Il Fascismo e gli Omosessuali: sfatiamo un altro falso storico

Qualche giorno fa ascoltavo in televisione un rappresentante dell’associazione “Arcigay” che attaccava il Fascismo per la persecuzione, a suo dire, che lo stesso mise in atto contro gli omosessuali nella prima metà del secolo scorso in Italia durante il Ventennio. Ovviamente trattasi dell’ennesimo falso storico con cui un ignorante tenta di dibattere di un argomento che disconosce totalmente. Vogliamo pertanto con il presente articolo confutare le fandonie quotidianamente propinate da media e da soggetti come colui di cui sopra. Nostro unico obiettivo la verità storica e non quella ad arte propagandata da 70 anni a questa parte.
Fonte: L’Altra Storia – Il Confronto – di Bruno Tomasich vol. 1
 Agli inizi del XX secolo la cultura del tempo condannava senza mezzi termini ed in ogni regione del mondo la condotta omosessuale che solo nella seconda metà del secolo iniziò il suo coming out.Il discorso che attribuisce al fascismo azioni persecutorie nei confronti degli omosessuali è un clamoroso falso storico: non solo tali azioni furono inferiori a quelle esercitate nella maggioranza degli altri Stati ma lo furono di gran lunga rispetto alle misure praticate nella rinnovata democrazia antifascista del nostro paese dopo la seconda guerra mondiale. Il regime che pur voleva la “maschia gioventù” non emise mai leggi discriminatorie contro gli omosessuali ed in questo il codice Rocco non si discostò dal precedente codice Zanardelli che non condannava l’omosessualità bensì “l’esibizione in pubblico di atti contro la pubblica decenza” intesa secondo la morale del tempo.
Nelle leggi razziali del 1938 non si troveranno riferimenti alla differenziazione razziale rispetto gli omosessuali, diversamente invece dalla discriminazione biologica praticata dal nazismo al quale si fa risalire peraltro l’eliminazione fisica di alcune decine di migliaia di omosessuali.
Gli omosessuali italiani colpiti da un limitato periodo di confino politico durante il Ventennio furono circa 80 e tutti per reati contro il buoncostume. Molte di più furono le condanne ante e post regime fascista.
La democrazia del dopoguerra prendendo le mosse dal Maccartismo USA giunse a far emanare al Ministero dell’Interno una circolare avente come oggetto: “omosessualità-repressione”. In quella circolare si lamentava la difficoltà a procedere in tal senso in quanto il codice Rocco lasciato dal fascismo non prevedeva nulla a proposito.
Il fascismo non ha perseguitato i gay pur non approvando la loro scelta. Circa 80 furono quindi i confinati in 20 anni di fascismo con tanto di mantenimento a spese dello Stato con la somma di 10 lire al giorno, somma considerevole per i tempi. Fra questi 80 confinati, media di 4 all’anno, oltre quaranta (42 per la precisione) furono nella sola Catania ove un questore zelante di nome Molina, aveva interpretato più severamente le disposizioni del Governo Mussolini di certo più garantista di quello di De Gasperi che in fatto di repressione dell’omosessualità fu superato solo dal governo Moro.
Fatta infatti la tara sugli eccessi del Questore Molina contro due perseguitati all’anno del regime Mussoliniano ne abbiamo più di 1000 (!!!) all’anno lungo tutto il decennio che va dal 1950 al 1960.
Scrive Dario Petrosino su “Storia e Futuro” sulla base di documentazione conservata all’Archivio Centrale dello Stato: “Nelle relazioni al capo della polizia conservate presso l’Archivio Centrale dello Stato (ministero dell’interno, dipartimento generale della pubblica sicurezza), emerge con chiarezza la consistenza del fenomeno: la raccolta dei dati ha inizio nel novembre 1952 e già in quell’anno in soli due mesi vengono eseguiti 518 provvedimenti di polizia che salgono a 1117 nel 1953 e 1407 nel 1954. Da 1955 inizia un calo che vede scendere il numero dei provvedimenti a 671 e poco sopra i 600 negli anni successivi. Poi la curva ricomincia a salire e a metà degli anni ’60 gli omosessuali finiti sotto la lente della pubblica sicurezza sono ancora di più: 1474 nel 1964, ben 3062 nel 1965. Possiamo affermare con rapido calcolo che tra il 1952 e il 1965 furono compiuti in Italia dalla polizia più di 11 mila provvedimenti tra fermi, ammonizioni, diffide, arresti e invii al confino nei confronti degli omosessuali. Credevamo che l’invio al confino fosse una prerogativa dell’odiato regime ed invece apprendiamo che la Repubblica in questo ha battuto il Fascismo per ben più di 100 a 1!”
Con questa mole di interventi di polizia oggi in Italia si parla solo della persecuzione nazifascista di ebrei ed omosessuali confondendo, nella mescolanza dei dati e delle posizioni, le vere responsabilità democristiane nel silenzio complice delle sinistre, per i provvedimenti omofobici polizieschi durante la Repubblica nata dalla Resistenza.
A questo proposito scrive Giovanni dell’Orto nei suoi “Saggi di storia gay” su La tolleranza repressiva dell’omosessualità: “La scelta del Codice Rocco non fu insomma causata da una dimenticanza. Ciò è dimostrato dall’esistenza di una bozza di codice penale, del 1927, di un articolo, il 528, destinato a reprimere proprio gli atti omosessuali”.
Eccone il testo: “Relazioni omosessuali: Chiunque… compie atti di libidine su persona dello stesso sesso, ovvero si presta a tali atti, è punito, se dal fatto derivi pubblico scandalo con la reclusiaone dai 6 mesi a 3 anni. La pena è della reclusione da uno a cinque anni: 1) se il colpevole, essendo maggiore degli anni 21, commetta il fatto su persona minore degli anni 18; 2) se il fatto sia commesso abitualmente o a fine di lucro;” Si noti come questa proposta di legge fascistissima sia molto meno repressiva delle leggi tuttora in vigore in molti stati “democratici”. Ciò nonostante l’articolo non fu approvato come spiegò lo stesso Rocco al momento di presentare il nuovo codice penale.
Dunque anche uno studioso della storia e dei diritti omosessuali come dell’Orto afferma che per quanto il fascismo fosse antidemocratico, il suo comportamento fu meno omofobico di quanto non lo fosse in tutti gli altri paesi democratici.
Ecco le conclusioni di Giovanni Dell’Orto su “Il Codice Rocco e la tolleranza repressiva”: “Questo nuovo codice, benchè costituisse sotto molti punti di vista una restaurazione, per molti altri era figlio legittimo della Rivoluzione Francese. Il suo modo di trattare i comportamenti sessuali “devianti” e fra questi ultimi l’omosessualità in quanto tale non è infatti neanche nominata. E’ una decisione davvero rivoluzionaria e contrasta con l’atteggiamento prevalente nel resto del mondo occidentale, dove la pratica omosessuale era ancora un crimine punibile con la morte.
Ovviamente una decisione cosi audace non nacque dal nulla: al contrario fece tesoro di un lungo dibattito sull’inumanità della condanna capitale contro i sodomiti (e non solo), sviluppatosi fra gli illuministi a partire da Montesquieu e Beccaria. … Mentre la Germania di Hitler perfezionava al Paragrafo 175 e preparava i primi campi di concentramento, l’Italia di Mussolini escludeva dal Codice Rocco qualsiasi traccia di omosessualità”.
Avete capito bene? Il codice fascista, il Codice Rocco, non ha prodotto, nel momento della sua attuazione, una legge specifica anti-omosessuale. Sapete chi erano Montesquieu, dell’ “Esprit de Lois”, e Beccaria, “Dei delitti e delle pene”?
Leggiamo da Beccaria: Io non pretendo diminuire il giusto orrore che meritano questi delitti; ma, indicandone le sorgenti mi credo in diritto di cavarne una conseguenza generale, cioè che non si può chiamare precisamente giusta (il che vuol dire necessaria) una pena di un delitto, finchè la legge non ha adoperato il miglior prezzo possibile nelle date circostanze d’una nazione per prevenirlo”.
Abbiamo visto che l’altro erano la cultura, la famiglia, la patria, il lavoro, la pratica sportiva e l’orgoglio nazionale.
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UN ALTRO MIRACOLO MA SEMPRE NELL’ITALIA DEI MIRACOLI LA RACCOLTA DEL DOLLARO

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di Filippo Giannini
   Un lettore, il signor Roberto Quaglia, mi ha inviato della documentazione che attesta un altro miracolo, e di cui non conoscevo nulla, avvenuto nell’Italia dei miracoli (neanche a dirlo), nell’epoca del male assoluto.
    Nell’intento di presentare gli attestati, sono costretto ad alcune premesse.
    Quante volte ho sfidato i mezzi di (dis)informazione ad abbandonare, per almeno una volta sola, le ridicoli menzogne su Mussolini e sul fascismo. Mai una risposta, sicché abbiamo dovuto sopportare le illazioni che: Mussolini era un omosessuale (inneggiava allamaschia gioventù); danneggiò l’ambiente perché aveva prosciugato le paludi; aveva il pene freddo tanto che lo doveva racchiudere in speciali mutande confezionate con pelo di coniglio per riscaldarlo, e tante altre baggianate simili a queste. Nei miei interventi concludevo che questa casta di super-malandrini mai avrebbe accettato alcun confronto fra l’attuale  regime di ladri e il precedente. Indovinate chi sarebbe uscito sconfitto?
   E andiamo avanti.
   Appena nominato Presidente del Consiglio, Mussolini si trovò caricato, fra le altre mille e mille incombenze, anche di una situazione finanziaria nazionale esplosiva. Oltre al pesantissimo indebitamento verso le banche americane e inglesi, finanziatrici del nostro sforzo bellico, esisteva la pericolosa esposizione della Banca d’Italia che aveva sovvenzionato al di la di ogni limite, l’indebitamento della Banca di Roma, per evitare che si innescasse un generale processo fallimentare, non solo del sistema bancario italiano, ma anche di quello industriale.
   E ancora, sotto la pressione della crisi derivante dal rientro dei militari dal fronte di guerra, il governo pre-fascista fece forsennato ricorso alla stampa inflazionistica di carta moneta, facendo così salire, su limiti preoccupanti, la circolazione complessiva bancaria. Infatti dai poco più di 14.000 milioni di lire del 1918 si precipitò ai 20.000 milioni di lire del 1920. E ancora: il prezzo in lire del dollaro americano passò da 6,34 del 31/12/1918 a 13,07 di fine 1919; e quello della sterlina da 30,37 a 50,08 nello stesso periodo.
   All’inflazione monetaria si aggiunse la dilatazione del debito pubblico che nei tre esercizi finanziari 1918-1919, 1919-1920 e 1920-1921 salì da 48 a 86 milioni e mezzo di lire (fonte Gaetano Rasi – L’Economia Italiana tra le Due Guerre).
   Ricordiamo che Mussolini salì al potere a fine 1922 e immediatamente si organizzò per inventare il miracolo italiano. Affidò uno dei compiti ad Alberto De Stefani che diresse sia le Finanze che il Tesoro. L’ottimo Ministro con una serie di intelligenti manovre finanziarie riuscì a presentare, a fine 1925, il bilancio del secondo periodo post-bellico, positivo cosa rara dall’Unità d’Italia; la produzione agraria aveva raggiunto livelli pre-bellici, l’industria era in netto progresso ed era stato incrementato il commercio con l’estero. Con questa prima operazione Mussolini poteva così presentare al mondo l’Italia dei miracoli.
    Ma il Paese aveva bisogno di operare con l’estero per il suo fabbisogno di materie prime. Per fare ciò, oltre alla necessità di stabilizzare la sua moneta, doveva regolare la questione ancora aperta – come per la maggior parte delle altre Nazioni alleate – dei debiti di guerra contratti, come già detto, con gli Stati Uniti e con la Gran Bretagna. Il Conte Volpi di Misurata, subentrato nelle Finanze a De Stefani, riuscì a regolare con tagli e lunghe rateazioni le partite dei conti di guerra. Sennonché, proseguendo l’espansione italiana, la speculazione internazionale si accanì contro la lira. Ma questo è un altro discorso, torniamo, quindi, alla documentazione che mi ha inviato il sgnor Roberto Quaglia.
   Onde parare l’azione della speculazione internazionale, a novembre 1925, Mussolini inviò il Ministro delle Finanze Giuseppe Volpi di Misurata a New York, sia per risolvere il debito di guerra contratto con gli Stati Uniti, che per rinforzare la lira, in quanto, come vedremo, era in programma una battaglia a sostegno della moneta italiana. In data 20/11/1925  La Stampariportava in prima pagina la seguente notizia: “New York, 19 mattino – Oggi ci è giunta per telegramma del presidente del Consiglio, on. Mussolini, la notizia che il ministro delle Finanze conte Volpi ha firmato un contratto con la Banca C.P. Morgan & C. per un prestito allo Stato Italiano di 100 milioni di dollari della durata di 25 anni (…)”.
Così, il prestito per l’Italia, offerto quella stessa mattina, venerdì alle ore 10, suddiviso da 923 banche e banchieri associati alla C.P.Morgan &Co., fu larghissimamente coperto in due ore; dopo di che la sottoscrizione venne chiusa a mezzogiorno preciso.
Tanta è la fiducia che riscuote il Governo italiano negli Stati Uniti  che mai fu concesso un prestito (con tasso del 7%, ed effettivo del 7,48%) di uguale misura a qualsiasi altro Governo europeo; solo all’Inghilterra e alla Francia, nel 1924 fu riconosciuto un prestito di tale entità, ma a condizioni leggermente meno favorevoli di quelle fatte all’Italia. Successivamente con l’accordo di Londra del 27 gennaio 1926 venne regolato anche il debito con il Regno Unito.
La questione dei debiti esteri finì per risolversi in una partita di giro: l’Italia rinunziò, di fatto, alle riparazioni tedesche in favore dei creditori di guerra. Inoltre questa operazione preluderebbe al ritorno dell’Italia all’oro.
Ora facciamo un piccolo salto in avanti: il Duce nel dicembre 1927, decretata la stabilizzazione della Lira, dichiarandone la convertibilità in oro, stabiliva la parità oro della Lira.
O lettore, perché spalanchi gli occhi? Al governo non c’era un Amato, o un Berlusconi o un Monti, c’era il “figlio del fabbro”.
La battaglia della Lira – così era stata chiamata – fu vinta e questo segnò la fine del periglioso periodo dell’inflazione, e fu consolidato in modo definitivo il credito dell’Italia (fascista) di fronte all’estero.
Così, il corso del dollaro dalla media annuale di 25,93 del 1926 scese nel 1927 a 19.60.
   Ma torniamo al prestito con la Morgan di New York. Una nuova premessa è necessaria. Quando discuto di storia o di politica, il mio interlocutore mi pone spesso la domanda. “Ma allora, secondo te Mussolini non ha mai fatto un errore?”.
Generalmente rispondo: “Di errori, come tutti gli uomini ne ha commessi, ma il più grave – e che mi danneggia direttamente è avermi fatto credere che nascere italiano fosse un dono divino. Invece…”.
Poi, riflettendo meglio debbo correggere la mia condanna: il popolo italiano ha molte carenze, ma solo lui è in grado di compiere le imprese più impossibili per altri popoli; è indispensabile, però, che sia guidato da un Grande Uomo!
   Infatti, ora vediamo come si presentò al mondo questo nuovo miracolo, innestato nella già esistente Italia dei miracoli.
   Sempre su La Stampadel 22/11/1925 (cioè a soli due giorni dalla notizia del prestito) possiamo leggere: “(Titolo): IL DOLLARO: La sottoscrizione del dollaro procede in tutta Italia con magnifico slancio. L’onore dell’iniziativa – com’è noto – spetta a Genova, dove la “Loggia dei carboni fossili”, appoggiata dalla “Associazione La Compagna”, lanciò l’idea di trovare cinque milioni di italiani che sottoscrivessero un dollaro ciascuno (ricordiamo che il valore del dollaro, allora, era di circa 25 lire)”.
Dai Lavoratori di Genova partì la richiesta al Duce per indire la “Giornata del dollaro” e il Duce accolse e propagandò la proposta raccomandando la necessità di versare il contributo in Lire italiane, per non favorire, con l’eccessiva richiesta di valuta americana, al rialzo del suo valore e quindi al peggioramento dei cambi. L’idea dilagò in un lampo da nord a sud: si pensi che la Cooperativa facchini di Sanpierdarena e dei Minatori di Mileto sottoscrissero 250.000 lire, cifra enorme per quel periodo.
Si mobilitano Giunte, ditte private, deputati, senatori, associazioni combattentistiche, mutilati di guerra e ogni altra categoria. Si prenda ad esempio una scuola nella quale la maestra ha sollecitato gli alunni a portare la loro offerta; una maestra ha scritto nel suo registro. “Solo due alunne erano un po’ restie e alle mie domande mi risposero che i babbi avevano già fatto il soldato e avevano già troppo sofferto. Io le persuasi con buone parole, con esempi e anch’esse mi portarono 55 centesimi ciascuna e così ebbi la bella soddisfazione di essere stata una delle prime a mandare in Direzione l’importo totale di Lire 50 con la mia offerta”.
   Nella gara del dollaro Torino si sta facendo onore, marciando con lo stesso passo di Milano. Compilare un elenco dei versamenti è impossibile, nessuno avrebbe mai immaginato che gli italiani avrebbero risposto con tanto entusiasmo: la ditta Borsalino invia un importo in Lire italiane pari a mille dollari; il clero assicura il suo incondizionato appoggio, Gabriele D’Annunzio invia dieci dollari-oro, e a suo nome altre 500 Lire; Antonino Nocera, da Gela, invia il suo contributo con la somma di 100mila lire, equivalente ad alcuni centinaia di milioni di oggi.
   Per concludere: la sottoscrizione si chiuse in due mesi in quanto, non solo era stata raggiunta la quota necessaria per non gravare lo Stato italiano di un debito, ma addirittura si superò l’importo dei cento milioni di dollari.
   Il valore di questa operazione non fu l’aver raggiunto quanto i lavoratori di Genova avevano proposto, ma data la vastità e l’entusiasmo popolare che aveva caratterizzato quei due mesi, tutto ciò aveva posto in evidenza la crescente popolarità del governo Mussolini.
La strada era aperta per tanti, ma tanti altri miracoli, come il controllo statale sull’economia, la riduzione della circolazione monetaria e quella del debito pubblico, la legge di stabilizzazione della Lira, la così detta quota 90, la battaglia del grano e mille e mille altre operazioni che solo un Governo laureato in miracoli poteva ambire di portare a termine.
   Era il momento del popolo che era Stato, dello Stato che era Nazione: una grande Nazione! Una Nazione invidiata da tutto il mondo!
    Si impone, a questo punto, rammentare quanto avvenne nell’aprile 1945: dopo cinque anni di guerra disastrosa, Antonio Pantano (“Ezra Pound”, pag.11), con queste parole, così ricorda quel super-miracolo: “La Repubblica Sociale Italiana fece trovare agli Alleati invasori d’Italia, un non immaginabile bilancio statale attivo per 20,9 miliardi di lire. Attivo mai più raggiunto in positività nella storia da alcuno Stato europeo, mentre la RSI, grazie alla rettitudine imposta nella guerra devastante, lasciò rara floridezza nei depositi bancari, ed efficienza insuperata nella gestione della cosa pubblica”.
 Esattamente come oggi! Bah!. Ma forse qualcun comincerà a capire perché, a distanza di tanti decenni, questi malandrinisi ostinano a discreditare, con tanta determinazione e continuità, il Male Assoluto.
Che TU sia benedetto!!!
      

Il conflitto siriano potrebbe degenerare in una guerra mondiale

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di Thierry Meyssan – 11/06/2012
 Fonte: aurorasito

La crisi siriana ha cambiato natura. Il processo di destabilizzazione che avrebbe dovuto spianare la strada ad un’azione militare dell’Alleanza Atlantica è fallito. Togliendosi la maschera, gli Stati Uniti hanno pubblicamente indicato la possibilità di attaccare la Siria senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza, come hanno fatto in Kosovo, facendo finta d’ignorare che la Russia di Vladimir Putin non è quella di Boris Eltsin. Dopo essersi assicurato il sostegno cinese, Mosca ha sparato due colpi di avvertimento in direzione di Washington. La continuazione delle violazioni del diritto internazionale da parte della NATO e del GCC, può ora aprire un conflitto mondiale.
Durante la celebrazione della vittoria, il 9 maggio il presidente Vladimir Putin ha sottolineato la necessità per la Russia di essere pronta a un nuovo sacrificio. Il presidente Vladimir Putin ha messo il suo terzo mandato sotto il segno della sovranità del suo paese contro le minacce lanciate direttamente contro la Federazione Russa dagli Stati Uniti e dalla NATO. Mosca ha ripetutamente condannato l’espansione della NATO, le basi militari sulle sue frontiere e lo schieramento della difesa antimissile, la distruzione della Libia e la destabilizzazione della Siria.
Nei giorni successivi alla sua investitura, Putin ha passato in rivista l’industria militare russa, le sue forze armate e il suo
sistema di alleanze [1]. Ha continuato questa mobilitazione con la scelta di fare della Siria la linea rossa da non oltrepassare. Per lui, l’invasione della Libia da parte della NATO è paragonabile a quella della Cecoslovacchia da parte del Terzo Reich, e quello della Siria, se ciò dovesse accadere, sarebbe paragonabile a quella della Polonia che scatenò la seconda guerra mondiale.
Qualsiasi interpretazione di quanto sta accadendo nel Levante, in termini di rivoluzione/repressione interna siriana, non è solo falsa, ma impallidisce di fronte ai problemi reali e svela una mera comunicazione politica. La crisi siriana è soprattutto un palcoscenico del “rimodellamento del grande Medio Oriente”, un altro tentativo di distruggere l’”Asse della Resistenza”, e la prima guerra della “geopolitica del gas” [2]. La posta in gioco oggi in Siria, non è se Bashar al-Assad riesca a democratizzare le istituzioni da lui ereditate o se le monarchie del Golfo wahhabite riescano a distruggere
l’ultimo regime laico nella regione e a imporre il loro bigottismo; ma quali frontiere separeranno i nuovi blocchi, la NATO (Organizzazione del Trattato Nord Atlantico) e la SCO (Shanghai Cooperation Organization) [3]
Alcuni dei nostri lettori probabilmente hanno sussultato alla lettura della frase precedente. Infatti, da mesi, i media occidentali e del Golfo martellano tutti i giorni sul fatto che il presidente Assad rappresenta una dittatura settaria a favore della minoranza alawita, mentre la sua opposizione armata incarna la democrazia pluralista.
Uno sguardo sugli eventi è sufficiente per screditare questo travisamento. Bachar al-Assad ha indetto in successione le elezioni comunali, un referendum e le elezioni parlamentari. Tutti gli osservatori concordano sul fatto che le elezioni si sono svolte in modo sincero. La partecipazione popolare ha raggiunto oltre il 60%, anche se gli occidentali l’hanno descritta come una “farsa”, e l’opposizione armata che sostengono ha impedito ai cittadini di andare alle urne nei quattro distretti sotto il loro controllo. Nel frattempo, l’opposizione armata ha aumentato le sue azioni non solo contro le forze di sicurezza, ma contro i civili e tutti i simboli multi-culturali e multi-confessionali.Hanno ucciso sunniti progressisti, poi hanno ucciso a caso alawiti e cristiani per forzare le loro famiglie a fuggire. Hanno bruciato più di 1500 scuole e chiese. Hanno proclamato l’effimero Emirato islamico indipendente di Bab Amr, dove hanno stabilito un tribunale rivoluzionario che ha
condannato a morte più di 150 miscredenti, macellati uno per uno dal loro boia. E questo non è lo spettacolo pietoso di alcuni politici disonesti riunitisi nel Consiglio nazionale siriano in esilio, mostrando un progetto democratico di facciata estraneo alla realtà sul terreno dei crimini dell’esercito libero “siriano”, che da molto tempo nascondeva la verità. Inoltre, chi può credere che il regime laico siriano, di cui l’esemplarità era celebre non molto tempo fa, sarebbe diventato una dittatura religiosa, mentre l’esercito libero “siriano”, supportato dalle dittature wahhabite del Golfo e prono alle ingiunzioni dei predicatori takfiriti, sarebbe divenuto un esempio di pluralismo democratico?
L’evocazione da parte dei funzionari degli Stati Uniti di un possibile intervento internazionale al di fuori del mandato delle Nazioni Unite, il modo con cui la NATO aveva smembrato la Jugoslavia, ha provocato rabbia e preoccupazione a Mosca. La Federazione Russa, che finora era in una posizione difensiva, ha deciso di prendere l’iniziativa. Questo cambiamento strategico è causato dall’urgenza della prospettiva russa, e dall’evoluzione favorevole sul terreno in Siria [4].
Mosca ha proposto di istituire un Gruppo di contatto sulla Siria per riunire tutti gli Stati interessati, vale a dire gli Stati vicini, le potenze regionali e internazionali. Si tratta di sostituire con un forum per il dialogo l’attuale  dispositivo belligerante creato dagli occidentali con il termine orwelliano di “Conferenza degli Amici della Siria”.
La Russia continua a sostenere il Piano Annan, che in realtà è solo il recupero appena modificato del piano presentato da Sergej Lavrov alla Lega Araba. Si rammarica del fatto che questo piano non sia applicato, ma respinge la colpa sulle fazioni dell’opposizione che hanno preso le armi. Secondo A. K. Lukashevich, portavoce del ministero degli esteri,
l’esercito libero “siriano” è un’organizzazione illegale secondo il diritto internazionale. Anche se assassina ogni giorno dai 20 ai 30 soldati siriani, è pubblicamente sostenuto dagli Stati della NATO e del GCC, in violazione del Piano Annan [5].
Posando come fautore della pace di fronte a una NATO guerrafondaia, Vladimir Putin ha chiesto alla CSTO di preparare lo schieramento dei “colbacchi blu” in Siria, sia per separare i belligeranti siriani che per combattere le forze straniere. Nikolaj Bordjuzha, segretario generale della CSTO, ha confermato che dispone di 20.000 uomini addestrati per questo tipo di missione e sono immediatamente disponibili. [6]
Questa sarebbe la prima volta che il CSTO dispiegherebbe una forza di pace al di fuori dello spazio ex sovietico. Punto sul vivo, il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha cercato di sabotare questa iniziativa offrendosi improvvisamente di organizzare lui stesso un gruppo di contatto.
Alla riunione a Washington del gruppo di lavoro sulle sanzioni della
Conferenza degli Amici della Siria, la segretaria di stato degli USA Hillary Clinton ha ignorato la proposta russa e ha inasprito il
sostegno al cambiamento di regime [7].
In Turchia, i parlamentari dell’opposizione hanno visitato i campi dei profughi siriani. Non hanno trovato più di mille rifugiati registrati dalle Nazioni Unite nel campo principale, ma al contrario, la presenza di un arsenale nel campo. Hanno poi interrogato all’Assemblea il primo ministro Recep Tayyip Erdogan chiedendogli di rivelare la quantità di aiuti umanitari accordati ai fantomatici rifugiati. I deputati ritengono che il campo profughi sia una copertura per una operazione militare segreta. Ospita in realtà dei combattenti, per lo più libici, che lo usano come base arretrata. I deputati hanno suggerito che questi combattenti sono coloro che hanno fatto irruzione nella zona, quando il massacro di Hula ha avuto luogo.
Queste informazioni confermano le accuse dell’ambasciatore russo al Consiglio di Sicurezza, Vitalij Churkin, secondo cui il rappresentante speciale di Ban Ki-moon in Libia, Ian Martin, ha utilizzato i mezzi delle Nazioni Unite destinati ai rifugiati, per inviare in Turchia i combattenti di al-Qaida [8].
In Arabia Saudita, la frattura tra re Abdullah e il clan Sudeiri si è di nuovo manifestata. Su invito di Abdullah I, il Consiglio degli Ulema ha emesso una fatwa dichiarando che la Siria non è terra di jihad. Ma al tempo stesso, il principe Faisal, ministro degli esteri, ha chiesto di armare l’opposizione contro l’”usurpatore alawita”.
Mentre Ban Ki-moon e Navi Pillay, rispettivamente segretario generale e alto commissario per i diritti umani, indirizzavano la loro requisitoria contro la Siria davanti l’Assemblea generale dell’ONU, Mosca ha lanciato due missili balistici intercontinentali.
Il missile Bulava prende il nome dall’antica mazza slava del maresciallo delle armate cosacche.
Il colonnello Vadim Koval, portavoce della RSVN, ha ammesso il test di lancio di un Topol, lanciato da un silo nei pressi del Mar Caspio, ma non ha confermato quello del Bulava lanciato da un sottomarino nel Mediterraneo. Tuttavia, il lancio è stato osservato in tutto il Medio Oriente, da Israele all’Armenia, e non ci sono altre armi note che potrebbe lasciare simili tracce nel cielo [9].
Il messaggio è chiaro: Mosca è pronta alla guerra mondiale se la NATO e il GCC non ottempereranno agli obblighi internazionali, come definito dal Piano Annan, e continuano ad alimentare il terrorismo.
Secondo quanto riferito, questo colpo di avvertimento è stato coordinato con le autorità siriane. Mosca sollecitava Damasco a liquidare l’Emirato islamico di Bab Amr, subito dopo che la leadership del presidente al-Assad era stata confermata dal referendum costituzionale, e incoraggiato il Presidente a liquidare i gruppi dei mercenari nel paese non appena il nuovo Parlamento e il nuovo Primo ministro saranno insediati. È stato dato l’ordine di passare da un
atteggiamento difensivo ad un’azione offensiva per proteggere il popolo dal terrorismo. L’esercito nazionale ha pertanto avviato l’attacco contro i bastioni dell’esercito libero “siriano”. La lotta nei prossimi giorni sarà difficile, soprattutto perché i mercenari hanno mortai, missili anticarro e ora missili terra-aria.
Per abbassare la tensione, la Francia ha immediatamente accettato la proposta russa per la partecipazione ad un gruppo di contatto ad hoc.
Washington ha inviato d’urgenza Frederic C. Hof a Mosca. Contraddicendo le dichiarazioni fatte ieri dalla segretaria di stato Hillary Clinton, il signor Hof ha a sua volta accettato l’invito russo.
Non c’è tempo per lamentarsi dell’estensione dei combattimenti in Libano, né di sproloquiare su una possibile regionalizzazione del conflitto. Dopo che per 16 mesi hanno destabilizzato la Siria, la NATO e il GCC hanno creato una situazione di stallo che ora può degenerare in una guerra mondiale.
NOTE:
[1] Agenda del Presidente Putin:
7 maggio: investitura del presidente Vladimir Putin
8 maggio: nomina di Dmitrij Medvedev a primo ministro
9 maggio: celebrazione della vittoria contro la Germania nazista
10 maggio: visita al complesso militare-industriale russo
11 maggio: ricevimento del Presidente abkhazo
12 maggio: ricevimento del Presidente dell’Ossezia del Sud
14-15 maggio: riunione informale con i capi di stato della CSTO.
18 maggio: visita all’istituto di ricerca della difesa Cyclone
25 maggio: rivista dei sottomarini nucleari
30 maggio: riunione con i principali funzionari della difesa
31 maggio: riunione del Consiglio di sicurezza russo
4-7 giugno: visita in Cina, vertice della SCO
7 giugno: visita in Kazakistan durante il lancio del missile Topol

[2] “La Siria, al centro della guerra del gas in Medio Oriente (http://www.voltairenet.org/La-Siria-al-centro-della-guerra)”, Imad Fawzi Shueibi, Réseau Voltaire, 8 maggio 2012.

[3] “Moscou et la formation du Nouveau Système Mondial (http://www.voltairenet.org/article173020.html)”, Imad Fawzi Shueibi, traduzione Marie-Ange Patrizio, Réseau Voltaire, 13 marzo 2012.

[4] “Il caso di Houla illustra il ritardo dell’intelligence occidentale in Siria (http://www.voltairenet.org/Il-caso-di-Houla-illustra-il)”, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 2 giugno 2012.

[5] “Comment of Official Representative of the Ministry of Foreign Affairs of Russia AK Lukashevich on the Question of Interfax related to the statement made by Representative of so-called Free Syrian Army S.Al-Kurdi (http://www.mid.ru/brp_4.nsf/0/3C6B4657E00F441244257A17003CB16A)”, Ministero degli Affari Esteri della Russia, 5 giugno 2012.

[6] “Siria: Vladimir Putin propone una forza di peacekeeping della CSTO (http://www.voltairenet.org/Vladimir-Putin-propone-una-forza)”, Réseau Voltaire, 3 giugno 2012.

[7] “Friends of the Syrian People Sanctions Working Group (http://www.state.gov/secretary/rm/2012/06/191874.htm)”, comunicato stampa di Hillary Clinton, Dipartimento di Stato, 6 giugno 2012.

[8] “La Libye, les bandits-révolutionnaires et l’ONU
(http://www.voltairenet.org/article173640.html)”, Alexander Mezyaev,
traduzione Julia, Strategic Culture Foundation (Russia), Réseau
Voltaire, 17 aprile 2012.

[9] “7 juin 2012: la Russie manifeste sa supériorité balistique nucléaire intercontinentale (http://www.voltairenet.org/article174553.html)”, Réseau Voltaire, 8 giugno 2012.

Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, Damasco (Siria), 9 Giugno 2012

Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://sitoaurora.altervista.org/home.htm
http://aurorasito.wordpress.com

Cefalonia La verità sulla fucilazione dei prigionieri italiani

Un documento di capitale importanza per la vicenda di Cefalonia. Si tratta dell’inequivocabile ordine di resistere alle forze tedesche, emesso dal Comando Supremo italiano e destinato al Generale comandante in capo della Divisione Acqui Antonio Gandin.
I tedeschi erano alleati degli italiani. Il comando “segreto”
del governo Badoglio li condannò alla fucilazione

     
Il 15 giugno si terrà al Tribunale Militare di Roma l’udienza preliminare relativa alla richiesta di rinvio a giudizio dell’ex militare tedesco Alfred Stork, imputato di “concorso personale in violenza con omicidio continuato commessa da militari nemici in danno di militari italiani prigionieri di guerra” alla quale parteciperà – in qualità di parte offesa – anche chi scrive il cui padre maggiore Federico Filippini comandante il Genio della Divisione ‘Acqui’ venne fucilato il 25 settembre 1943.

A prima vista ciò può configurarsi come un lodevole tentativo suscettibile – pur se con eccessivo ritardo – di portare alla punizione di uno dei pochi responsabili tedeschi ancora in vita attraverso un ulteriore accertamento dei fatti che – incredibile a dirsi – ancora oggi presentano aspetti non chiari come in anni di studi e ricerche ho avuto modo di rilevare nei miei libri o di esporre in convegni dedicati all’argomento e in una serie di articoli riportati in riviste e nel web come alla Procura Militare di Roma sanno bene avendone inseriti alcuni tra i Documenti allegati alle indagini del procedimento in questione analogamente a quanto già fatto nel precedente processo ‘Muhlhauser’ del 2009 estinto – come si ricorderà – per morte dell’imputato a novembre dello stesso anno.
Ciò doverosamente premesso non posso però esimermi dal rilevare che sull’encomiabile attività istruttoria compiuta dalla Procura Militare grava un’ inesattezza storica -addirittura clamorosa – che rischia di renderla inefficace o improduttivo di effetti riguardando essa addirittura il Titolo del Reato imputato allo Stork. Infatti nel capo di imputazione si legge che la ‘Violenza con omicidio’ imputata allo Stork venne commessa “in danno di militari italiani prigionieri di guerra” e, a sostegno, si riporta la prima parte dell’art. 211, 1^ parte, relativo al “militare che usa violenza o minaccia o commette ingiuria contro un prigioniero di guerra…”, richiamando altresì l’art. 195 Cod. Pen. Mil. Pace in cui si specifica che la violenza suddetta è ancor più gravemente sanzionata quando consiste nell’omicidio.
Appare quindi chiaro e ben delineato il richiamo – nel capo di imputazione a carico dello Stork – alla qualità di “prigioniero di guerra” dei nostri militari sottoposti ad esecuzione a Cefalonia in violazione della tutela loro garantita ed assicurata da tutta una serie di norme concordate fin dal 1929 e ricomprese nei vari articolati della ben nota Convenzione di Ginevra il cui presupposto è ovviamente l’esistenza di uno stato di guerra tra paesi belligeranti, nel caso specifico tra la Germania e l’Italia, affinché essa possa trovare applicazione.
Proprio su questo punto si palesa chiaramente l’errato presupposto su cui si fonda la richiesta di rinvio a giudizio dello Stork cui viene addebitato di aver ucciso dei ‘Prigionieri di Guerra’ che tali non erano perché all’epoca dei ‘fatti’ di Cefalonia terminati con le esecuzioni dei giorni 24 e 25 settembre 1943 non esisteva alcuno stato di guerra tra i due Paesi e di conseguenza ai nostri militari -che pur avevano obbedito all’ordine di resistere inviato loro dal governo Badoglio – era inapplicabile la Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra qualità ad essi non spettante e – sempre per effetto della predetta Convenzione – sostituita da quella di ‘partigiani o ‘franchi tiratori’ come tali fucilabili sul posto al momento della cattura.
Chi più felice del sottoscritto qualora essi l’avessero posseduta e con loro mio padre?
Purtroppo l’ignavia, l’infamia e la vigliaccheria del governo Badoglio fuggito a Brindisi con il suo ‘Comando Supremo’ giunse al punto di inviare il 13 settembre ‘43 al malcapitato gen. Gandin un “Ordine di Resistere” conservato negli Archivi Militari e stranamente – ma non tanto – poco conosciuto di questo tenore: “N. 1029 Comando Supremo – Comunicate at generale Gandin che deve resistere con le armi a intimazione tedesca di disarmo a Cefalonia Corfù et altre isole”.
Incredibile, ma vero: si ordinò ai nostri Soldati di sparare contro i tedeschi – formalmente ancora alleati – senza aver dichiarato guerra alla Germania, cosa che lo fu solo il 13 ottobre successivo con la conseguenza che fino a tale data i nostri Militari catturati dai tedeschi furono passibili di fucilazione immediata perché considerati ‘partigiani’ o ‘franchi tiratori’ come spesso avvenne non solo a Cefalonia e Corfù ma soprattutto nei Balcani dove oltre mezzo milione di Soldati furono lasciati alla mercé dell’ex alleato inferocito per quello che – purtroppo a ragione – considerò un tradimento consumato ai suoi danni.
Ciò tra l’altro non poté non meravigliare – in negativo – gli Alleati come risulta dal colloquio avvenuto il 29 settembre 1943 -quando a Cefalonia si era consumato il dramma- tra il Comandante in capo Alleato Eisenhower e i membri del nostro governo a bordo della corazzata ‘Nelson’ nelle acque di Malta in occasione della firma del cosiddetto ‘armistizio lungo’ .
Di esso esiste il testo stenografico che riportiamo a definitiva riprova dell’inesistenza di una dichiarazione di guerra alla Germania da parte del governo ‘Badoglio’ che malgrado ciò non aveva avuto remore nell’ordinare alla div. Acqui di combattere contro i tedeschi ben conscio delle conseguenze che ne sarebbero derivate..
Ne riportiamo il testo stenografico su cui si è sempre sorvolato in Italia quasi certamente per non smentire la falsa versione della spontanea resistenza (!) dei nostri militari al ‘neo – nemico’ tedesco, traendola da uno dei tanti siti esistenti nel web http://ricordare.wordpress.com/perche-ricordare/049-larmistizio-e-la-guerra-alla-germania/
“Il Maresciallo Alexander e l’Ammiraglio Cunningham definirono quanto avveniva a Cefalonia (ma era già avvenuto) una “lotta pazzesca e inutile”. E al successivo incontro di Malta con i membri del governo Badoglio, con un piuttosto turbato Eisenhower, ci fu il seguente agghiacciante e cinico colloquio:
EISENHOWER: “Desidero sapere se il governo italiano è a conoscenza delle condizioni fatte dai tedeschi ai prigionieri italiani (nelle isole, compresa Cefalonia ndr.) in questo intervallo di tempo in cui l’Italia combatte la Germania senza averle dichiarato guerra”.
AMBROSIO: Sono sicuro che i tedeschi li considerano partigiani”.
EISENHOWER: Quindi passibili di fucilazione ?”.
BADOGLIO: “Senza dubbio”.
EISENHOWER: “Dal punto di vista alleato la situazione può anche restare com’è attualmente, ma per difendere questi uomini, nel senso di farli divenire combattenti regolari, sarebbe assai più conveniente per l’Italia dichiarare la guerra”.
A ciò si aggiunga che prima di presentare la Dichiarazione di Guerra alla Germania il 13 ottobre 1943 – quindi a tragedia avvenuta – la div. Acqui non sapeva nemmeno – dopo tre giorni dall’armistizio! – come comportarsi con i tedeschi e lo seppe solo il giorno 11 quando, in risposta alle disperate richieste del gen. Gandin, il Comando Supremo comunicò che le ‘truppe tedesche dovevano essere considerate come nemiche”.
Un semplice telex in luogo di una Dichiarazione di Guerra che sarebbe venuta dopo più di un mese! Questo il ‘modus agendi’ della banda di vigliacchi irresponsabili del Governo Badoglio!
Da ciò derivò il comportamento belluino dei tedeschi che considerarono i nostri Militari alla stregua di ‘partigiani’ e non di ‘prigionieri di guerra’: definizione che è pertanto un’inammissibile forzatura della realtà che con il presente articolo mi limito a segnalare a chi di dovere sia esso l’accusa, la difesa o l’organo giudicante del processo che si vuole instaurare contro lo Stork a mio parere fortemente inficiato nei suoi presupposti.

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=15316http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=15316

IL SALARIO DEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO


monete e banconote dei lager tedeschi,Das Lagergeld der Konzentrationslager,439px-Lager.jpg“ Lagergeld “ (letteralmente: denaro del lager) usato per retribuire il lavoro dei prigionieri.
Articolo tratto da The Barnes Review, Gennaio/Febbraio 2011, pag. 7-9.
The Barnes Review, 645 Pennsylvania Ave SE, Suite 100, Washington D.C. 2003, USA
A cura di Jennifer White, direttrice amministrativa del TBR
Pubblicato qui su gentile concessione del TBR

Lungi dall’essere “campi della morte”, come è stato spesso raccontato, luoghi come Auschwitz, Dachau e Buchenwald non facevano parte del piano di sterminio. Erano campi di lavoro, necessari allo sforzo bellico tedesco. Ma lo sapevate che i lavoratori ebrei venivano retribuiti con buoni stampati appositamente per essere usati in spacci, mense e persino bordelli? Il sistema monetario dei campi di prigionia fu concepito in ghetti come quello di Lodz, portato nei campi come Auschwitz e Dachau ed era ancora in uso nei campi degli sfollati allestiti dagli Alleati dopo la Seconda Guerra Mondiale. Eccovi la storia di quel denaro che gli storici di corte non vogliono che sospettiate minimamente che esista.
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Amersfort – lager-10 cent canteen money Polizeiliches Durchgangslager for political prisoners (didascalia originale)
Pile di corpi inceneriti erano immagini incriminanti a Norimberga, usate per provare che i campi di concentramento gestiti dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale avevano come scopo di sterminare gli ebrei in Europa. Tuttavia, una enorme quantità di prove documentarie, occultate per lungo tempo, dimostrano che i prigionieri erano trattati relativamente bene, retribuiti per il loro duro lavoro e veniva concesso loro di acquistare beni voluttuari ai quali nemmeno il pubblico tedesco aveva pronto accesso. Questa non è l’immagine di estreme privazioni che vorrebbe farvi credere la lobby dell’Olocausto.
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Moneta da 1 marco del KL Auschwitz
La prove inconfutabile è l’esistenza di mezzi di scambio per merci e servizi: denaro. Vi furono almeno 134 diverse emissioni, con varie denominazioni e stili per  questi luoghi famosi come Auschwitz, Buchenwald, Dachau, Oranienburg, Ravensbrueck, Westerbork ed almeno altri 15 campi. (vedi: Paper Money of the World Part I:Modern Issues of Europe – Carta moneta del mondo, parte I: emission modern in Europa – di Arnold Keller, Ph.D., 1956, pag. 23-25 per un elenco completo)
Esisteva anche un sistema monetario nei ghetti come Theresienstadt e Lodz, che emisero delle belle banconote (veri capolavori) che, al confronto, fanno sbiancare la moneta americana.
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Lagergeld  der Konzentrations- und D.P. Lager: 1933-1945 (il salario dei campi di concentramento 1933-1945) mostra solo un campione del denaro stampato per i campi e i ghetti. La banconota in evidenza sulla destra dice: “ Denaro ebraico. Uso legale solo come mezzo di pagamento per il lavoro degli ebrei all’interno del ghetto Sokoika. Tesoreria della città di Sokoika. Il Sindaco “
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flossenbuerg -moneta-PREMIO-internati_Prämienschein -bonus coupon.jpg
Lager di Flossenbuerg, moneta,PREMIO per gli internati Prämienschein bonus coupon
Ci sono numerosi specialisti in monete rare e numismatica specializzati nella vendita di “ denaro di campo di concentramento “ oppure “ denaro dell’Olocausto “, come è stato a volte denominato. Ma il semplice fatto della sua esistenza non sembra aver sollevato quesiti, come avrebbe invece dovuto, su cosa veramente accadde (e non accadde) all’interno dei cosi detti “campi della morte” dove questi buoni, definiti dell’Olocausto, circolavano.
Il buono non era negoziabile all’esterno del campo per il quale era stato emesso. Questo diminuiva la possibilità di una sua fuga e rendeva impossibile per la gente in genere comperare alcuni dei rari beni voluttuari disponibili nei campi. Secondo Albert Pick nel: Das Lagergeld der Konzentrations- und D.P.-Lager: 1933-1945:
jewish-concentration-camp-money.jpg
Lager di Oranienburg, denaro, jewish-concentration-camp- money

I detenuti non venivano pagati  in soldi per il lavoro ma venivano loro dati dei “buoni” di tanto in tanto per fare acquisti nelle “mense”. Mentre la guerra proseguiva ed il numero dei lavoratori diminuiva, il potenziale lavoratore del lager divenne importante. Venivano fatte ai detenuti offerte di “premi” e altri incentivi, si offriva del tabacco e persino visite ai bordelli. In modo che questi buoni non fossero usati all’esterno dei campi, fu stampato del denaro speciale.
Lettera dal prigioniero N° 11647 Blocco 28/3 Dachau KIII, 8 Settembre 1940 ad un suo parente a Litzmannstadt (Lodz):
Oranienburg -camp-money.jpgDenaro del lager di Oranienburg ,camp-money
Scrivendovi di me stesso, devo dirvi che sto molto bene. Nella mensa compro del miele, marmellata, biscotti, frutta e altro cibo. Se vi preoccupaste per me, commettereste un errore. Sono io ad essere più preoccupato per voi… (Letters from the Doomed; Concentration Camp Correspondence 1940-1945, – lettere dai condannati; corrispondenza del campo di concentramento 1940-1945 – Richard S. Geehr)
Theresienstadt Concentration Camp Money.jpg
Denaro del lager di Theresienstadt, Concentration Camp Money
A Theresienstadt c’era un sistema di pagamento che utilizzava le  Th. Kr. (Corone di Theresienstadt) come unità di scambio. (The Shekel Vol. XVI, N° 2, Marzo-Aprile 1983, pag. 29). La descrizione dettagliata era come questa:
Lavoratori uomini, in base ai lavori: 105-205 Th. Kr.
Lavoratrici donne, in base ai lavori: 95-205 Th. Kr.
Lavoratori a tempo parziale: 80 Th. Kr.
Infermieri: 70 Th. Kr.
Feriti di guerra e detentori della Croce di Ferro, di Prima Classe o oltre: 195 Th. Kr.
Importanti (dottori, professori, scienziati, artisti culturali noti e politici): 145 Th. Kr.
Per dare un’idea, una tazza di caffè costava 2 Th. Kr.  La circolazione monetaria a Theresienstadt era tale che fu necessario stampare oltre 5 milioni di banconote. Vedi: Papirove Penize Na Uzemi Ceskoslovenska 1762-1975, Seconda Edizion, 1975. Hradek Kralove, tradotto da Julius Sem, pag. 134-135.
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Terezin_money_7562.JPGDenaro del lager di Theresienstadt,  Concentration Camp Money
Oranienburg fu il primo campo ad avere il denaro del lager per i suoi prigionieri. Le emissioni di questo particolare campo erano da 5 Cent. (verde), 10 Cent. (blu), 50 Cent. (marrone) e da 1 Marco (stampato nel 1933 – Agosto 1934, quando il campo chiuse). Diversamente da Theresienstadt, queste banconote erano abbastanza semplici senza colori multipli e filigrana. Anche in questo comunque si dimostra la cura e l’attenzione dedicate al disegno della banconota per i lavoratori
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Il primo campo per lavoratori ad avere i propri buoni fu Oranienburg. Prima di usare i buoni del campo veniva usata la moneta tedesca delle città dei dintorni, ma le autorità decisero di centralizzare. La moneta veniva scambiata con denaro del campo, meno 30% (The Shekel, Vol. XVI, N° 2, Marzo-Aprile 1983, pag. 40: “Concentration Camp Money of the Nazi Holocaust” (il denaro del campo di concentramento dell’Olocausto Nazista), di Steven Feller)
Buchenwald -lager-Canteen-Money.jpgLa stessa cosa a Buchenwald:
Ad ogni prigioniero erano concessi fino a 10 Marchi a settimana da usarsi per l’acquisto di sigarette nello spaccio del campo o altri articoli, visite al bordello oppure per essere accreditati su un conto di risparmio. Il regolamento specificava che una visita al bordello costava 2 Marchi, dei quali 1,5 Marchi venivano trattenuti dalle SS e 0,5 Marchi venivano usati per le “spese” (Ibid., pag. 41)
C’era una situazione del genere negli altri campi, almeno in quelli che emettevano denaro? Siccome fra questi vi è Auschwitz, sarebbe sorprendente persino prendere in considerazione l’acquisto in questo “campo della morte” di marmellata e sigarette. Persino l’esistenza di denaro nei campi ci apre gli occhi su come la vita laggiù era veramente. Ora non resta che dare queste informazioni a History Channel

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DENARO DEL CAMPO INFAME E COMPLESSO
Westerbork_lager-moneta-10cent-verso.jpg
Lager di Westerbork  moneta ,10cent, verso



Dachau
“ Dobbiamo ricordare che come molti altri campi di concentramento, Dachau funzionava anche come campo di lavoro. Questo spiega la comparsa di contromarche stampate nel 1944. Quelle di Dachau erano i tre tagli diversi: 1,2 e 3 Marchi. Il numero identificativo del detenuto veniva scritto sulla parte frontale della contromarca verde, assieme alla data della sua emissione (31 Gennaio 1945). Infatti tutte le contromarche di Dachau portano i numeri identificativi del prigioniero “, Stahl, pag. 18-19

Westerbork_ lager-moneta-50cent.jpgWesterbork , lager,moneta da 50cent
Auschwitz
“In un campo di morte non sembrerebbe che ci fosse bisogno di denaro” (The Shekel, Vol.XVI, N°2, Marzo-Aprile 1983, pag.43)

Theresienstadt
Stampe di Corone di Theresienstadt (Th. Kr.):

Denominazione           Dimensione             Colore                     Quantità Stampata
1 Th. Kr.                         100 x 50 mm.           Verde                     2.242.000
2 Th. Kr.                         110 x 55 mm.            Rosa                       1.019.000
5 Th. Kr.                         120 x 58 mm.            Blu                              530.000
10 Th. Kr.                       125 x 63 mm.            Marrone                    456.000
20 Th. Kr.                       135 x 66 mm.             Verde                         319.000
50 Th. Kr.                       140 x 77 mm.             Verde Scuro              159.000
100 Th. Kr.                      150 x 77 mm.            Marrone-rosso         279.000
Vedi: The Shekel Vol. XVI, N° 2, Marzo-Aprile 1983, pag.33
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Queste meravigliose banconote di Theresienstadt, complete di filigrana, dimostrano l’alta qualità lavorativa e di stampa.
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Theresien-100-kronen-rev.jpg
Lager di Theresienstadt, 100 kronen



Lodz
Colori dei diversi tipi di banconote a Lodz. Stampe del 1940, 1942 e 1944:
50 Cent.                     Viola
1 Marco                      Verde-oliva
2 Marchi                     Marrone-chiaro
5 Marchi                     Marrone-scuro

Bibliografia:
Associazione di numismatica israelo-americano (Temarac, Florida)
Pick, Albert. Das Lagergeld der Konzentrations- und D.P. Lager 1933-1945, Monaco, Battenberg Publishers, 1976
Schoene, Michael H., Das Papiergeld im besetzten Deutschland 1945-1949 (le banconote nella Germania occupata 1945-1949), Regenstauf: Gietl, 1994
Stahl, Zvi Jewish Ghettos and Concentration Camps’ Money, 1933-1945 (denaro dei ghetto ebraici e dei campi di concentramento, 1933-1945), Londra: D. Richman Books, 1990
 
Vedi anche:
Campbell, lance K., Dachau concentration camp scrip (I buoni del campo di concentramento di Dachau), Margate, Florida: Associazione di numismatica israelo-americana, 1992
The Numismatist, Aprile 1981 di Steven Feller
Numismatic Scrapbook Magazine, 1965, 1996, “POW Money and Medals” (medaglie e denaro dei prigionieri di guerra), di Slabaugh, R. Arlie
Schultze, Manfred, Unsere Arbeit, unsere Hoffnung: Das Ghetto in Lodz 1940-1945 (il nostro lavoro, la nostra speranza: il ghetto di Loda 1940-1945), Schwalmtal: Phil-Creativ, 1995
Sem, Julius, Standard Catalog f World Paper Money (catalogo standard delle banconote mondiali), 1977 (banconote di Theresienstadt).
Shtarot, Vol. I, N° 2, Ottobre 1976. Yasha L. Beresiner

Traduzione a cura di Gian Franco SPOTTI
Fonte originale: http://www.wintersonnenwende.com/scriptorium/english/archives/articles/ccmoney.html 

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N.B. Colore,titolo testa,foto,evidenziatura,sottolineatura, NON sono parte del testo originale. La fonte è riportata. Mail: waa359@libero.it / ; Skype : velvet-blu
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Siamo a Roma o a Gerusalemme

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Per i massoni e gli ebrei il simbolismo è sempre stato fondamentale. 

 Questo particolare mi era sfuggito, l’ho appreso dalla pregevole rivista l’Uomo Libero di maggio.

Nella ristrutturazione della pavimentazione di piazza Montecitorio, ad opera dell’Arch. F. Zagari, è stata inserita una enorme menorah.
Ecco come l’israelita Fabio Perugia la commentò su Il Tempo del 7 giugno 1998:
… Alla base del palazzo che ospita la Camera dei deputati ci sono tre strisce bianche ad anello tagliate in mezzo da una quarta linea bianca. Tutto questo forma un candelabro ebraico a sette braccii, le menorah, che fa concludere le sue fiammelle all’interno di palazzo Montecitorio nella speranza che la luce possa simbolicamente illuminare il Tempio della Democrazia.
Ora questa iniziativa “ornamentale” può sembrare un fatto di poco conto, una astrusità coreografica. Ma non lo è.
E’ invece una delle tante manifestazioni tangibili ed evidenti di un “potere” che pian piano si impone alla Nazione.
Per realizzare questa iniziativa infatti, devono per forza essere stati elaborati progetti ideali e simbolici,fatte proposte e avanzati “consigli”, mobilitatisi uomini e strutture di potere, e così via.  La manifestazione evidente di un potere, di una volontà di potenza e di un progetto di dominio. Altro che! La storia mostra queste particolarità in ogni luogo e tempo. Lo tengano presente quelle anime pie, quei pressapochisti, che fanno spallucce, che credono che la politica sia naturale, spontanea, magari spontanea  e non la realizzazione, attraverso la “forza”, di certi progetti quale manifestazione del potere.
Provatevi voi, per esempio, a far accettare allo stato di Israele, di porre sul piazzale, davanti alla Knesset, che so, la croce cristiana, quale simbolo della pace e della fratellanza fra gli uomini.
Maurizio

11 Giugno ’46 fine della monarchia a Napoli è l’inferno

storie poco note che descrivono i connotati del paese

di Angelo Forgione – 
2 e 3 Giugno 1946, il referendum sancisce un passaggio storico per la Nazione italiana dopo la guerra: la fine della monarchia e la nascita della Repubblica. I Savoia, dopo 86 anni di regno e di danni, perdono per sempre il trono.
Alla vigilia, il Nord del paese spinge per la repubblica ma gli italiani del Sud e delle Isole sono nella stragrande maggioranza monarchici. Il 4 Giugno è il giorno degli spogli e a metà delle operazioni la monarchia sembra in vantaggio, la previsione parla di vittoria del re Umberto II nonostante i misfatti del padre Vittorio Emanuele III nella guerra appena conclusa. È a questo punto che Palmiro Togliatti, leader del Partito Comunista, decide di intervenire direttamente assegnando ai funzionari addetti alle circoscrizioni «autonoma gestione dei voti al di fuori di ogni controllo». Tradotto in soldoni, bisogna far vincere la repubblica a tutti i costi. All’alba del 5 Giugno, senza risultati ufficiali, lo stesso Togliatti comunica l’esito pro-repubblicano ad Umberto II. Dopo un durissimo scontro tra i servizi segreti americani favorevoli alla Repubblica e quelli inglesi favorevoli alla Monarchia, nella notte tra il 5 ed il 6 Giugno i risultati si capovolgono in favore della Repubblica con l’immissione di una valanga di voti di dubbia provenienza.
Nonostante i ricorsi presentati alla Cassazione sui cui giudici Togliatti fa pressioni, Lunedì 10 Giugno vengono comunicati i risultati: 12.672.767 voti per la repubblica, 10.688.905 per la monarchia. In un clima di forti tensioni, tra denunce di schede mai verificate e nascoste nelle cantine del Viminale (altre verranno poi ritrovate non scrutinate nei luoghi più disparati e distrutte), Umberto II parte il 15 Giugno per l’esilio in Portogallo parlando di colpo di Stato nel suo comunicato: «Questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario assumendo, con atto unilaterale e arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell’alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza. Proclamo pertanto lo scioglimento del giuramento di feeltà al Re, non a quello verso verso la Patria, di coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove».
Lo spargimento di sangue, in verità, c’è già stato, e il Re non vuole che continui. Accade
 l’11 giugno del 1946, a Napoli, la città più monarchica d’Italia dove il voto è stato ampiamente a favore del re: 903.651 voti contro 241.973. L’esito del referendum e l’ombra dei brogli spingono i monarchici napoletani a scendere in piazza tra le autoblinde quando, attraversando via Medina, una frangia si dirige verso la sede del PCI dove sono state da poco esposte la bandiera rossa e il tricolore privo dello stemma sabaudo. Spunta una scala che viene piazzata per raggiungere la bandiera italiana ma un marinaio che vi sale è fatto precipitare, perdendo la vita il giorno dopo in ospedale. La polizia fa muro per proteggere il portone del palazzo che ospita il PCI e, sotto ordine giunto da Roma, inizia a sparare sulla folla inferocita. È una carneficina: in 7 arrivarono morti all’ospedale Pellegrini, 1 agli Incurabili e 10 muoiono in agonia tra i circa 150 feriti. Tutti giovani, alcuni sono anche bambini, tra i 12 e i 14 anni. Su queste morti cala il silenzio e nessun processo rende giustizia a quelli che vengono definiti teppisti. Per placare gli animi e “risarcire” la città, il 28 Giugno l’Assemblea Costituente elegge un napoletano a Capo dello Stato, Enrico De Nicola.
Un’altra storia che i libri di scuola non riportano, utile a testimoniare come la storia d’Italia sia costellata di cambi di potere imposti con la forza. Prima l’invasione al Sud della monarchia Sabauda, poi il fascismo, e ancora il comunismo repubblicano… tutte forme di governo ricche di misfatti e delitti per affermare il potere è far vegetare il popolo sulla menzogna.
Napoli, in ogni epoca, ha versato il suo tributo di sangue. La strage di Via Medina somiglia a quella di Pietrarsa del 1863, quando Bersaglieri, Carabinieri e Guarda Nazionale di parte piemontese spararono sugli operai napoletani che difendevano il lavoro. Ottanta anni dopo circa, quello stesso popolo si fece sparare addosso per difendere chi gli aveva sparato contro. Il referendum del 1946, nelle sue modalità poco trasparenti, ricorda molto i falsi plebisciti sabaudi del 1860. I “teppisti” di Via Medina non sono differenti dai “briganti” antisabaudi, i primi sotto il fuoco della monarchia, i secondi sotto quelli della repubblica.
Dinamiche perverse che testimoniano la perdita di memoria dei popoli, frutto di una pianificata costruzione della coscienza storica italiana basata sulla sottrazione della verità. Dinamiche che insegnano che il popolo non ha alcuna sovranità.
La confusione contemporanea è l’unico esito possibile, alimentata da Giorgio Napolitano, figlio politico di Togliatti, che in quei giorni era segretario federale del PCI a Napoli e Caserta e oggi è Presidente della Repubblica capace di festeggiare il 17 Marzo monarchico-sabaudo e il 2 Giugno Repubblicano. ”Tutto cambia affinché nulla cambi“, insegna “Il Gattopardo”.

EBRAISMO e MASSONERIA

 


di Dagoberto Huseyn Bellucci
 

 

simbolo della gran loggia dello stato d’israele
E’ assolutamente fuori discussione che la Massoneria costituisca nelle società attuali il principale sostegno alle strategie sioniste di dominio universale.
L’ organizzazione, i rituali e le stesse finalità della Massoneria sono difatti un’emanazione e il prodotto meglio riuscito del Sionismo internazionale di conquistare alla propria causa un più vasto numero di adepti.
E’ comunque utile sottolineare sin dall’inizio che , nel corso della storia, sono esistite almeno due massonerie: la prima chiamata operativa , la seconda detta speculativa.
Quando noi cerchiamo elementi di emanazione sionista nella Massoneria stiamo parlando della seconda, difatti la prima , quella operativa, non ha niente a che vedere con l’attuale cospirazione politico-economica attuata dai sionisti.
La Massoneria operativa scomparve nel corso del XVII° secolo e venne sostituita dalla Massoneria speculativa. L’originaria massoneria operativa era una fra le molte corporative esistenti nel periodo medievale e funzionali al sistema economico feudale dell’epoca. In quel periodo i massoni erano suddivisi in tre categorie: l’apprendista, l’ufficiale e il maestro. Il grado di maestro veniva ottenuto solamente al termine di una cerimonia nella quale la corporazione riconosceva all’ufficiale di aver realizzato un’opera maestra. La massoneria operativa era – nel quadro delle corporazioni – la categoria dei costruttori , la stessa parola ‘massone’ sia nell’inglese che nel francese significa muratore.
L’ origine di questa corporazione risaliva ai tempi antichi , all’epoca dei collegi dei costruttori romani e non aveva assolutamente alcun fine cospirativo o sovversivo dell’ordinamento feudale.
All’interno della corporazione dei muratori, dei massoni ‘operativi’, doveva esistere certamente una tradizione esoterica, riferibile non solo all’occultamento di quelli che dovevano essere i segreti dell’arte muratoria, ma probabilmente anche a quella che doveva necessariamente essere una sapienza ed una ritualità di tipo superiore. Alcuni autori fra i quali il noto tradizionalista francese Renè Guenon si è spinto a parlare di autentico ‘esoterismo cristiano’ a proposito della Massoneria operativa, in riferimento anche alle opere d’arte , all’architettonica misterica delle cattedrali che in tutta Europa questi sapienti artisti innalzavano in nome di Cristo. I maestri massoni del resto erano addentrati anche a quelle arti tradizionali quali l’alchimia, l’astrologia, la geometria e la matematica, importate in Europa dagli arabi mussulmani e necessarie per l’orientamento delle piante a croce di molte cattedrali oltre a motivi puramente occulti.
Autori di assoluta conoscenza esoterica e tradizionali hanno riconosciuto l’essenziale differenza fra la Massoneria operativa medievale e la successiva Massoneria speculativa: Julius Evola e Renè Guenon hanno sicuramente smascherato in molte loro opere e scritti il ruolo e la funzione della prima in netta contrapposizione alla seconda.
In effetti il simbolismo della Massoneria operativa poneva in relazione fra loro le operazioni di costruzione con il processo d’innalzamento e di rigenerazione spirituale del costruttore. Questa ‘via iniziatica’ era definita ‘Opus’ sia per i massoni che per gli alchimisti, le cui relazioni furono senza dubbio opiù profonde di quanto non si creda. Da cio’ comunque si evince che la Massoneria operativa medievale non venne mai influenzata da alcun esoterismo ebraico anche perché i massoni cristiani europei non ammettevano nelle loro confraternite membri di razza ebraica.
Nella Massoneria speculativa moderna al contrario l’influenza ebraica divenne dominante soprattutto a seguito di alcuni avvenimenti storici quali la Rivoluzione Francese, la Rivoluzione Industriale e l’affermazione della classe borghese quale classe dominante. In effetti la nascita della Massoneria speculativa avvenne a seguito di un processo di degenerazione interno alle vecchie confraternite ‘operative’ , nelle quali vennero ammessi nuovi adepti chiamati inizialmente ‘accepted mason’s’ (Massoni accettati).
Tra il 1640 eil 1660 avvenne la definitiva scomparsa della tradizionale corporazione muratoria, mentre si affermava una nuova organizzazione occulta, segreta, i cui fini e obbiettivi erano esclusivamente politici ed economici, assolutamente estranei all’arte muratoria.
Ad aprire la strada alla Massoneria speculativa sarebbe stata un’organizzazione altrettanto insidiosa e misteriosa che apparve verso la metà del XVII°  secolo chiamata ‘Fama Fraeternitas Rosa Croce’.
L’ordine dei Rosa-Croce ha attirato l’attenzione di innumerevoli autori, soprattutto per la sua inusuale apparizione e per la sua altrettanto repentina scomparsa, ma pochi si sono soffermati sulla sua palese derivazione giudaico-kabalistica. Il primo versetto dello ‘Zohar’ , il testo più importante della kabala ebraica, dice: ‘Che cosa designa la parola Rosa? Essa designa la comunità d’Israele’.
L’emblema dei Rosa-Croce , dove una rosa si incrocia ad una croce sovrapponendosi ad essa, rappresenta nient’altro che l’inconfessato desiderio d’Israele di dominare i regni cristiani europei. Non è un caso che , nell’emblema dell’ordine, appaia anche la massima cristiana INRI la quale però , in questo caso , non dev’essere intesa come ‘Iesus Nazarenus Rex Iudeorum’ bensì nel suo significato autentico di ‘IGNE NATURA RENOVATUR INTEGRA’ sostanzialmente collegato ai rituali massonici moderni e ad una visione panteistica dell’universalismo e del cosmo.
La società dei Rosa Croce apparve nell’anno 1614 attraverso la pubblicazione di un volume noto con il titolo di ‘Fama Fraternitas’ ma in realtà intitolato ‘Comune e Riforma Generale del Mondo secondo la Fama Fraternitas del Venerabile Ordine dei Rosa Croce’ sottotitolata ‘Messaggio indirizzato a tutti i Re e i Saggi d’Europa’.  In questo volume, suddiviso in due parti, si parla di una riunione presenziata dal Dio Apollo e – nella seconda parte – del ruolo della stessa Fama Fraternitas di asse di rinnovamento spirituale e di rinascita per l’intero pianeta. Il presunto fondatore dell’ordine rosacrociano sarebbe stato un certo Christian Rosencreutz, presentato ai neofiti e agli adepti quale prototipo di uomo perfetto.
In realtà sulla leggendaria figura del misterioso Rosenkreutz circoleranno molte voci , ma nei fatti trattasi probabilmente di un personaggio inventato di sana pianta. Il suo appello ai potenti d’Europa non venne mai preso sul serio e cadde nel vuoto, in un’epoca nella quale altre leggende e miti riaffioravano nell’immaginario collettivo europeo (si pensi alla figura del prete Gianni, sovrano e sacerdote di un improbabile regno cristiano d’Oriente e delle molte voci diffuse sul suo conto da mercanti e navigatori). Sull’ordine della ‘fama Fraternitas’ , soprattutto dopo la pubblicazione di una seconda opera ‘Confessio Fraternitas’ apparsa nel 1615, si diffusero una serie infinita di storie, notizie, aneddoti i più inventati dall’immaginario collettivo. Il suo fondatore, avvolto nel mistero che circondava la Confraternita stessa, venne lodato e reso celebre soprattutto attraverso una storia fantastica che parlava di lui come di un cavaliere di nobili origini di razza tedesca, il quale durante il pellegrinaggio in Terrasanta sarebbe venuto in contatto con una setta iniziatica e misteriosa denominata ‘dei savi di Damkar’.
Secondo il racconto che venne fatto circolare in molte città europee il nobile Rosenkreutz avrebbe poi trasmesso a sette giovani selezionati fra l’aristocrazia dell’epoca le conoscenze esoteriche acquisite, ritirandosi a vivere da eremita in una grotta dove sarebbe morto all’età venerabile di 106 anni nel 1484. Nel 1618 uno scrittore cattolico che si firmava con lo pseudonimo di Christophorus Nigrinus et Theologos (forse un gesuita) pubblicò un libro dal titolo ‘Sphinx Rosea’ per denunciare come dietro la misteriosa confraternità si celassero in realtà gruppuscoli protestanti il cui obbiettivo era la scristianizzazione dell’Europa. Non và dimenticato che si parla di un periodo caratterizzato dalle Guerre di Religione e segnato da una innumerevole serie di visioni apocalittiche. Oltretutto l’autore , cattolico, utilizza la polemica anti-rosacrociana in funzione essenzialmente anti-protestante , prendendo quale spunto per la sua tesi la similitudine fra il simbolo dell’organizzazione e quello dello stemma di Martin Lutero.
In realtà la critica aperta ai Rosacroce sin dalla loro apparizione dimostra casomai la precarietà del disegno politico che questa organizzazione intendeva portare a compimento, l’instabilità del terreno socio-politico e l’impraticabilità dell’attuazione – nel XVII° secolo – di una cospirazione occulta. Certamente non è casuale che di ‘savi’ si ritornerà a parlare qualche secolo più tardi e precisamentea proposito di quelli ‘anziani’ di Sion , per quello che si sarebbe rivelato – alla luce dei fatti – il complotto organico compiuto in maniera scientifica e programmatica dal Gran Sinedrio Ebraico Mondiale. Per quanto riguarda Rosenkreutz dobbiamo rilevare come debba – la sua apparizione – essere riferibile soprattutto sul piano simbolico , rappresentante del Kahal ebraico posto in Germania sottomesso al Gran Kahal di Gerusalemme , del quale diviene emissario e messaggero di un piano di sovvertimento anti-cattolico plasmato all’interno della più vasta e generale Riforma Protestante. All’interno dell’organizzazione dei Rosacroce si muovevano in quel periodo una serie di personaggi discutibili e affatto sconosciuti.
A detta di alcuni autori sarebbero stati riconosciuti come Rosacroce alcuni ebrei tedeschi fra i quali Tobias Adami e Abraham Holzel , responsabili peraltro della ‘conversione’ rosacrociana del noto frate Tommaso Campanella.
Inutile rilevare , in questa sede, i numerosi passaggi pseudo-teologici estratti direttamente dal talmudismo dalla setta rosacrociana: ‘Noi abbiamo una scrittura magica – scrivono nei loro libri – riproduzione esatta della Lingua Divina, così come Lui lo ha trascritto di Sua Volontà… La nostra è la lingua di Adam ed Henoc, e anche se comprendiamo i misteri e possiamo svilupparne il senso è impossibile ottenere lo stesso scopo nel latino, volgare idioma contaminato dalla Babele delle razze… la nostra filosofia è quella di Adamo, Noè e Mosè , la stessa posta in opera da Salomone…’
Approfittando del prestigio che ancora godeva in tutta Europa l’alchimia , i rosacroce pretesero di essere a conoscenza del segreto della pietra filosofale. Un’operazione di diversione che servirà alla Fama Fraternitas di coagulare attorno a sé numerosi avventurieri, nobili e affaristi cristiani attratti da questa prospettiva economica. Del resto come riconobbe anche il massone e giudaizzante esoteriste Eliphas Levi nella sua ‘Storia della Magia’ l’idea dei compilatori della Kabala ebraica era quella di ‘impadronirsi abilmente del potere’. La menzogna divenne un’arte., l’inganno il modus operandi, l’intrigo e la delazione due strumenti di scalata ai vertici del potere , i soldi soprattutto la migliore garanzia di successo per quella che possiamo chiamare la plutocrazia sionista ante-litteram.
La setta rosacroce scomparve comunque rifluendo nel magma delle varie eresie protestanti, mentre in tutta l’Europa del Nord il vento della Riforma conquistava posizioni di rilievo arrivando a controllare l’intera Gran Bretagna dove al seguito di Cromwell arrivarono turbe di ebrei soprattutto provenienti dalla influente comunità olandese residente a Amsterdam.
‘Curiosamente’ con il trasferimento del Gran Kahal oltre la Manica incominciò anche il declino della potenza navale olandese mentre, di lì a pochi anni sarebbe emersa con tutta la sua potenza la Gran Bretagna calvinista e giudaizzante quale novella Israele. Londra sarebbe diventata l’assoluta potenza dei mercati economici e l’alfiere di un capitalismo finanziario ancora in stato embrionale.
La storia della Massoneria da questo momento si incrocerà inevitabilmente proprio con le conquiste protestanti e l’assoluta libertà concessa alle comunità ebraiche , simbiosi necessaria per strutturare attorno ad un’unica strategia operativa l’attacco frontale contro la Cristianità. L’anno 1717 vide la fondazione in Gran Bretagna della Gran Loggia d’Inghilterra , l’atto costitutivo , l’ufficializzazione pro-forma , della Moderna Massoneria speculativa. La nuova Massoneria si sviluppò in maniera sorprendente attirando fra i suoi ranghi molti rappresentanti dell’aristocrazia fra i quali: John Montagù (Gran Maestro nel 1721) Philippe Wharton l’anno successivo , il Duca di Dalkeith, quello di Richmond , Lord Colerane , il Visconte di Kensington.
Il Duca di Norfolk e altri ancora. Il ruolo puramente rappresentativo di questi nobili all’interno dell’organizzazione massonica è evidenziato dalla strategia adottata dalla Gran Loggia ‘Madre’ che – di lì a poco – avrebbe aperto le proprie porte a numerosi membri del cattolicesimo così come a protestanti e ebrei. Questi ultimi comunque sarebbero rimasti esclusi per molto tempo dalla Massoneria d’ispirazione tedesca, influenzata direttamente dalla pre-esistente società della Santa Vehme di chiare radici cristiane e di tendenze razziste e anti-ebraiche. Dalla Gran Bretagna comunque la Massoneria iniziò a estendere il suo potere sull’intero continente particolarmente in Francia dove avrebbe svolto un ruolo di primo piano nell’elaborazione ideale della Rivoluzione ‘illuminista’ del 1789. Le trame massoniche non lasciavano dubbi circa l’intenzione che nel vecchio continente si sarebbero sviluppati dei sovvertimenti di tipo socio-politico , così come filosofico-ideali dal carattere spiccatamente anti-cristiano.
Per meglio operare sul territorio europeo la Masoneria si scisse dando vita a numerosi ordini autonomi e a distinte obbedienze. A partire dalla seconda metà del XVIII° secolo numerosi furono i casi di scissioni e di costituzione di Logge indipendenti da quella ‘madre’ britannica: nacquero così la Gran Loggia di Francia e quelle di Germania,Spagna e Italia. Nella cittadina di York si arrivò alla scissione interna e alla creazione di un rito massonico distinto , detto appunto ‘di York’, secondo un criterio di più rigorosa selezione e di maggiore ricerca circa i rituali massonici antichi.
Nel 1764 il massone irlandese Dermott pubblicò un volume nel quale dimostrerà l’assoluta discendenza del nuovo rito da quello antico di Hiram, l’esistenza di un quarto grado di iniziazione massonica, l’assoluta certezza dell’esistenza di una Sapienza superiore anche alla Kabal ebraica.
Si trattava del mito della parola perduta da Hiram , l’architetto del Tempio di Re Salomone, colui il quale viene assunto nell’iconografia massonica come il ‘costruttore per eccellenza’ , l’archetipo di ogni massone.
La parola perduta da Hiram non poteva non esser nient’alro che la pronuncia corretta del kabalistico ‘Schem ha Meforasch’ , il nome Divino composto da quattro lettere o tetragramma ‘JHVH’ utilizzato da Mosè per operare i suoi Miracoli. Da questo volume del Dermott sorsero il quarto grado dell’attuale rito inglese, il quinto di quello francese, il tredicesimo e quattordicesimo di quello scozzese e il 31° di quello di Misraim.
Il problema dell’esistenza di riti massonici diversi non inficia affatto l’unità d’intenti della Massoneria, anzi. L’esistenza di Grandi Orienti distinti (come nel caso italiano) ha – nel corso di questi secoli – rinsaldato il vincolo di fedeltà e affilato la strategia di conquista massonica delle società cristiane, attraverso programmi di laicizzazione e di ateismo, di sincretismo e di violenta polemica anti-cattolica.
Nel 1813 avverrà l’unificazione di molti massoni di rito ‘antico’ nella Gran Loggia Unita d’Inghilterra, così da ottenere un unitaria struttura destinata ad esportare il proprio modello in diverse nazioni, soprattutto in quelle legate alla Corona: Canada, Giamaica,Gibilterra,Malta, Giordania,India,Australia e Nuova Zelanda.
Per avere una idea chiara del ruolo, dell’influenza e del dominio che la Massoneria raggiunse in Gran Bretagna ricordiamo come Gran Maestro dell’Ordine divenne nell’anno 1900 il futuro re Edoardo VII°.
Dalla centrale Gran Loggia dipendeva nella sola Londra ben 373 Logge minori dette di ‘S.Giovanni’ le quali spesso verranno identificate come ‘Logge Azzurre’ o ‘simboliche’. Le logge di questo genere sono quelle nelle quali si ritrovano solamente i primi tre gradi massonici, e quindi possiamo definirle ‘periferiche’ rispetto al centro. In tutta la Gran Bretagna – in quel periodo – esistevano 2045 Logge ‘azzurre’ , con almeno 200.000 adepti, accanto alle quali operavano anche i massoni della Gran Loggia di Scozia.
Tra il 1900 e il 1927 vennero create nella sola Londra un qualcosa come altre 300 nuove Logge .
Oltre a queste esistevano le Logge che seguivano il rito detto di ‘York’ , proveniente – si diceva – dall’antica fratellanza della cittadina omonima.
La differenza sostanziale fra i due riti è rintracciabile essenzialmente nell’importanza che assume in quest’ultimo l’insegnamento kabalistico, così – nel rito di York – avremo i seguenti gradi d’iniziazione:
1° Apprendista,
2° Compagno,
3° Maestro (identici al rito inglese)
4° Maestro Esaminato,
5° Maestro del Primato,
6° Maestro Eccellente
e per finire il più alto che è il 7° chiamato del Gran Maestro dell’Arco Reale.
Nel rito di York delle Logge statunitensi vennero inoltre aggiunti altri due gradi iniziatici (ricordiamo che negli Stati Uniti il rito di York è maggioritario rispetto a quello inglese)  l’ 8° di Maestro Reale e il 9° di Maestro Scelto.
La Massoneria americana di rito di York si installò a Filadelfia sin dalla metà del XVIII°secolo lavorando di concerto alle istanze indipendentiste dei nazionalisti americani. Analogamente i massoni sarebbero stati all’origine dei riusciti tentativi di destabilizzazione del Messico, alla successiva crisi interna in quel paese e alla sua progressiva scristianizzazione.
Unitamente ai riti inglese e di York nell’America settentrionale prese a diffondersi il rito scozzese, il quale venne riorganizzato rispetto all’originario sistema d’iniziazione partorito in Francia dalla metà del XVIII° secolo.Negli Stati Uniti il rito massonico scozzese è attualmente il più influente, oltre ad esser quello che – forse più degli altri – ha assimilato elementi kabalistici al suo interno. 
Suoi gradi iniziatici vennero riordinato nel 1801 da alcuni fratelli di razza ebraica: Esteban Morin, Isaac Da Costa, Isaac Long, Manuel de La Motta, Abraham Alexander , Moises Cohen.
Il rito scozzese da quel momento si compose di 33 Gradi così suddivisi.
1° Apprendista,
2° Compagno,
3° Maestro,
4° Maestro Segreto,
5° Maestro Perfetto,
6° Segretario Intimo,
7° Giudice,
8° Intendente dell’Edificio o Maestro d’Israele,
9° Maestro Eletto dei Nove,
10° Maestro Eletto dei Quindici,
11° Sublime Cavaliere Eletto,
12° Gran Maestro Architetto,
13° Cavaliere dell’Arco Reale,
14° Grande Croce della Cripta Sacra,
15° Cavaliere d’Oriente o della Spada,
16° Principe di Gerusalemme,
17° Cavaliere d’Oriente e d’Occidente,
18° Sovrano Principe Rosacroce,
19° Gran Pontefice della Gerusalemme Celeste,
20° Venerabile Maestro delle Logge Regolari,
21° Cavaliere Prussiano,
22° Cavaliere Reale o Principe del Libano,
23° Capo del Tabernacolo,
24° Principe del Tabernacolo,
25° Cavaliere del Serpente di Bronzo di Mosè,
26° Principe Trinitario,
27° Sovrano Commendatore del Tempio di Salomone,
28° Cavaliere del Sole,
29° Grande Croce di Sant’Andrea,
30° Cavaliere Kadosh ,
31° Grande Ispettore Inquisitore,
32° Sublime Principe del Segreto Reale,
33à Sovrano Grande Ispettore Generale.
Infine per ciò che riguarda la Massoneria francese segnaliamo come questa sia divisa attualmente in tre obbedienze:
– la Gran Loggia di Francia,
– il Grande Oriente di Francia
– la Gran Loggia Indipendente.
A queste devesi aggiungere una sorta di bassa massoneria, conosciuta come Loggia dei Diritti Umani che praticava una variante del rito scozzese.
Il rito francese è una versione moderna del Rito Scozzese adottata sembra nell’anno 1776 e fondata su 25 Gradi d’Iniziazione . La storia dell’influenza massonica nelle vicende francesi degli ultimi tre secoli appare una costante così come il suo assoluto predominio della scena politica, sociale, economica,finanziaria.
La Francia appare la nazione più giudaizzata d’Europa in virtù proprio dell’enorme lavorio sotterraneo che ha contraddistinto tre secoli di attività massonica. Crediamo inutile in questa sede ripercorrere la storia degli interventi massonici nella vita nazionale francese , anche perché – ‘de facto’ – si tratterebbe di una storia della Francia.
Rimandiamo in proposito a due eloquenti libri editi oltrealpe a firma Dominique Setzepfandt : ‘Paris Maconnique’ e ‘Guide du Paris Esoterique’ entrambe lucide testimonianze dell’evidente architettura massonico-esoterica che la capitale transalpina conserva a memoria della sua Rivoluzione dei Lumi.
Ricordiamo solamente per i nostri lettori la piramide eretta in occasione del bicentenario rivoluzionario dal fratello massone Mitterand che sovrasta l’entrata al Museo del Louvre e domina una stella di Davide dove- non raramente- è possibile trovare qualche fedele ebreo intento nelle proprie preghiere….
La famosa piramide del Louvre scrive Carlo Alberto Agnoli voluta tra mille polemiche dal presidente della repubblica Mitterand e da lui inaugurata nel 1988 , in significativa coincidenza con la vigilia del bicentenario della Rivoluzione Francese. Il progetto prevedeva che essa fosse composta di 666 losanghe di vetro, e tale numero fu annunciato alla stampa che lo diffuse tra il pubblico (confronta l’articolo apparso su ‘La Repubblica del 5 marzo 1988 ‘Mitterand ha benedetto ieri la piramide di vetro del Louvre). A quanto riferisce la rivista ‘Sous la banniere’ del settembre-ottobre 1992 in realtà sui lati di quel monumento si contano 673 losanghe tra intere e spezzate. Ciò evidentemente per esigenze costruttive. Ma questo numero, 666, che appare 2 volte anche sulla pubblicazione ufficiale di presentazione, costituisce un evidente e intenzionale richiamo alla profezia contenuta nell’Apocalisse di S.Giovanni.”
Rimandiamo al prossimo capitolo un’analisi compiuta relativa alla Rivoluzione Francese e ai suoi sviluppi liberali e socialisti del XIX° secolo.
La situazione degli altri stati europei non è assolutamente diversa: influenzati dalla Rivoluzione Francese i ceti intellettuali, la classe borghese e quella dei nascenti capitani d’industria sarebbero confluiti direttamente all’interno delle Logge Massoniche che, un po’ ovunque, spuntavano come funghi, ad Ovest come ad Est.
In Romania la Massoneria si introdusse a metà del XIX° secolo proveniente dalla Francia.
La prima loggia venne fondata nel 1859 a Galatzi (Loggia ‘Stella del Danubio’) seguita da quelle di Bucarest nel 1863 (‘Heliopolis’) , Braila nel 1865 (‘Faro Ospedaliero’) ancora Galatzi nel 1865 (‘Scuola Pitagorica’) , Bucarest nel 1867 (‘Eguaglianza’ e ‘Fraternità di Bucarest’), Pitesti nel 1871 (‘Corona di Michele’), e ancora Bucarest nel 1874 (‘Armonia’).
I principali dirigenti di queste confraternite massoniche erano essenzialmente ebrei, fra i quali ricordiamo: Iuliu Schein, Edoardo Ludwig, il dr. Bernarth, Dietz, il dr.Feldescu (Feld), Israel Preziado, Iuiliu Szekulies, Ede Hertz, il dr. Weisz.
Ma , considerando il forte antigiudaismo nella popolazione rumena dell’epoca (la quale conosceva molto bene l’influenza nefasta dei ‘deicidi’, soprattutto nelle regioni settentrionali dove la popolazione locale, i motzi, vivevano in stato di perenne indigenza ma anche di ostilità verso questa casta di mercanti) , molte cariche direttive furono ricoperte da elementi locali. In particolare si cercò di far risaltare il cosmopolitismo e l’universalismo dell’ordine, la tolleranza e il dialogo, promuovendo per esempio elementi di nazionalità magiara o tedesca ai massimi livelli.
Nel 1880 venne decisa l’unificazione delle diverse logge rumene che andarono a creare la Gran Loggia Nazionale di Romania di rito francese. Al momento della sua fondazione quest’organismo contava di 26 logge simboliche, varie logge minori dell’Arco Reale, della Rosacroce e un Supremo Consiglio di Grado 33°.
A questa Loggia Nazionale di Romania si andranno successivamente ad unire le logge della Bulgaria e quelle dei residenti rumeni negli Stati Uniti. Le relazioni che la massoneria rumena mantenne con la Massoneria Ebraica del B’nai B’rith furono sempre molto strette.
Nel 1922 quando venne inaugurato il nuovo Tempio Massonico presero parte alla cerimonia importanti membri di quest’ordine riservato ai soli ebrei , molti dei quali provenienti dall’America, insieme a una delegazione del Grand’Oriente di Francia.
Nell’anno 1930 la Massoneria rumena appoggiò il ritorno di re Carol II° , il quale venne affiancato dalla sua amante ebrea Elena Lupescu responsabile della cospirazione che portò all’assassinio del leader della legionaria Guardia di Ferro, il comandante Corneliu Codreanu.
In quel periodo i principali dirigenti massonici erano: l’omosessuale Ion Pangal, il greco Anton Theodoridi, Vasile Roata, Zamfir Arbure, Mihail Naradunghian di origini armene, Ion Peretz, ebreo, il dr.Uliov ebreo, il colonnello Victor Radovici (Radowitz) ebreo, e Paul Bratasanu.
Dell’amministrazione dei Gradi Simbolici della Gran Loggia Nazionale (domiciliata in strada Scaun N°29) a Bucarest venne incaricato in questo delicato periodo l’ebreo Ludwig Servatius.
Nel 1940 il Maresciallo Antonescu prese il potere destituendo re Carol II° e imponendo uno stato totalitario acclamato dalla popolazione come liberatore.
Il re e la sua amante ebrea vennero costretti all’esilio in Francia, così come molti alti membri della Massoneria. La Massoneria venne disciolta e molti fratelli arrestati.
A Bucarest venne aperta al pubblico – sul modello adottato dai tedeschi in Francia  una grande mostra anti-massonica dove vennero esibiti molti documenti che riferivano delle trame delle Logge con la passata amministrazione reale.
Nel 1941 vennero arrestati molti appartenenti alla comunità ebraica accusati di attività cospirativa e dichiarata guerra all’URSS.
Quando nel 1944 il giovane sovrano – Mihail (figlio di Carol) tradì la fiducia di Antonescu , aprendo le porte alla bolscevizzazione del paese, i russi arrivarono fino a Bucarest.
La Massoneria riaprì le sue logge all’ombra del potere sovietico.
Gran Maestro del nuovo ordine fu eletto Petru Groza sposato ad un’ebrea.
L’affermazione di una dittatura sovietica in Romania avrebbe brevemente riportato il paese sotto le grinfie del Giudaismo: Anna Pauker , Theoari Gheorghescu e Lothar Radaceanu tutti ebrei assunsero la leadership del Partito Comunista rumeno.
Ritorneremo, in altra sezione della presente opera, a parlare dell’influenza e delle convergenze fra Ebraismo, Sionismo e Comunismo.
Basterà, a fugare ogni dubbio, la dichiarazione del Dr. Antoniu , Maestro dell’Ordine che nel 1948 proclamò essere ‘il regime comunista il mezzo capace di di soddisfare i desideri dell’Umanità’. Sebbene ufficialmente sciolte, per un breve periodo , verso la metà degli anni ’50 le Logge Massoniche continuare a lavorare all’ombra del potere comunista, tanto che il loro Gran Maestro Groza divenne presidente della Repubblica Democratica Popolare di Romania.
In Italia la Massoneria è assai più antica e sviluppata di quella rumena, i suoi tentacoli soffocano la vita nazionale sin dalla prima metà del XVIII°secolo .
Venne introdotta dalla Gran Bretagna nel 1732 e costituita in Firenze sotto la supervisione del dr. Antonio Cocchi.
Ecco come ‘Hiram’ – rivista del Grand’Oriente d’Italia con sede nel Palazzo Giustiniani in Roma –descrive la costituzione della prima loggia massonica italiana: ‘I fratelli inglesi e irlandesi che per primi si son occupati della Loggia fiorentina affermarono che non essendo mai stato quel gruppo iscritto sul registro di una qualche Gran Loggia , non era mai esistito perché – secondo loro – una Loggia per essere costituita e funzionante doveva essere patentata da un’autorità centrale  o Gran Loggia. Ma essendo poi risultato che a Firenze venne realmente costituita, fu supposto che il Sackville partendo da Dublino , avesse portato con sé un ‘Masonic Warrant’ rilasciatogli dalla Gran Loggia d’Irlanda la quale – dicono – cominciò a rilasciare patenti dal 1733 e fu la prima G.L. a farlo. E’ possibile. Ma che i Liberi Muratori di allora credessero indispensabile possedere un tale documento per riunirsi,  per far nuovi fratelli e dar vita a una Loggia , nessuno può ormai sostenerlo seriamente, perché gli studi e le ricerche degli ultimi 70 anni han rivelato che fin dai primi anni di esistenza della nostra Muratoria per tutto il 700 e anche dopo , si compirono tutti gli atti predetti senza chiedere permesso o autorizzazione a Gran Logge o  Logge. Sino a prova contraria si deve dunque ammettere che i fratelli inglesi in Firenze non aderirono a nessuna autorità muratoria centrale, la loro loggia non fu iscritta sul registro della G.L. di Londra, né in quello della G.L. d’Irlanda né di altro stato e – per incompatibilità di carattere – non aderì alla G.L. di Francia (la prima sorta sul continente) perché giacobita ed i fratelli inglesi del gruppo fiorentino erano certamente hannoveriani e anti-giacobiti intransigenti. Sotto la data del 22 giugno 1733 il Cocchi annotò di aver restituito la chiave della cassa dei Free Masons avuta in consegna dal ‘Cav.’ Quando questi lo deputò Maestro. Codesta chiave serrava ed apriva la detta cassa allogata in qualche luogo nella casa (albergo di Monsù Pasciò o la pensione del fratello Collins) in cui la Loggia si riuniva. ….Il fratello Sackville tornò in Irlanda dopo il giugno 1733 ed il suo nome fu citato da un giornale di Dublino tra i presenti ad un’assemblea della G.L. di quel regno del 22 Novembre di detto anno….Il 4 Agosto 1732 quando il dott. Antonio Cocchi fu fatto Muratore erano presenti 9 fratelli… la Loggia da quel giorno contò 12 membri….’  
       
A questa prima loggia, avventurosamente creata da elementi britannici in Firenze, se ne aggiunsero altre nella stessa città e a Livorno, autentica ‘Sion d’Italia’ . la città che più di ogni altre nel nostro paese aveva ospitato e sostenuto l’espansione di una fiorente comunità ebraica sin dalla sua costituzione a metà del XVI° secolo. L’Ordine dei Liberi Muratori Inglesi si costituì dunque soprattutto nel Granducato di Toscana e in particolare laddove l’elemento ebraico aveva maggiormente goduto di privilegi e speciali considerazioni. Basterà qui brevemente ricordare la Legge detta ‘Livornina’ che fece di Livorno, costituitasi in città in epoca rinascimentale, un porto franco dove sbarcarono turbe di ebrei sefarditi provenienti dalla Spagna e dai paesi del Maghreb.
Nella città di Napoli si creò una Gran Loggia che avrebbe assunto notevole influenza alla corte borbonica. Fernando IV° emanò un’editto anti-massonico che però venne revocato su pressione di sua moglie Carolina d’Austria quest’ultima in stretto contatto con le Logge assieme a sua sorella Maria Antonietta regina di Francia. La triste fine di quest’ultima, ghigliottinata durante la fase più acuta del cosiddetto Terrore Giacobino, aprì sicuramente gli occhi alla sorella che ruppe definitivamente con i massoni del Regno delle Due Sicilie.
Tutta la Massoneria italiana sostenne l’intervento francese quando Napoleone Bonaparte invase la penisola. In quel periodo si diffuse il rito scozzese per l’attività dell’ebreo Marc Bedaridde (della famiglia Ben Darrid proveniente dalla Provenza francese) il quale – dopo aver preso parte alla battaglia di Marengo- venne iniziato massone in una Loggia di Cesena nell’anno 1801.
Arrivato al 18° Grado di Sovrano Principe Rosacroce il Bedaridde fu tra i fondatori di una Loggia di rito scozzese a Firenze , la San Napoleon.
Dopo aver costituito un Cenacolo Massonico in Pisa , il Bedaridde creù un nuovo rito massonico chiamato di Misraim, che nella lingua ebraica significa ‘degli Egizi’.
Il nuovo rito si componeva di 90 Gradi Massonici dedotti dalla Kabala Ebraica suddivisi in quattro serie.
Assieme ai suoi fratelli Jacob e Juseph costituì nel 1815 la prima Loggia di rito egizio in Parigi , chiamata dell’arco di Iris. L’obbiettivo primario dell’ebreo Bedarride era quello di controllare i nuovi affiliati attraverso la costituzione di una Loggia intermedia comunque controllata dalle Logge Madri di Londra e Parigi.
Nell’anno 1838 un altro ebreo Jacob Marconis creò un altro rito detto di Memphis il quale procedeva da quello di Misraim e de facto ne riutilizzava simbolismo e gradi iniziatici.
Varie volte avvennero unificazioni e scissioni tra i fratelli dei due riti egizi, i quali spesso diedero vita a Gran Logge miste di rito Misraim-Memphis delle quali divenne Gran Maestro il ‘rivoluzionario’ Giuseppe Garibaldi.
Anche in questo caso l’influenza ebraica sulle nuove confraternite fu palese e onnipresente.
L’apporto ebraico e massonico al cosiddetto risorgimento italiano è considerevole e documentato in innumerevoli volumi.
Per maggior correttezza citiamo un’autore ebreo , Eugenio Saraceni, che nella sua ‘Breve Storia degli Ebrei e dell’Antisemitismo’ scrive: ‘Notevole (specie se si tiene conto del loro numero esiguo) fu infatti il contributo degli ebrei italiani al Risorgimento. Mi limito a qualche nome: Daniele Manin , insigne studioso e uomo politico, artefice della resistenza a Venezia nel ’48; Giuseppe Revere , vivace poeta e giornalista, combattente sulle barricate di Milano e sulla laguna veneta; Giuseppe Finzi, eminente mazziniano, anch’egli combattente sulle barricate di Milano e per questo condannato dall’Austria a diciotto anni di fortezza,; il medico triestino Giacomo Venezian e il giovanissimo Ciro Finzi, caduti entrambi nella difesa della Repubblica romana; Isacco Artom, validissimo e intimo collaboratore di Cavour; Angelo Usiglio , che lo fu dapprima di Ciro Menotti e più tardi di Mazzini.’     
 
In un trafiletto apparso su La Repubblica del 20 settembre 1990 ( 120° anniversario della Breccia di Porta Pia) la Massoneria per dichiarazione del suo Presidente dei Riti e Gran Maestro Giorgio Paternò rivendicò pubblicamente il Risorgimento. ‘la Massoneria italiana che di quel Risorgimento fu artefice prima – scriveva il Paternò – non può non ricordare come un retaggio glorioso ed inalienabile della Patria, dall’apertura di quella breccia di Porta Pia per la quale entravano nell’universalità perenne di Roma , insieme l’Italia e la Libertà dello Spirito’
Non è casuale che un’alto dignitario del Gran Sinedrio , qual’era lord Benjamin Disraeli, poteva osservare tranquillamente nella sua opera ‘Vita di Lord George Bentinek’ :’Se il lettore getta gli occhi sui governi provvisori di Germania, d’Italia e perfino di Francia formati in questo periodo , egli riconoscerà in tutti l’elemento ebraico…’.
L’intera epoca cosiddetta risorgimentale, del resto non solo in Italia, è coincidente con l’affermazione dell’elemento ebraico e l’attacco massonico alle istituzioni dei principali stati europei.
Nell’anno 1848, che viene ricordato nei nostri libri di scuola esclusivamente per lo scoppio della 1°Guerra d’Indipendenza, avviene nell’intera penisola un’avvenimento di portata epocale: in tutti gli stati italiani sono abbattute le misure anti-ebraiche di discriminazione e contenimento e vengono schiusi i Ghetti. Ovunque gli ebrei partecipano attivamente a quel processo di ‘risorgimento’ nazionale adoprandosi nella propaganda anti-asburgica. 
‘Un drappello di ebrei torinesi si unì ai volontari delle altre comunità ebraiche e formò la 7° Compagnia Bersaglieri Ebrei. Nel periodo della formazione d’Italia emerse Manin…. Suo padre era figlio di genitori ebrei veronesi convertiti: Samuele e Allegra Medina, i quali avevano assunto il cognome di Manin in onore al loro padrino al fonte battesimale. Cavour deve in parte l’’elezione a deputato, nel 1853, al rabbino maggiore Lelio Cantoni che allora godeva di alta autorità negli ambienti politici della capitale. Fra i parecchi ebrei collaboratori di Cavour , il più in vista fu Isacco Artom, suo segretario particolare divenuto più tardi segretario generale agli Esteri, posto che occupò per diversi anni. Artom fu il primo ebreo entrato in senato. Operarono vicino a Cavour all’Interno molti ebrei: il giornalista Dina, il caricaturista Redenti, nato Nacnami, Giuseppe Finzi , ex mazziniano, D’Ancona, Avigdor e , fuori d’Italia, i banchieri Rothschild e Fould, coi quali ebbe rapporti frequenti. Fra gli artefici del nostro risorgimento , Giuseppe Mazzini è stato il più vicino all’anima ebraica. Così pensa Ercole Specos il quale sostiene che il motto mazziniano ‘Dio e Popolo’ era stato il motto dei profeti d’Israele. Mazzini a Londra ebbe ad un dato momento, come factotum, Luigi Wolff, che passava per tedesco, ma parlava alla perfezione l’inglese, il francese e l’italiano. Più tardi si scoprì che era un Ebreo. Sempre Mazzini nel 1847 scriveva degli Ebrei: ‘Essi meritano amore, rispetto e stima al pari di qualunque altro…’ ……Anche attorno a Garibaldi gli ebrei non scarseggiarono. Liquidati i sentimentali che avevano rischiato la pelle per fare l’Italia , gli affaristi presero il sopravvento e cominciò la scalata a tutti i poteri da parte di avventurieri senza scrupoli….E’ proprio a quest’epoca che risalgono le baronie e i titoli degli Ebrei Franchetti, Todros, Corinaldi, Montel, Leonino, Levi, Lombroso, Castelnuovo, Vitta seguiti più tardi dagli Ottolenghi, De Veali, Sacerdoti, Weil, Weiss, Padoa, Da Zara ecc..
La Massoneria fu la scala usata dagli ebrei per l’arrembaggio al nuovo stato. Costituito il Grande Oriente Italiano nel 1861 fu posto a capo un certo Cordova, al quale successero De Luca, Frapolli, Lemmi, Ferrari, Nathan; il primo segretario del Grand’Oriente fu Davide Levi: una tribù di ebrei e di marrani.       
   
Del resto non sarà certo un caso che sia Mazzini che Garibaldi fossero due noti membri della Frammassoneria e che proprio attraverso le interessate manovre della Loggia Madre d’Inghilterra il secondo riuscirà a portare a termine la famosa spedizione dei Mille.
‘Negli intrighi e nelle speculazioni finanziarie che affondano le proprie radici nella spedizione dei Mille –scrive Piero Sella – si distinguono i banchieri israeliti Adami e Lemmi cassieri del mazziniano Partito d’Azione cui Garibaldi aveva aperto le porte del Sud. L’Adami che vettovaglia la spedizione e paga sottobanco con denaro massonico i vapori rubati , Piemonte e Lombardo, ottiene poi dal Garibaldi una concessione per la costruzione delle ferrovie nel Mezzogiorno, concessione per la quale lo stato avrebbe dovuto accollarsi ogni perdita di gestione. Al Lemmi, cognato e collaboratore dell’Adami toccheranno i monopoli dei tabacchi e la carica di Gran Maestro della Massoneria.’  
Nel 1875 la Massoneria celebrò definitivamente la conquista dell’Italia traslando la sua sede nazionale a Roma e fondendosi in un’unica Grande Loggia. La conquista giudaico-massonica della capitale divenne palese quando a sindaco della città che fù dei Cesari, delle Aquile Imperiali e del Vaticano Chiesa di Cristo , salì l’ebreo Ernesto Nathan successivamente, vedremo, impegnato nelle trame che avrebbero portato l’Italia a schierarsi al fianco delle democrazie occidentali franco-britanniche contro gli Imperi Centrali nella 1° Guerra Mondiale.
I dirigenti della Massoneria trionfane in Italia erano oltre ai già menzionati Lemmi e Nathan, l’ebreo Gay, il protestante Giorgio Sonnino e l’altro protestante 33° Saverio Fera il quale – nel 1908 – accusò il Grand’Oriente di Palazzo Giustiniani di favorire – a dispetto di un confessato conservatorismo – l’anarchia e la rivoluzione sociale. La fronda interna del Fera porterà alla scissione di un numero considerevole di fratelli che lo seguiranno per dare vita al Grand’Oriente di Piazza del Gesù.
A motivo di questa sordida lotta intestina alla Massoneria italiana si deve registrare l’assassinio del Gran Maestro Ballori  trovato morto all’interno dello stesso Palazzo Giustiniani nel 1917. Dal ’17 al ’24 divenne Gran Maestro l’ebreo Ernesto Nathan  (riprendendo una carica che aveva mantenuto ininterrottamente dal 1896 al 1904) fin quando su ordine del Governo Mussolini la Massoneria venne sciolta e le Logge chiuse.
La lotta del Fascismo contro la Massoneria seppur di vecchia data non risolse alla radice il problema massonico italiano. Da un lato perché numerosi fratelli avevano aderito al Fascismo e ne continuavano ad influenzare la politica dall’interno (fra questi Italo Balbo), dall’altro perché la Massoneria si riorganizzò e meditò vendetta ingrossando le fila del fuoriuscitismo anti-fascista all’estero. Avrebbe sferrato il suo colpo di grazia durante la tumultuosa seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 Luglio 1943.
 
L’ORDINE DEI ROSACROCE
 
Un’ordine particolare nella galassia massonica appare quello – di cui abbiamo avuto già occasione di scrivere – dei RosaCroce.
La moderna organizzazione rosacrociana  anche se firma i suoi documenti come ‘Antica e Mistica Ordine della RosaCroce’ non ha niente a che vedere con l’originaria confraternita del misterioso Rosenkreutz.
Quell’organizzazione scomparve nell’anno 1689 con la morte del barone Knorr De Rosenroth mentre il suo ramo britannico sarebbe confluito nella Gran Loggia Madre nel 1717.
I oprimi tentativi di resuscitare l’ordine della Rosacroce vennero fatti in Francia a metà del XVIII° secolo da alcuni intellettuali insoddisfatti dell’ambiente razionalista che dominava la Massoneria ufficiale.
Si deve all’ebreo portoghese  Martinez De Pasqualy l’azione di riscoperta e rinascita dell’Ordine RosaCroce  così come strutturato attualmente.
Nel 1754 De Pasqualy fondò l’Ordine degli Eletti Cohen.
In ebraico la parola Cohen significa Sacerdote, anche se correttamente al plurale questa diviene Cohanim , una parola che – come avremo modo di vedere – incontreremo spesso , in particolar modo in epoche a noi vicinissime.
L’ordine prese il nome di ‘martinista’ dal suo fondatore. Sarebbero stati alcuni fratelli martinisti a lanciare le parole d’ordine rivoluzionarie del 1789 : Libertè, Egalitè. Fraternitè.
Elaborata attorno ad un testo chiave : il Trattato della Reintegrazione degli Esseri’ , scritto dal Pasqualy, la dottrina martinista era un miscuglio abbastanza confuso di occultismo, magia, kabala e teurgia collegata alla filosofia platonica e all’esoterismo orientale in ispecie ad alcune chiese gnostiche dei primi secoli dopo Cristo.
La diffusione dell’ordine si deve comunque a un adepto del Pasqualy, Louis Claude De Saint Martin 1743-1803. Tratteremo a parte la strana e complessa figura del Saint Martin, il ruolo preponderante da lui svolto in vista di quella Sinarchia Teocratica antesignana delle moderne organizzazioni mondialiste e delle Nazioni Unite. Basterà qui pensare semplicemente che dietro a questa corrente d’idee vennero trascinati personaggi dello spessore di un Johann George Schwarz o di un Joseph De Maistre.
L’attuale Ordine Martinista comunque venne fondato solamente nel 1884 dal marchese Stanislav De Guaita (1861-1897) morto stroncato dalla droga a soli 36 anni e esperto di occultismo.
Un ruolo di non secondaria importanza nell’affermazione di un’etat d’esprit occultistico-magico quale quello che visse l’Europa di fine secolo scorso venne svolto da un trio di seguaci delle teorie kabalistiche.
Elipahs Levi, Eduard Bolwer Litton e Wynn Westcott ai quali si deve imputare la ricostituzione di una Società Rosacroce britannica fondata nel 1865 a Londra.
Nell’anno 1888 venne inoltre riconosciuta la Loggia dell’Alba Dorata (Golden Dawn Lodge) una delle prime che ammetteranno al suo interno affiliati di sesso femminile. 
La Società , come ci spiega Epipahnius ‘comprendeva tre Ordini e undici gradi:
il primo chiamato ‘Golden Dawn in the Outer (=all’Esterno), il cerchio meno esoterico, più esterno, articolato nei cinque gradi inferiori;
il secondo Ordine ‘della Rosa Rossa e della Croce d’Oro’ con tre gradi intermedi, mentre
il terzo Ordine era riservato ai Capi Segreti con i tre gradi di Magister Templi, Magus e Ipsissimus.
Il nome della Golden Dawn si accompagnava sempre al suo equivalente ebraico ‘Chebreth Zerech aur Bokher’ mentre il simbolismo si riferiva a quello in uso presso gli egiziani, i greci, la mitologia indù e , naturalmente, la Kabala ebraica.’      
 Da questo momento in poi verranno proposte – soprattutto in Francia e Gran Bretagna – una serie innumerevole di organizzazioni a sfondo esoterico-occultistico, magico e comunque de facto massonico che incideranno nella storia delle grandi tragedie del XX° secolo in maniera assolutamente ‘discreta’ ma allo stesso modo incisiva e destabilizzante. 
 Iniziava l’ultimo assalto all’Europa, quello che avrebbe portato la Massoneria a controllare la vita politico-economica dell’intero Occidente plutocratico e il Sionismo Internazionale a dominarne i destini , burrattinaio dietro le quinte della storia a tessere i fili e a gestire il potere. Si badi difatti bene a comprendere una verità che rischierebbe altresì di restare in second’ordine: AD UNA SOLA COSA MIRA IL SIONISMO INTERNAZIONALE, UN SOLO OBBIETTIVO E’ FONDAMENTALE PER LA SINAGOGA MONDIALISTA: LA CONQUISTA DEL MONDO, L’AFFERMAZIONE DI UN GOVERNO MONDIALE EBRAICO:
La Massoneria è solamente uno strumento del quale il Sionismo si serve per schiacciare le società dei Goym , i Gentili, i Non Ebrei che considera pari o meno di sterco di animale. Prima di passare a studiare , in un capitolo a parte, la Massoneria esclusivista ebraica, il B’nai B’rith, riportiamo alcune testimonianze sulle connessioni tra Ebraismo, Sionismo e Massoneria:
 
‘’Il Serpente ispiratore di disobbedienza,insubordinazione e rivolta fu maledetto dai vecchi teocrati mentre era onorato tra gli iniziati. Renderlo simile alla Divinità: questo era lo scopo degli antichi misteri. Ai nostri giorni il programma non è cambiato.’
Oswald Wirth – ‘Il Libro del Compagno’
 
‘Il Segreto dei segreti dell’Alta Massoneria è la deificazione di Satana dissimulata sotto il titolo di Grande Architetto dell’Universo’
Domenico Margiotta ex alto dignitario della Frammassoneria – ‘Il Palladismo’
 
‘Ho abbandonato la Massoneria perché mi sono persuaso che noi non eravamo se non l’istrumento dei giudei, i quali ci spingevano alla distruzione del cristianesimo’
Lettera di E.De Camille al quotidiano ‘LeMonde’ 1870
 
‘Si può tessere la storia della penetrazione ebraica nella Chiesa Cristiana cominciando dall’Ebionismo primitivo fino al Protestantesimo’
Bernard Lazare
 
‘Abbattere la religione cristiana è l’unico fine di tutte le azioni e di tutte le preghiere d’Israele’
Dr.Buxtorf dal libro ‘Synagoga Judaica (1603)
 
‘Le leggi stesse della guerra piegano sotto la potenza massonica. Ciò che non possono né i Re, né i Capitani, un solo segnale massonico può fare.’
Dichiarazione tratta dal ‘Globe Franc-Macon’ del 1842
 
Che cos’è la Massoneria? ‘E’ l’organo della conquista del mondo da parte degli Ebrei a danno ed a spese dei Goim (plurale di Goj) che in ebraico sono tutti i non  ebrei ed in particolar modo gli occidentali sotto il convenuto titolo di ‘cristiani’ considerandosi Cristo formalmente come il capo-stipite delle religioni d’ Occidente, ma sostanzialmente come il simbolo di tutti i popoli non-ebrei da assoggettare’
Francesco Gaeta – ‘La Massoneria’  (1944)
 
‘Vedete se la massoneria ha fatto la sua festività principale di qualsiasi altra data del Risorgimento. No la grande, la sola, la vera è il XX settembre. La presa di Roma pagò agli ebrei parecchi debiti in una volta: diciotto secoli di disperato assedio operato dal cervello e dal denaro ebraico, diciotto secoli dopo la scomparsa di Sion. Finalmente gli ebrei avevano espugnato l’Italia, dopo averla creata in modo conveniente a prenderla in consegna e tenerla a disposizione dell’ebraismo internazionale: finalmente cadde in loro potere la città di Cristo. Taglione su tutta la linea: che cosa infatti significa la famosa prigionia del Papa , se non l’assegnazione del ghetto a Colui che aveva inizialmente istituito i  ghetti?’
Francesco Gaeta, poeta napoletano (1913)
 
‘I legami fra ebraismo e massoneria sono strettissimi, anzi inscindibili. Ad essi abbiamo accennato già in nostri scritti , in realtà altri argomenti potrebbero addursi: basti qui dire che il simbolismo della Massoneria è in ogni parte mutuato dall’ebraismo talmudico, a partire dal famoso ‘pentalfa’ o stella a cinque punte, simbolo ufficiale della setta, che nella cabala è considerato l’equivalente della stella di David’
Gershom Scholem – ‘La Cabala’
(Edizioni ‘Mediterranee 1992)
 
‘La Massoneria è una gramigna nel campo della vita dei popoli. Abolire le logge, è come sradicare la gramigna. Ma il seme della gramigna , lo spirito della massoneria, è ancora nella terra del campo, nelle falde e nei solchi della vita dei popoli.’ 
F.Hagen  citato da G.Preziosi
Articolo ‘Rivelazione ammaestrative dalla ‘Mostra Antimassonica’ di Bruxelles’
Tratto da ‘La Vita Italiana’ 15.04.1941
                                                      
‘Con la Rivoluzione Francese è iniziata l’epoca messianica, una nuova era per il giudaismo.’
Moses Hess
 
‘E’ dal fondo delle nostre logge che furono emanati prima nell’ombra , poi nella penombra e infine nella piena luce, i sentimenti che finirono per produrre la sublime esplosione di cui fummo testimoni nel 1789’
Lamartine (1848)
 
‘Gli autori della Rivoluzione formano una nazione speciale che nacque e crebbe nelle tenebre, in mezzo alle nazioni civili, con lo scopo di sottometterle tutte al proprio dominio’  
Cav. De Malet
 
‘In ogni paese si è costituita una associazione compatta e onniposssente, composta di uomini intelligenti, attivi e senza scrupoli i quali si sono arrogati una specie di diritto d’immischiarsi in tutti gli affari, di sfruttare la credulità umana e di educare perfino la gioventù secondo le loro idee’
Osman Bey – ‘Gli Ebrei alla conquista del mondo’ (1883)
 
‘Il problema ebraico avrà sviluppi che faranno fremere tutti i dirigenti politici sensati. Il problema ebraico si alzerà dinanzi ad essi con una forma ed una realtà così pressante e così acuta come mai nel corso della storia. I dirigenti politici delle varie nazioni potranno fare ciò che vorranno, ma non si sbarazzeranno del problema ebraico.’ 
Dal ‘Jewish Chronicle’ 3.03.1939
 
‘E’ la Massoneria che ha preparato la nostra rivoluzione, la più grande di tutte le epopee popolari che la storia abbia mai registrato nei suoi annali’
‘Les Documents Maconniques’ (1941-1944)
 
‘La Massoneria che preparò la rivoluzione deve continuare l’opera sua’
Enrico Delassus – ‘Il problema dell’ora presente’ (1907)
 
‘L’ideale stesso della Massoneria sia racchiuso tutto nelle parole ‘fratellanza,libertà e tolleranza’
Ernesto Nys – ‘Origini, glorie e fini della Massoneria’
 
‘Gli ispiratori, i filosofi ed i capi storici della rivoluzione francese avevano giurato di rovesciare la corona e la tiara sulla tomba di Jacques de Molay’
Pike ‘Morals and Dogma’
 
‘Agli occhi dei rappresentanti della tradizione parve che un trono fosse stato rovesciato e delle guerre europee scatenate unicamente affinchè l’ebreo potesse raggiungere il rango di cittadino e la dichiarazione dei dirittir dell’uomo sembrò non essere stata che la dichiarazione dei diritti dell’ebreo.’
Bernard Lazare ‘L’antisemitismo sua storia e cause’
 
‘La Massoneria è un’istituzione ebraica, la cui storia , i gradi, gli incarichi, le parole di passo, le interpretazioni sono ebraiche dall’inizio alla fine.’
Isaac Wise, Gran Rabbino in ‘The Israelite in America’  1860
 
‘I rapporti tra massoneria e giudaismo sono più intimi di quanto si pensi’
‘La Veritè Israelite’   1861
 
‘Ciò che la massoneria scozzese deve alla Kabala è l’allegoria della parola vera che ci darà nelle mani la pienezza della gnosi e la dominazione dell’universo’
S. Farina ‘Il Libro completo dei rituali Massonici’     1988
 
‘La massoneria è presente naturalmente in Israele , la terra che ha fornito all’istituzione la parte più cospicua dell simbologia’
aa.vv. ‘La Libera Muratoria’   1978
 
‘Il grande ideale del Giudaismo è che il mondo intero sia compenetrato dell’insegnamento ebraico e che una fraternità universale delle nazioni, un giudaismo allargato , subentri a tutte le razze e religioni’
‘Jewish World’ del 9.02.1863
 
Noi dobbiamo affermare alto e sempre che la massoneria vuole … lo stato completamente, radicalmente , sostanzialmente laicale.’
Adriano Lemmi citato nell’articolo ‘I tre amori della massoneria’ riprodotto da ‘Civiltà Cattolica’ del 19.04.1958
 
‘La nostra missione è servire l’avvenire: siamo la contro-chiesa’
da un discorso di Jacques Mitterand G.M. del Grand’Oriente di Francia all’Assemblea Generale del settembre 1962
  
– ‘Sull’Istituzione della Prima Loggia in Firenze (1732)’ articolo a firma M.P. Azzuri , da ‘Hiram’ Rivista Massonica, Organo del Grand’Oriente d’Italia –Palazzo Giustiniani – Via San Pancrazio n° 8 a Roma – Nr° 2 del Febbraio 1990.
–   Eugenio Saracini – ‘Breve Storia degli Ebrei e dell’Antisemitismo’ – Edizioni ‘Mondadori’- Milano 1977
–   Carlo Alberto Roncioni – ‘Il Potere Occulto’ – Edizioni ‘Sentinella d’Italia’ – Monfalcone  1974
4°  –  Piero Sella – Prima d’Israele’ – Edizioni de ‘L’Uomo Libero’ Milano 1990
  –  Epiphanius – ‘Massoneria e Sette Segrete: la Faccia Occulta della Storia’ – Edizioni sconosciute – Trento 1993
6°  –  Brevemente e in maniera schematica possiamo qui ricordare brevemente alcune delle principali organizzazioni a sfondo massonico sorte tra la fine del XIX° secolo e gli inizi del XX° secolo: dalla Chiesa Gnostica di Julies Doinel alla Società Teosofica di Madame Blavastky, dal New and Reformed Palladian Rite di Albert Pike e Giuseppe Mazzini all’Ordo Templi Orientis (O.T.O.) di cui fece parte il mago nero Aleister Crowley all’  ‘Antico e Mistico Ordine dei Rosa Croce (A.M.O.R.C.) dell’ebreo americano Harry Spencer Lewis, dalla Società Antroposofica di Rudolf Steiner al Patto Sinarchico del Tecnocrate Saint Yves D’Alveydre, dalla Fabian Society dell’israelita Henry Mayer Hyndman alla Fondazione Carnegie una delle molte società pre-mondialiste d’inizi secolo, dalla Round Table di Cecil Rhodes alla Pilgrims Society, dal Movimento Sinarchico d’Impero al Movimento Pan-Europeo del conte Coudenhove Kalergie entrambi creati nei primi anni ’20 assieme agli Istituti d’Affari Internazionali Inglese (RIIA) e statunitense (CFR). Tutti questi organismi sono stati attualmente sostituiti o ridimensionati all’indomani della 2° Guerra Mondiale quando il Sistema Mondialista edificherà l’ONU , l’Organizzazione delle Nazioni Unite, ancorando a questa assise massima internazionale i destini di popoli e nazioni.  
Dagoberto Huseyn Bellucci

SULLA QUESTIONE DINASTICA DEI BORBONE DUE SICILIE

I Principi Carlo e Camilla
 

di
Alessandro Romano
Premesso che il Regno delle Due Sicilie è stato soppresso dai Savoia con la nota conquista chiamata “risorgimento”, nel concreto la vertenza tra i due rami dinastici nasce principalmente per la gestione del nome e dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, le cui finalità sono esclusivamente benefiche e morali, e non per un vero e proprio diritto ad un  trono che non c’è.
La divisione tra le due “corone” (napoletana e spagnola) dello stesso ceppo familiare, nasce con l’arrivo nel Regno di Napoli e Sicilia di Carlo di Borbone (1734), figlio di Filippo V di Spagna e dell’italiana Elisabetta Farnese. Carlo, all’atto della proclamazione dell’indipendenza dell’attuale Sud Italia (Sicilia compresa) dal vicereame austriaco, emise una prammatica (le leggi di allora si chiamavano così) con la quale veniva chiaramente ribadita la totale divisione della gestione politica ed amministrativa del Regno di Napoli dalla Spagna e da qualsiasi altro stato. Il giovanissimo re stava consciamente gettando le basi nazionali di quella che, allora, era l’Italia e lo si evince molto chiaramente anche dalla lapide posta sul monumento dell’indipendenza che egli fece erigere a Bitonto, luogo della sua vittoria sugli stranieri austriaci: “ Carlo (…) i Tedeschi annientò e l’Italica libertà nazionale fondò i Pugliesi e i Calabresi la bandiera alzarono”.
Dopo la caduta del Regno usurpato dai Savoia, il ramo ereditario delle Due Sicilie passava al Principe Carlo Tancredi di Borbone, figlio del Conte di Caserta, fratello del re Francesco II morto senza eredi.
I problemi iniziarono quando il Principe Carlo Tancredi di Borbone, per poter sposare la Principessa Maria Mercedes (infanta di Spagna ) figlia del re Alfonso III di Spagna, nel rispetto della Prammatica di Carlo di Borbone dovette rinunciare ai suoi legittimi diritti ereditari sulle Due Sicilie e, quindi, su tutto quanto concerneva la dinastia napoletana, compreso l’Ordine Costantiniano.
Tale rinuncia venne ufficializzata dal Principe Tancredi a Cannes, con un atto pubblico, il 14 dicembre 1900. A seguito di questa decisione, dopo qualche mese, ed esattamente il 7 febbraio 1901, Carlo Tancredi di Borbone Due Sicilie diventava Carlo Tancredi di Borbone Spagna, con tutti i conseguenti risvolti politici e le previste prerogative dinastiche.
La rinuncia che si innestava perfettamente nella legge dinastica interna dell’antica Famiglia Borbone, fu accettata da tutti i componenti europei della casata, compresa Maria Sofia, ancora in vita, e da Ferdinando Pio che, di fatto, acquisiva il titolo ereditario di Capo della Famiglia e di Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano. Insomma, nel caso sarebbe stato lui il re.
Tuttavia, Ferdinando Pio, legittimo erede del titolo per rinuncia di Tancredi, non ebbe figli maschi, pertanto alla sua morte il titolo passò automaticamente al fratello Ranieri di Borbone che, nel 1960, divenne a tutti gli effetti Capo della Famiglia Reale dei Borbone Due Sicilie e Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano. Ed a questo punto, a distanza di ben 60 anni dall’atto certificato a Cannes, che Alfonso di Borbone Spagna, figlio del rinunciatario Tancredi, dichiarò nullo l’atto di rinuncia sottoscritto dal genitore perché, a suo dire, non in armonia con legge francese, autoproclamandosi Capo della Famiglia e titolare di tutte le prerogative proprie del titolo.
Va sottolineato che il cosiddetto “Atto di Cannes” di rinuncia, fu registrato pubblicamente non per ottemperare alle leggi francesi (dove veniva sottoscritto), ma per certificare l’autenticità delle firme apposte sugli atti dal Principe Tancredi. Questo punto è di fondamentale importanza per capire il contenzioso che ne è poi nato.
Infatti, le leggi che all’interno della famiglia tuttora vigono sono le stesse di quando la Famiglia regnava e da queste riconosciute come le sole legittimate a regolare i rapporti dinastici interni, al di sopra di quanto viene poi stabilito dalle leggi degli stati dove la Famiglia risiede.
Tra l’altro, fu rilevato che qualora l’atto di rinuncia fosse stato cassato, sarebbero di conseguenza decaduti tutti gli effetti dinastici ad esso collegati, ivi compreso l’acquisizione del titolo di “Infante di Spagna” che ne aveva imposto la sottoscrizione.  
Tuttavia così non fu ed essendo l’autoproclamazione logicamente impropria ed in palese violazione della legge interna della dinastia, la maggioranza dei componenti la casata non ritennero valido questo atto d’imperio, continuando a riconoscere quali legittimi eredi del titolo i figli di Ranieri del Ramo Napoletano. Non curante di quanto gli perveniva da quasi tutti i componenti la famiglia e dai vari luminari del Diritto quali, ad esempio, il Prof. Ettore Gallo, già Presidente della Corte Costituzionale italiana, Alfonso, figlio del rinunciatario Tancredi, iniziò una vertenza legale senza fine improntata sul Diritto francese, italiano e spagnolo, in palese contrapposizione alle regole dinastiche ed al Popolo delle Due Sicilie che in Carlo di Borbone Duca di Castro, legittimo erede di Ranieri, riconosce l’autorità di proprio Rappresentante identitario.
E’ in virtù di questo riconoscimento che Carlo di Borbone Duca di Castro, Principe Ereditario delle Due Sicilie e Capo del Magistero dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, da venti anni è presente nella nostra Terra dove viene accolto con sincero affetto dalla sua gente e stimato ed amato da tutti i promotori di un risveglio culturale e sociale quale unica speranza per un futuro migliore.