilarono tutte. Vidi una squaw a terra con un gamba colpita da un proiettile; un soldato le si avvicinò con la sciabola sguainata; quando la donna alzò un braccio per proteggersi, egli la colpì, spezzandoglielo; la squaw si rotolò per terra e quando alzò l’altro braccio, il soldato la colpì nuovamente e le spezzò anche quello. Poi la abbandonò senza ucciderla. Sembrava una carneficina indiscriminata di uomini, donne e bambini. Vi erano circa trenta o quaranta squaws che si erano messe al riparo in un anfratto; mandarono fuori una bambina di sei anni con una bandiera bianca attaccata a un bastoncino; riuscì a fare solo pochi passi e cadde fulminata da una fucilata. Tutte le squaws rifugiatesi in quell’anfratto furono poi uccise, come anche quattro o cinque indiani che si trovavano fuori. Le squaws non opposero resistenza. Tutti i morti che vidi erano scotennati. Scorsi una squaw sventrata con un feto, credo, accanto. Il capitano Soule mi confermò la cosa. Vidi il corpo di Antilope Bianca privo degli organi sessuali e udii un soldato dire che voleva farne una borsa per il tabacco. Vidi un squaws i cui organi genitali erano stati tagliati… Vidi una bambina di circa cinque anni che si era nascosta nella sabbia; due soldati la scoprirono, estrassero le pistole e le spararono e poi la tirarono fuori dalla sabbia trascinandola per un braccio. Vidi un certo numero di neonati uccisi con le loro madri. “

Uno dei capitani, Silas Soule, rifiutò di obbedire all’ ordine di Chivington di attaccare il pacifico accampamento di Sand Creek ed ordinò ai suoi uomini di trattenere il fuoco
Qualche tempo più tardi anche a causa delle rivelazioni di Soule, Chivington fu sottoposto a processo per la strage: non solo Soule, ma anche gli impiegati bianchi che lavoravano alla riserva di Sand Creek e che, impotenti, avevano assistito al massacro, testimoniarono contro  Chivington. Il processo riguardò sia le efferateze commesse sia il fatto che era stato attaccato proprio un accampamento di indiani notoriamente non ostili e che anzi si erano portati in quella zona proprio in ossequio agli ordini del governo.
Ovviamente Chivington  fu condannato ed altrettanto ovviamente immediatamente amministiato e dichiarato non punibile.
Il capitano Soule fu più tardi assassinato da un soldato che era stato sotto il comando di Chivington a Sand Creek.
Il capo Pentola Nera e diverse centinaia di indiani sfuggirono al massacro e riuscirono a raggiungere i guerrieri della tribù che erano a decine di chilometri di distanza sul sentiero di caccia. Pentola Nera venne ucciso quattro anni dopo dal generale Custer

FIUME SAND CREEK

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

c’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì

a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell’altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l’albero della neve
fiorì di stelle rosse

ora i bambini dormono nell letto del Sand Creek

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c’erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare

la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek

Dall’ album “L’ indiano” – 1981
Testo e musica di Fabrizio De André e Massimo Bubola

Il massacro di Sand Creek è anche il soggetto del film “Soldato Blu” del 1970.

RED CLOUD – IL TRATTATO DI LARAMIE DEL 1868

Red Cloud era un capo della tribù dei Lakota, una delle principali tribù del popolo Sioux.
Red Cloud divenne una figura preminente all’ interno della nazione  Lakota grazie alle doti di comando dimostrate durante le guerre territoriali contro i tradizionali nemici dei Sioux:  Pawnees, Crows, Utes e Shoshones.
A partire dal  1866, Red Cloud orchestrò la guerra di maggior successo mai combattuta da una nazione indiana contro gli Stati Uniti.
L’ esercito aveva iniziato a costruire forti lungo la Bozeman Trail che attraversava il cuore del territorio Lakota nell’ attuale Wyoming. LaBozeman Trail era una pista che connetteva la   Oregon Trail ai territori del Montana dove a partire dal 1860 si sviluppò una corsa all’ oro.
L’ ondata di cercatori e coloni causò anche in questa regione come già era stato per i cheyenne in Colorado la discesa degli indiani sul sentiero di guerra. Quando le carovane di minatori e coloni iniziarono ad attraversare la terra dei Lakota, Red Cloud lanciò una serie di attacchi ai forti che l’ esercito aveva costruito. Memorabile fu   la sconfitta della colonna del tenente colonnello William Fetterman a poca distanza  Fort Phil Kearny nel Wyoming nel dicembre del  1866. Le guarnigioni  erano continuamente nel timore di essere attaccate, la condotta di guerra di Red Cloud fu così efficace che gradatamente s’ impose negli stati Uniti la convinzione di negoziare un nuovo accordo con gli indiani. Nel 1868 fu firmato l’ importante Secondo Trattato di Fort Laramie (il precedente era del 1851). 
In forza del trattato gli Stati Uniti abbandonarono i loro forti lungo la Bozeman Trail e riconobbero ai Lakota il possesso esclusivo di un territorioche comprendeva la parte ovest del South Dakota, incluse le Black Hills, insieme con buona parte del  Montana and Wyoming. 
Red Cloud morì nel 1909, la sua lunga e complessa vita rimane testimonianza della varietà di modi con cui gli Indiani resistettero alla conquista.

estratto dal trattato di fort Laramie del 1868:

The United States agrees that the following district of country, to wit, viz: commencing on the east bank of the Missouri river where the 46th parallel of north latitude crosses the same, thence along low-water mark down said east bank to a point opposite where the northern line of the State of Nebraska strikes the river, thence west across said river, and along the northern line of Nebraska to the 104th degree of longitude west from Greenwich, thence north on said meridian to a point where the 46th parallel of north latitude intercepts the same, thence due east along said parallel to the place of beginning; and in addition thereto, all existing reservations of the east back of said river, shall be and the same is, set apart for the absolute and undisturbed use and occupation of the Indians herein named, and for such other friendly tribes or individual Indians as from time to time they may be willing, with the consent of the United States, to admit amongst them; and the United States now solemnly agrees that no persons, except those herein designated and authorized so to do, and except such officers, agents, and employees of the government as may be authorized to enter upon Indian reservations in discharge of duties enjoined by law, shall ever be permitted to pass over, settle upon, or reside in the territory described in this article, or in such territory as may be added to this reservation for the use of said Indians

Le Black Hills (Colline Nere) devono il loro nome al fatto che erano scure per la presenza di folti boschi, inoltre erano presenti valli e praterie. I rilievi non erano propriamente colline bensì una catena di basse montagne che arrivavano anche a 2000 metri di altezza. La regione, attualmente compresa nel South Dakota e nel Wyoming, era abitata dall’ uomo fin da tempi remoti. In questa vasta regione i Lakota giunsero nel 1700 provenendo dal Minnesota e ne presero possesso dopo una lunga serie di guerre con altre tribù indiane. Erano il cuore della nazione Sioux ed un luogo le cui ricchezze naturali (pascoli, bisonti) sarebbero state sufficienti per la vita delle tribù

GLI STATI UNITI NON RISPETTANO IL TRATTATO

Nel 1874 una spedizione condotta dal generale  Custer confermò la scoperta di giacimenti d’ oro nella regione delle Black Hills nel Dakota, un’ area sacra per molte tribu’ indiane e che, secondo il trattato di Fort Laramie del 1868, era interdetta ai bianchi.


Così come era successo nel Colorado alla fine degli anni cinquanta e nel Montana agli inizi degli anni sessanta, iniziò una nuova corsa all’ oro. Nonostante il divieto molti cercatori cominciarono ad affluire nella regione provocando la reazione dei Lakota   che difendevano la loro terra. Il governo USA tentò  dapprima di comprare le Black Hills dagli indiani; alla Commissione inviata dal Governo diedero risposta negativa i rappresentanti di oltre 14.000 nativi americani («Le Colline Nere sono la mia terra e io le amo. Chiunque vi metterà piede sentirà il suono di questo fucile» disse Little Big Man-“Piccolo Grande Uomo”, vice capo degli Oglala di Cavallo Pazzo, come risposta alla commissione).
Quando il tentativo fallì , si  tenne una riunione ristretta alla Casa Bianca  il 2 novembre 1875,  (presidente Ulysses Grant, Segretario agli Interni Zachariah Chandler, Segretario della Guerra Belknap, e Generali Crook e Sheridan). Nel corso della riunione si decise di non ostacolare più i cercatori d’ oro e che, in caso di azioni ostili dei nativi americani, sarebbe stato legittimo l’intervento dell’esercito; qualora il ministro agli Affari Indiani si fosse opposto, ne era prevista la sostituzione. Il 9 novembre venne redatto un rapporto da cui risultavano accuse infondate a carico dei nativi americani fino ad accusare i Sioux Hunkpapa di Toro Seduto di rifiutare i benefici della civiltà. Il contenuto del rapporto era completamente falso, ma autorizzava l’intervento dell’esercito se i nativi americani non avessero immediatamente fatto rientro nelle loro riserve: si decretò che per il 31 gennaio 1876 tutti i Lakota dovessero abbandonare la regione per ritirarsi nelle riserve. 
Nel maggio 1876, Edward Pierrepoint, Procuratore Generale degli Stati Uniti, emise una sentenza aberrante: Il trattato di Fort Laramie sottoscritto con gli indiani pochi anni prima ed in base al quale  era stato proibito ai bianchi di entrare nelle Colline Nere, era incostituzionale e, comunque, non era applicabile ai cittadini degli Stati Uniti, ma solo agli stranieri!


Sitting Bull (Toro Seduto)
Sitting Bull ed il suo popolo rifiutarono di abbandonare la loro terra. In marzo quando tre colonne di truppe federali mossero verso l’ area, Sitting Bull convocò Lakota, Cheyenne ed  Arapaho nel suo campo a Rosebud Creek nel Montana. Fu eseguita la danza rituale del Sole e fu invocato il Grande Spirito, Wakan Tanka. Il capo dei Lakota Oglala, Crazy Horse con 500   guerrieri attaccò battaglia con le truppe federali guidate dal generale Crooke e le costrinse al ritiro. Per celebrare la vittoria i Lakota spostarono il campo nella valle del Little Bighorne River. Qui furono attaccati il 25 giugno dal settimo Cavalleria al comando del generale Custer le cui truppe furono distrutte. 
Custer era un ufficiale impetuoso, non particolarmente brillante per tattica militare: all’ accademia di West Point aveva rischiato l’ espulsione per le tante note di demerito. Spesso avventato, era noto per condurre cariche di cavalleria  senza curarsi troppo delle proprie perdite: durante la guerra civile a Gettysburg la brigata comandata da Custer ebbe 500 caduti su una forza complessiva di 1700 unità; a Wilderness cadde oltre un terzo degli effettivi, mentre alla battaglia di Appomattox, l’ultima della guerra di secessione, solo la sua brigata subì gravissime perdite. Fu invece  particolarmente abile nello gestire le pubbliche relazioni e dopo la sua morte la stessa abilità mostrò la moglie che scrisse dei libri e contribuì alla crescita della fama del marito. I giornali dell’epoca si “appropriarono” della figura di George Armstrong Custer, facendone l’eroe per eccellenza.
Nel 1867 Custer partecipò alla campagna del generale  Winfield Hancock  contro i Cheyenne. Si trattò, di una campagna insensata ed inutile giacché i nativi americani erano in pace e l’intera spedizione non portò a nessun risultato concreto; anzi scatenò i Cheyenne sul «sentiero di guerra». Tutti i reparti impegnati vennero sottoposti a massacranti turni di servizio, che generarono malcontento nella truppa. In molti reparti, e tra essi anche nel 7° Cavalleggeri, furono registrate decine e  centinaia di diserzioni. Benché non fosse prevista dall’ordinamento militare, Custer applicò ai disertori la pena di morte. A causa del suo comportamento, al termine della campagna, fu accusato dal Comando supremo di:

  • abbandono del posto di comando (era di fatto andato a trovare la moglie abbandonando il reparto in pieno territorio “nemico”);
  • crudeltà verso i propri soldati (tra l’altro aveva fatto colpire alcuni soldati che stavano per disertare, vietando ai medici poi di curarli);
  • abbandono di due suoi soldati feriti nelle mani dei nativi americani;
  • mancato intervento in difesa di una postazione attaccata dai nativi americani.

La Corte Marziale, che si riunì il 16 settembre 1867 a Fort Leavenworth, giudicò Custer colpevole di tutti i reati ascrittigli ma, grazie alle amicizie altolocate e politiche che intanto aveva coltivato ed alla fama ottenuta durante la guerra di secessione, la pena si limitò alla sospensione dal grado e dall’attività militare per un anno. Custer tornò quindi a combattere gli indiani, questa volta sotto il comando del generale Sheridan.
Nel novembre del 1868 il 7° Cavalleggeri al comando di Custer attaccò il villaggio indiano del capo cheyenne Black Kettle (battaglia del Washita River). Nello scontro che seguì i cavalleggeri riuscirono inizialmente ad occupare ed a mettere a ferro e fuoco il villaggio, ma poi, a seguito della reazione degli indiani, furono costretti a ritirarsi precipitosamente. I soldati persero 21 uomini, la maggior parte dei quali appartenenti ad un gruppo guidato dal maggiore Joe Elliot, che nel corso dello scontro si ritrovò separato dagli altri. Il maggiore Elliot perse la vita; la repentina ritirata di Custer, senza essersi accertato del destino del gruppo di Elliot, fu un’ ulteriore ombra sul comportamento di Custer e causò risentimento anche in seno allo stesso 7° Cavalleggeri.

Nel 1877 Crazy Horse si arrese, poco dopo fu ucciso dai federali. Nel 1881 anche Sitting Bull si arrese e fu imprigionato per due anni. Sitting Bull fu ucciso il 15 dicembre 1890 per mano della polizia indiana (ovviamente appartenente ad una tribù storicamente ostile ai Lakota) che lavorava per il governo USA. Il 29 dicembre la tribu’ di Big Foot che, alla notizia della morte di Sitting Bull, tentava di raggiungere la riserva di Red Cloud, fu massacrata a Wounded Knee Creek. Sitting Bull è ricordato tra i Lakota come un capo carismatico ed un coraggioso guerriero, ma anche come un padre affettuoso un uomo sempre affabile ed amichevole e dalla grande religiosità


Un gruppo di indiani che alla notizia della morte di Sitting Bull  cercavano di raggiungere la riserva di Red Cloud viene massacrato ad opera del Settimo Cavalleria il 29 dicembre 1890. a Wounded knee. I cavalleggeri aprirono il fuoco dopo che gli indiani ebbero consegnate le armi. Morirono circa 350 indiani per la massima parte donne e bambini. Poichè incominciò a soffiare il blizzard i morti furono lasciati insepolti sul posto. Dopo  la tempesta i corpi dei caduti erano gelati in forme contorte.


Inyan Kara is a sacred mountain to Lakota.


Il corpo di Capo Bigfoot giace nella neve a Wounded Knee.

A seguito della sconfitta dei Lakota e dei loro alleati Cheyenne e Arapaho nel 1876, gli Stati Uniti “comprarono” la regione delle Black Hills dai  Lakota in violazione del Trattato di Fort Laramie. 
Inyan-Kara
Inyan-Kara la montagna sacra all’ interno delle Black Hills
I Lakota non hanno mai accettato la validità di questa “compravendita” e l’ area è tuttora rivendicata dagli indiani. In 1980, the Supreme Court of the United States ruled that the Black Hills were illegally taken and that remuneration of the initial offering price plus interest — over $100 million — be paid. The Lakota refused the  by OnlineHD V7.0″>settlement, as they wanted the return of their land instead. The Lakota Nation still demands the return of the Black Hills to this day; with the help of former Senator Bill Bradley of New Jersey, a bill was introduced in Congress for the return of a portion of the Black Hills.
gilgamesh58 – 2007


approfondimenti sul massacro dei Cheyenne a Sand Creek:



approfondimenti sulle guerre dei Lakota:

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