L’unico antidoto è la sovranità monetaria




Dott. Ubaldo Sterlicchio

Questo articolo è stato pubblicato sulla Rivista mensile L’Altra Voce direttore dottor Domenico Longo, numero di febbraio


«Pochissimi capiranno il sistema, e quelli che lo capiranno

saranno occupati a far soldi. Il pubblico probabilmente

non capirà che è contro il suo interesse»([1])

Le banche indebitano gli Stati senza dare nulla se non pezzi di carta stampati.

E i popoli si impoveriscono per pagare il debito pubblico che in realtà è una truffa.([2]) Vediamo perché.

Niccolò Machiavelli affermava che «due sono le prerogative inalienabili del Principe: battere moneta e disporre del monopolio della forza armata». Gli Stati che attualmente fanno parte dell’Unione Europea non dispongono né dell’una né dell’altra, poiché il «battere moneta» è stato delegato alle banche private, cosiddette «di emissione»; mentre, l’«utilizzo del monopolio della forza armata» è stato delegato alla NATO, che l’ha delegato agli USA, che l’hanno delegato alla Finanza Internazionale.

L’euro (come anche il dollaro) è una moneta a corso forzoso; vediamo che cosa significa.

In passato, allorquando vigeva la convertibilità del biglietto di banca (banconota) in oro, l’istituto bancario di emissione assumeva l’obbligazione di convertire la carta moneta nel metallo prezioso che ne costituiva la garanzia (base aurea). Il cittadino possessore di una banconota era quindi potenzialmente proprietario di un quantitativo di oro equivalente al valore nominale della stessa. Egli poteva pertanto presentarsi ad uno sportello qualsiasi della Banca d’Italia, versare le banconote contenenti la «promessa di pagamento» e pretendere di essere «pagato a vista».

Alcuni decenni or sono la convertibilità fu abolita, applicando il corso forzoso della moneta cartacea, la cui accettazione fu – ed è attualmente – imposta dalla legge.

In questo modo, l’Istituto di Emissione mette in circolazione banconote che sono, non solo prive di alcuna copertura (neanche parziale) o garanzia, ma anche strutturate come «false cambiali» (plausibili solo in un regime di convertibilità) che, da un lato, offrono una parvenza di legalità alla loro iscrizione nel passivo dell’azienda-banca (giustificabile solo in caso di eventuale copertura), dall’altro, costituiscono un «debito inesigibile», come affermano le stesse autorità monetarie, inventando una fattispecie giuridica di cui facilmente si può misurare l’assurdità.

A parte, infatti, che la inesigibilità non può che riguardare il credito (perché è questo che, caso mai, non può essere esatto), con la formula del «debitore inesigibile» si fa decidere allo stesso debitore di non pagare il debito. Una cosa è dire che «il credito» è inesigibile perché il debitore non può pagare, altra cosa è invece dire che esso è inesigibile perché il debitore (la Banca Centrale) per legge ha la garanzia di non dover pagare.([3]) Ma non è finita. La moneta a corso forzoso resta sempre di proprietà della banca di emissione, che la stampa e poi la presta ad interesse ai cittadini, i quali dovrebbero esserne al contrario i legittimi proprietari.

Le banche di emissione (BCE, Banca d’Italia, etc.) sono delle S.p.A., quindi delle società private che, per stampare una banconota (sia essa da 5, da 10, da 20, da 50, da 100, da 200 o da 500 euro), sostengono la modica spesa di 30 centesimi cadauna, per la carta filigranata, l’inchiostro, la manodopera e la distribuzione; tuttavia, le banconote vengono prestate allo Stato al loro valore nominale (cioè quello riportato sulle stesse), peraltro gravato da interesse in ragione del vigente tasso di sconto (3% annuo).

Per essere più chiari: una banconota da 100 euro, che costa alla banca centrale 0,30 euro, viene prestata allo Stato come se fosse una merce (pur non essendo assolutamente tale!) che vale 100 euro; per essa lo Stato, dopo un anno di utilizzo, deve restituire la somma di 103 euro. È evidente che, decurtati i 30 centesimi suddetti, la banca intasca 102,70 euro netti, senza peraltro pagarvi le tasse!!! Questo meccanismo perverso prende il nome di signoraggio e concretizza il lucro che si genera nel creare moneta; siamo di fronte ad una colossale truffa monetaria e psicologica alla quale tutti noi siamo soggetti.([4])

La massa di denaro che ritorna alla banca di emissione costituisce l’utile netto realizzato dalla S.p.A., dal quale vengono attinti i cc.dd. «dividenti» intascati poi dagli azionisti della stessa (in prevalenza banche e compagnie di assicurazione).

Ma se questo meccanismo aveva la sua naturale e logica motivazione allorquando vigeva la «convertibilità in oro della carta-moneta», nell’attuale regime di «corso forzoso» esso non può più trovare una qualsivoglia giustificazione. Al contrario esso si traduce in un indebito arricchimento dell’istituto di emissione che, dal nulla, crea un’immensa ricchezza per sé e per i propri azionisti, cagionando nel contempo un gravissimo «danno ingiusto» allo Stato e, quindi, alla collettività nazionale tutta.

La moneta, invece, per la sua natura e per la sua funzione, deve appartenere di diritto a chi lavora, produce e contribuisce in qualsiasi modo al benessere collettivo. Ma il risultato paradossale di questo raggiro fraudolento è quello per cui più si produce nuova ricchezza, più il corpo sociale impoverisce, indebitandosi sempre di più. A questo ingiusto indebitamento con la banca di emissione va, poi, ad aggiungersi la c.d. «spesa pubblica», che ogni anno accresce ulteriormente il «debito pubblico».

Ben si comprende ora come lo Stato, che ogni anno deve adeguare la quantità di moneta in circolazione, necessaria per lo scambio di beni e servizi, si indebita con la banca centrale che stampa il denaro, emettendo titoli di debito (BOT, BTP, CCT, ecc.) per un pari importo e sui quali deve pagare anche gli interessi legali. Questa è una truffa perché, se la moneta deve essere solo la rappresentazione «cartacea» dei beni e servizi, ovvero della ricchezza prodotta in un territorio, la sua funzione dovrebbe essere praticamente «neutra» e non gravata da un debito a cui si devono aggiungere per di più degli esosi interessi, dannosissimi per l’economia nazionale.([5]) Questi interessi, peraltro, con il tempo erodono il capitale, ragione per la quale lo Stato è costretto a richiedere nuovi prestiti con altri interessi. Ne è conseguita, negli anni, la formazione di un immenso ed inestinguibile debito: basti pensare solo agli interessi annui da corrispondere alla banca di emissione per «tutta la carta-moneta» prestataci e circolante nel nostro Paese.

Il risultato di tutto ciò sono le tasse sempre crescenti, che lo Stato deve imporre per coprire debiti inesistenti e sperperi pubblici, mentre i servizi essenziali e gli investimenti per la ricerca, la scuola, le infrastrutture, ecc., sono ridotti o addirittura inesistenti per mancanza di fondi.

Ma il popolo, frattanto, ha sudato per guadagnare quel denaro, rendendo così, attraverso il suo duro lavoro, preziose quelle banconote che devono essere restituite, con i previsti interessi, alla «banca creditrice».

La moneta, da strumento neutro con la sola funzione di misurare la ricchezza prodotta e di agevolare gli scambi tra le persone, diventa uno strumento di dominazione da parte dei poteri forti. La sua carenza artificiale, prodotta dal debito ingiusto e inesistente a cui è legata, induce chi la usa ad esprimere le peggiori qualità dell’essere umano. Sentimenti come rabbia, impotenza, tristezza, paura del futuro sono la norma e la maggior parte dei nostri pensieri sono rivolti a come fare per pagare conti, debiti personali, tasse, multe, addizionali comunali e regionali, accise, mutui.

Se poi consideriamo che nessuno mette in circolazione il denaro necessario per pagare gli interessi, ci rendiamo conto della diabolicità del sistema: i cittadini, oltre ad indebitarsi per quello che producono, non riusciranno mai a ritornare in attivo, semplicemente perché non esiste materialmente in circolazione la quantità di carta-moneta necessaria per saldare completamente il debito, divenuto in questo modo inestinguibile ed eterno!

Il debito pubblico è, quindi, una colossale truffa perpetrata ai danni del popolo, in quanto si comprende bene che nessuna finanziaria e nessuna manovra di nessun governo, politico o tecnico che sia, potrebbe correggerne l’origine illegale, per una ragione molto semplice: lo Stato ha ceduto la propria Sovranità Monetaria ai privati e noi cittadini siamo costretti ad utilizzare una moneta avvelenata dal debito.

Questo sistema, già in vigore con la vecchia Lira, con l’avvento dell’Euro si è fortificato perché la sovranità monetaria è passata da un Ente nazionale (seppur privato come la Banca d’Italia) ad uno sovranazionale: la Banca Centrale Europea, peraltro svincolata da ogni controllo. Questa, secondo la medesima «filosofia» monetaria utilizzata in passato dalle banche nazionali di emissione, confluite a loro volta nel neo organismo, provvede ora ad emettere le banconote-euro, addebitandole ai popoli dell’Unione Europea.

Ma c’è di più. I principi e le regole previsti dal Trattato di Maastricht sono nettamente in contrasto con quelli che ispirano la vigente Costituzione della Repubblica italiana. Infatti, il sistema monetario legato all’euro, violando palesemente gli articoli 1 – 41 – 42 e 43 della nostra carta costituzionale, ha svuotato l’assetto economico-sociale italiano all’insaputa del Popolo Sovrano (il quale lo dovrebbe essere anche per la moneta!) e, pertanto, in modo chiaramente antidemocratico.

Soprattutto «la Sovranità» che, ai sensi dell’art. 1, primo capoverso, «appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», è stata indebitamente sottratta al suo legittimo titolare e ceduta a coloro (i banchieri) verso i quali quest’ultimo è divenuto debitore eterno.

La problematica in questione è stata anche oggetto di interrogazioni parlamentari,([6]) che purtroppo, fino ad oggi, non hanno ricevuto risposte esaustive.

Se, invece, la moneta non costituisse debito, ma appartenesse alla collettività che produce ricchezza, non esisterebbe il debito pubblico e dal bilancio statale sparirebbero i 75-80 miliardi di euro in media pagati ogni anno per gli interessi sull’artificioso debito.

Facendo i conti, sarebbero in totale 1.900 miliardi di euro più una cifra annua di 75 miliardi di interessi e circa 90 miliardi di nuovo indebitamento. In pratica non si pagherebbero più tasse per un bel po’,([7]) ovvero verrebbero applicate, sul reddito imponibile dei contribuenti, aliquote leggere e finalmente rispettose del lavoro dei cittadini, della proprietà e dell’iniziativa privata. Verrebbe in tal modo agevolata la ricchezza di ognuno e, di conseguenza, quella generale.

Con una moneta proprietà del popolo, la banca di emissione funzionerebbe solo come «tipografia», operando gli adempimenti necessari a mettere a disposizione dei cittadini la loro moneta. Chi dà valore alla moneta, infatti, siamo noi: e quindi abbiamo diritto di pretendere che la moneta sia dichiarata di proprietà dei popoli.

Alla luce di quanto evidenziato, appare inoltre chiaro che nessuna riforma di carattere economico-sociale potrà avere successo, se lo Stato non si riapproprierà preliminarmente della Sovranità Monetaria e che da questo colossale inganno discende l’attuale situazione di «crisi» in cui versano tutti gli Stati aderenti all’Unione Europea ed, in particolar modo, l’Italia, la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda. Sicché, l’Europa rischia di precipitare nella dimensione dei popoli del Terzo Mondo: che sono tali perché gravati da un debito non dovuto, che è pari a tutto il denaro in circolazione, e che quindi realizza una subordinazione di schiavitù «usurocratica», che domina il sistema geo-politico mon-diale.([8])

Democrazia vuol dire sovranità popolare ed al popolo deve essere riconosciuta la sovranità monetaria e quella politica. Da ciò deriva l’urgenza di avviare un serio dibattito politico-economico-culturale se convenga mantenere ancora in piedi questo sistema oppure uscire dall’euro, dal momento che, rebus sic stantibus, qualsivoglia provvedimento governativo o manovra economica sarà assolutamente inutile di fronte ad un debito che, così truffaldinamente concepito e generato, è inestinguibile, ma soprattutto dannoso, poiché in tal modo si sta solo impoverendo il nostro Paese.

La soluzione a questa «crisi artificialmente provocata a tavolino» risiede quindi nella Sovranità Monetaria di cui tutti gli Stati dell’euro-zona devono riappropriarsi, stampando in proprio – senza dover pagare interessi a chicchessia – la carta-moneta: non più banconote ma biglietti di stato emessi dal Ministero del Tesoro ed «accreditati» (non più «addebitati») ai cittadini i quali, in tal modo, ne sarebbero i legittimi proprietari e non più ingiustificatamente i debitori. In parole povere, basterebbe che lo Stato, finalmente Sovrano, emettesse moneta senza debito (come fa, ad esempio, con le monete metalliche), poiché non c’è più ragione che a far ciò sia una entità privata avente, peraltro, il monopolio su tale emissione.

Su questo “biglietto di Stato” (proprietà dei cittadini) non gravava alcun signoraggio

Su questa “banconota” (proprietà della banca nazionale di emissione)

gravava il signoraggio della Banca d’Italia

Wright Patman affermò: «Non ho ancora incontrato nessuno in grado, attraverso la logica e la ragione, di giustificare il governo che prende in prestito l’uso del proprio denaro. Credo che verrà il tempo in cui la gente chiederà un cambiamento. Credo che in questo Paese [gli U.S.A., n.d.r.] verrà il tempo in cui la gente criticherà voi e me e tutti quelli coinvolti nel Parlamento per non aver fatto niente e per aver permesso la continuazione di un sistema tanto idiota».([9])

Su questa “banconota” (proprietà della banca europea di emissione) grava il signoraggio della B.C.E.

Nel mondo esistono migliaia di monete locali (appartenenti ai membri della collettività e non alle banche di emissione) che hanno risollevato intere nazioni, come l’Argentina, lo stesso Giappone nella depressione degli anni ’90 e molti altri ancora. Quello che è importante, oltre al risultato concreto, è informare la gente affinché diventi parte attiva in questa dura battaglia contro coloro che vogliono tirannicamente decidere del nostro futuro.

E dall’Ecuador, come dall’Islanda, ci arriva un messaggio di speranza. Il ricatto del debito, utilizzato dai poteri forti della finanza globale per imporre misure drastiche e impopolari – e depredare così intere nazioni – può essere interrotto. Dell’enorme debito che grava sul mondo intero, solo una piccolissima parte è in mano a piccoli risparmiatori. La stragrande maggioranza appartiene ad enormi gruppi finanziari privati, che lo usano per alimentare e gonfiare all’infinito questo meccanismo suicida. In Islanda ed in Ecuador hanno deciso che a questo debito, ingiusto, è giusto ribellarsi.([10])

Prima di concludere, voglio citare un famosissimo precedente storico.

Nel XVII secolo, i coloni della Nuova Inghilterra in Nord America emisero direttamente una propria moneta, chiudendo per sempre con la Banca d’Inghilterra. Ci fu, in conseguenza, uno sviluppo prodigioso. Tuttavia, allorquando il preoccupato Parlamento inglese, nel 1763, impose l’obbligo di usare per le transazioni commerciali solo la moneta inglese stampata dalla privata Bank of England e gravata da interessi, si ebbe subito recessione, con migliaia di disoccupati. Fu per questo motivo che scoppiò la guerra d’indipendenza americana e nacquero gli Stati Uniti. In seguito, però, anche nel nuovo Stato le banche, con subdole manovre, ripresero il loro predominio «prestando» denaro allo Stato. Vi furono tre Presidenti che cercarono di contrastarle ripristinando il denaro come proprietà dello Stato, ma furono tutti e tre assassinati: Abraham Lincoln (nel 1865), per aver fatto stampare dollari di Stato (Greenbacks); James A. Garfield (1913), per aver denunciato il dominio dei banchieri sulla Federazione; John F. Kennedy (1963), per aver emesso biglietti di Stato, subito ritirati dalla circolazione dopo la sua morte.([11])

Altro esempio dei nostri giorni è la Cina che sta superando impetuosamente le economie mondiali. Il motivo consiste proprio nel fatto che la Cina ha una Banca di Stato e non una Banca Centrale privata. La Cina stampa direttamente il denaro che le serve e non lo chiede in prestito a nessuna banca privata! Non è affatto vero, come vogliono farci credere, che il lavoro cinese costi poco perché gli operai mangiano un pugno di riso: la Cina si è sviluppata e continua a svilupparsi a ritmi elevati perché non le gravano addosso i banchieri parassiti che succhiano il sangue del popolo.

Telese Terme, febbraio 2012.

dott. Ubaldo Sterlicchio


[1] Jacob Rothschild, alla Ditta Ikleheimer, Morton e Vandergould di New York, il 26 giugno 1863.

[2] Antonella Randazzo, autrice de “Dittature: la storia occulta”, nell’articolo “Sistema finanziario e potere”, www.disinformazione.it – 5 marzo 2007.

[3] Bruno Tarquini, «La banca, la moneta e l’usura – La Costituzione tradita», Controcorrente, Napoli, 2001.

[4] Per saperne di più, cfr. www.signoraggio.comwww.disinformazione.it relative pagine e siti annessi.

[5] Pier Luigi Paoletti, “La moneta debito? Se la conosci, la eviti”, www.disinformazione.it – pagina Signoraggio, del 22 maggio 2006.

[6] Una per tutte, vedasi l’Atto Camera – Interrogazione a risposta scritta 4-12113 presentata da Antonio Di Pietro lunedì 30 maggio 2011, seduta n. 479, al Ministro dell’economia e delle finanze.

[7] Pier Luigi Paoletti, ibidem.

[8] Giorgio Cattaneo, “Schiavi dell’euro: la BCE lucra sul denaro che ci spetta”, www.ariannaeditrice.it del 18 dicembre 2011.

[9] Wright Patman, parlamentare USA alla Commissione “Banking & Currency dal 1963 al 1975.

[10] Andrea Degl’Innocenti, “L’Equador come l’Islanda: non paga il debito pubblico”, www.ilcambiamento.it – 17 dicembre 2011.

[11] Antonio Pagano, “Se il Sud fosse uno Stato indipendente, sarebbe il più povero dell’Unione Europea?”, Periodico “Due Sicilie”, 2006, pag. 32.

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