CULTURA E LIBERTÀ


di Alessandro Mezzano 
 
 Insomma, la libertà vera è libertà di scelta e la libertà di scelta si realizza soltanto quando il giudizio che la determina non è viziato né da ignoranza, né da condizionamenti.
Per poter scegliere sono necessarie tante cose, ma principalmente: gli strumenti e le opportunità!

Gli strumenti sono la cultura generale e non specializzata, quella che la scuola dovrebbe dare (e che una volta dava) a tutti gli studenti e che faceva da cornice e da terreno di cultura all’istruzione più specifica, quella cultura che non dà nozioni, ma apre la mente ed insegna a pensare, quella cultura che è il risultato dello studio del Greco, del Latino, della letteratura, della filosofia e di tutte le discipline che, a ragion veduta, sono chiamate “Umanistiche”, quella cultura insomma che le moderne teorie di un utilitarismo miope e stupido definiscono “Inutile” perché non insegna a costruire un’automobile, a programmare un computer od a sintetizzare un fertilizzante.
Le opportunità sono, sarebbero, la possibilità di uscire dalla tutela psicologica del “pensiero unico” imposto dalle oligarchie economiche-finanziarie che ce lo inculcano con la martellante azione mediatica e pubblicitaria che mira a convogliare in un unico fiume omogeneo la vita e l’azione dei Cittadini che diventano così meglio prevedibili e governabili per ottenere la realizzazione di progetti che sono nell’interesse delle suddette oligarchie, ma che sono spesso contrari agli interessi dei Cittadini.

Nella realtà di questa nostra società abbiamo invece una scuola che non prepara e non insegna a pensare e che produce laureati istruiti ma non colti, quasi robot specializzatissimi che diventano, nella logica dell’economia di chi li userà, niente di più che schiavi di serie A da porre accanto alla massa scarsamente istruita e poco scolarizzata che costituisce la categoria degli schiavi di serie B.
Il tutto è congeniale a questa società retta da quelle oligarchie di cui si parlava dianzi, che hanno loro piani strategici per realizzare progetti e servire interessi che sono privati e non pubblici con i quali, anzi, spesso configgono.

D’altra parte, per il raggiungimento di tali obiettivi, è necessaria la collaborazione passiva di tutti ed ecco quindi la necessità di poter manovrare le masse senza che queste si pongano troppe domande, il che diventa molto più facile se la capacità di giudizio critico è ridotta al minimo.
Insomma, meglio una massa di rincoglioniti ed assuefatti consumatori che una di Cittadini pensanti, perché chi pensa rischia di capire, di criticare, di voler cambiare e tutto ciò è sabbia negli ingranaggi del meccanismo…

In questo quadro, è chiaro che le oligarchie che dominano la società non hanno alcun interesse a promuovere una scuola che produca individui liberi perché capaci di scelte e dunque si spiega il perché del degrado culturale che ha sistematicamente, in modo programmato, infettato, con successive riforme peggiorative, tutti i livelli dell’istruzione pubblica.

Il risultato è la semplificazione delle pulsioni, specie di quelle giovanili, più vitali e piene di fermenti, verso obiettivi tutti banali e superficiali che si riassumono nella triade “sesso, droga e rock and roll” alla quale noi aggiungiamo la passione sportiva che è stata anch’essa snaturata e declassata da partecipazione agonistica e palestra di carattere a fenomeno spettacolare mutando la competizione in “guardonismo”.
L’esasperazione del consumismo, figlio del capitalismo, ha poi fatto il resto cancellando concetti come “elevazione spirituale” e sostituendoli con l’appagamento della ebete sazietà da possesso di beni non essenziali e spesso inutili!

Il potere sa, per raffronto con gli eventi della storia, che il vero, l’unico pericolo gli viene dalla cultura perché mai nessuna opposizione efficace e soprattutto nessuna grande rivoluzione si è realizzata senza la partecipazione protagonista delle élites culturali.
Di qui la strategia del distrarre i Cittadini dal pensiero fornendo come surrogati divertimenti stupidi come i “reality show”, la discoteca, la droga ed i grandi magazzini…
Ne deriva che la cultura è la nemica dell’oppressione, che il pensiero è il nemico dell’omologazione e che entrambi sono gli strumenti fondamentali della libertà!
Benito Mussolini diceva: “…l’ignoranza esclude dalla partecipazione…” ed il Fascismo fece seguire alla parole i fatti con la riforma Gentile varata il 6 Maggio 1923, a soli 7 mesi dalla marcia su Roma, con la quale, oltre ad aprire a tutti le porte dell’istruzione scolastica, si rafforzò in modo massiccio la presenza nei programmi scolastici della cultura umanistica generalizzando lo studio del latino ed ampliando la presenza del Greco, della filosofia, della letteratura e della storia.

Evidentemente quella “bieca dittatura” non aveva paura né della cultura, né della capacità di produrre pensiero autonomo che da essa scaturisce, al contrario di questa “radiosa democrazia” che alla cultura ha tarpato le ali con le riforme e con il degrado della scuola, nel timore che la libertà di pensiero e quindi di scelta dimostrino che “Il re è nudo”.

Ma anche la menzogna storica usata massicciamente da questo regime è strumento di dominio e di sottomissione dei popoli perché, come diceva Orwell “… chi controlla il passato, controllerà anche il futuro…”

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