Josè Antonio Primo De Rivera limpida figura di fascista spagnolo e capo della Falange.


di Maurizio Barozzi

Il 20 novembre 1936 quelli che solo genericamente possiamo definire i “rossi”, fucilarono Josè Antonio Primo De Rivera, limpida figura di fascista spagnolo e capo della Falange. 

MA SE I “ROSSI” FURONO GLI ESUCTORI MATERIALI DI QUESTA FUCILAZIONE, IL VERO RESPONSABILE FU UN PORCO, UN DITTATORE PUPAZZO DI CAPITALISTI E PRETI: TALE GENERALE FRANCISCO FRANCO, che manovrò in modo da impedire ogni accordo e un possibile scambio di prigionieri e comunque la salvezza del capo di quella Falange i cui contenuti sociali erano di ostacolo ai programmi reazionari di questo dittatore. 

Con Josè AntonioPrimo De Rivera finì anche la Falange fascista che venne emarginata e infine con il decreto di unificazione, emesso a Salamanca il 19 aprile 1937, la Falange e i Requetés venivano riuniti in una sola unità politica, che assumeva il nome alquanto eclettico di «Falange Espanda Tradicionalista y de la jons» ovvero una sottospece di “Falange” non invisa al potere franchista. Dentro vi fecero confluire anche i cattolici e i “repubblicani di destra”. 

E purtroppo negli anni seguenti si verificò proprio quello che Josè Antonio aveva sempre paventato: l’uso delle generose, ma ingenue milizie falangiste, per i turpi scopi di potere delle destre.
Non a caso nel suo testamento Josè Antonio aveva scritto: “Voglia Iddio che la loro ardente ingenuità non sia mai impiegata in altro servizio che non sia quello della grande Spagna sognata dalla Falange” (dal testamento di José Antonio redatto nella prigione di Alicante il 18-11-1936). 

Per Franco, il clero e il capitalismo, la Falange di Josè Antonio, che si era anche rifiutata di prendere parte alla sollevazione dei militari, poteva essere un nemico peggiore dei rossi, in quanto come auspicava una circolare scritta proprio da Josè Antonio: la Falange voleva la creazione di uno Stato nazional-sindacalista in conformità con i 27 punti del suo programma e non “la restaurazione di una mediocrità borghese conservatrice“, per la quale ora si voleva sfruttare il suo intervento.
Per i conservatori le formazioni falangiste non sarebbero state altro che una specie di forza d’assalto, una milizia giovanile da far sfilare il giorno della vittoria davanti ai «fantasmones» impadronitisi del potere.
La Falange di José Antonio de Rivera, con quasi tutti i suoi capi in galera, aveva sempre condizionato ogni alleanza all’accoglimento di due precise richieste:
1) una riforma del credito, comprendente la nazionalizzazione delle banche;
2) una riforma agraria da attuarsi in senso rivoluzionario, lasciando in seconda linea la questione dei risarcimenti.

Figuratevi se le destre le potevano accogliere!

Italiani e tedeschi per ragioni di geopolitica intervennero in Spagna appoggiando Franco e determinandone la vittoria nella guerra civile,, ma il sangue dei legionari fascisti e dei camerati nazionalsocialisti, fu versato invano, perchè di lì a pochi anni Franco si guardò bene dallo scendere in campo nella guerra decisiva del sangue contro l’oro.
Stette alla finestra, il porco, e poi nel dopoguerra, lui amico di altri porci dirigneti del MSI, fece della Spagna una latrina ad uso della Nato, soprattutto dopo che De Gaulle aveva abbandonato il comando militare integrato del Patto Atlantico.

Ma come tutti i servi, questi dittatori di destraa Franco, Pinochet, ecc., utili in determinati momenti, non è raro l’ideale per gli americani e per il mondialsimo e quindi anche loro vennero poi buttati nella spazzatura della storia.
La definizione più consona alla guerra civile spagnola la diede Aldolf Hitler nei suoi ultimi giorni di vita, quando disse che in Spagna avevamo aiutato purtroppo il porco sbagliato, avevamo messo al potere una cricca di luridi e spietati capitalisti, e pretaglia varia, che vivevano sulle spalle del popolo.
E, disse ancora Hitler, non era vero che la Repubblica spagnola era comunista.
I comunisti erano una minoranza, la maggior parte del popolo era con la Repubblica, non con i comunisti, né con i franchisti.
Ed aveva ragione Hitler, perché la parte migliore del popolo era veramente nella Repubblica anche se questa repubblica venne strumentalizzata dagli interessi geopolitici di Stalin, poi anche dell’Occidente, e massoni, anarchici e trozskisti, che poi si scannarono con i comunisti al soldo di Mosca, ne avevano preso in mano la direzione politica e l’avevano etichettata.

Queste sono verità che noi pagammo a caro prezzo.

Nel dopoguerra, mentre i missistI sputavano le solite retoriche cazzate sul franchismo, sulla Spagna di destra anticomunista, i veri fascisti della FNCRSI ex combattenti della RSI, scrissero sulla loro rivista
“Corrispondenza Repubblicana” Nri 6 e 7 di settembre e ottobre 1966 una memorabile sintesi a puntate
“Spagna: Dallla Falange all’Opus Dei”, oggi visibile on line nel sito della Fncrsi 
http://fncrsi.altervista.org/ – Sezione – Periodici – Corrispondenza Repubblicana.

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