SAN MASSIMILIANO KOLBE E LA LIBERA MURATORIA




Il presente studio nella sezione Kolbiana della rivista «Immaculata Mediatrix» introduce alla conoscenza della tematica tanto ardua quanto scottante della Massoneria secondo il pensiero di san Massimiliano Maria Kolbe.
Si sa, infatti, che nel piano apostolico di conquista del mondo intero al Regno di Cristo «attraverso l’Immacolata», san Massimiliano Maria Kolbe si muoveva con l’intelligenza dello stratega e con la ponderatezza del santo. Per questo egli insegnava che nell’operare alla conversione degli eretici e degli infedeli, dei lontani da Dio e dei nemici della Chiesa, è necessario prima istruirsi adeguatamente sulla natura degli errori e sui contenuti delle dottrine ereticali.
Coloro che si impegnano nell’apostolato della conversione, scrive infatti il Santo, «procurino di conoscere bene le odierne correnti antireligiose», non risparmiando lo sforzo di esaminarne e valutarne in profondità «gli errori, i pregiudizi antireligiosi – oggi così largamente disseminati – la loro natura, le conseguenze deleterie, i metodi di propaganda, i loro rappresentanti» (Massimiliano Kolbe, Scritti, Roma 1997, p. 370).
Fra tutti gli errori che circolano, poi, san Massimiliano, richiamandosi, biblicamente, al «serpente» del Genesi (3,15) e al «drago» dell’Apo-calisse (12,2), afferma ripetutamente che l’errore più terribile e più nefasto per la fede è sicuramente la Massoneria. Scrive egli infatti: «La Massoneria è senza dubbio il capo del serpente infernale. Non dico i massoni, perché sono persone infelici, ma le loro finalità, la loro organizzazione rivolta contro Dio e contro la felicità delle anime» (op. cit., p. 1839).
Esemplarmente, san Massimiliano mette anzitutto al sicuro, «in directo», quella carità che lo preoccupa primariamente per la salvezza dei massoni, poveri erranti, «persone infelici»; nello stesso tempo, però, vuole colpire l’errore, o meglio, la somma degli errori che costituiscono la Massoneria, questa setta vasta e potente, vera piovra satanica che estende i suoi seducenti e mortiferi tentacoli su tutto il pianeta-terra, a livello di economia e di politica, di filosofia e di sociologia.
È per tutto questo, infatti, che la Massoneria veniva chiamata «Sinagoga di satana» dal Sommo Pontefice, il Beato Pio IX, e i membri della Massoneria venivano chiamati dallo stesso Albert Lantoine (33° della Gran Loggia di Francia) «Serviteurs de Satan», a servizio attivo in quella che dal padre Giovanni Caprile veniva chiamata «Città di Satana», in contrapposizione evidente all’agostiniana «Città di Dio».
Lo storico francescano Paolo Siano, giovane ma colto e agguerrito studioso in materia, con questo primo articolo sulla nostra rivista vuole appunto introdurci nel mondo della Massoneria per conoscerne la storia e i contenuti di pensiero, così da facilitare l’azione apostolica della salvezza dei massoni, «attraverso l’Immacolata», secondo il progetto apostolico di san Massimiliano Maria Kolbe, il quale era ben convinto che l’Immacolata «non distrugge gli eretici, poiché li ama, desidera la loro conversione; e appunto per l’amore che nutre nei loro confronti, Ella li libera dalle eresie, distrugge in essi le opinioni e convinzioni erronee» (op. cit., p. 2032). Quod est in votis! (n.d.d.).

INTRODUZIONE

Con il presente lavoro intendo trattare del tema Massoneria secondo gli scritti e l’esperienza di padre Kolbe (1894-1941), frate minore conventuale, grande apostolo mariano e martire della carità nel campo di concentramento nazista di Auschwitz. Allo scopo di comprendere meglio la massonologia kolbiana e il suo contesto storico-culturale, ritengo sia necessario illustrare sinteticamente anche: 1) il fenomeno massonico (origini, sviluppi, caratteristiche), secondo gli studi di rinomati autori massonologi, sia massoni che non massoni, con prevalente interesse per l’aspetto esoterico e ritualistico della Libera Muratoria; 2) il fenomeno dell’antimassonismo; 3) il panorama massonico italiano, dal Settecento agli inizi del Novecento. Quindi presenterò alcune tematiche salienti della massonologia (evidentemente antimassonica) di padre Kolbe, confrontandole con alcune fonti di carattere massonico.

1. UOMINI, IDEE E RITI DELLA MASSONERIA

1.1. Massoneria moderna: razionalismo e occultismo

È opportuno rilevare che la moderna Massoneria, quella che nasce ufficialmente a Londra nel 1717, è già pervasa da uno spirito, una mentalità, in cui coesistono in modo fraterno, il razionalismo antidogmatico e la passione per l’occultismo [1]. Secondo vari studiosi, per comprendere meglio le origini massoniche, occorre risalire a quel fenomeno detto Accettazione (in inglese, Acceptation), iniziato già in alcune logge scozzesi e inglesi verso la metà del secolo XVII. Si tratta, cioè, della accettazione in loggia di uomini che avevano poco o nulla a che fare con la professione operativa di muratore o architetto; per tali motivi si parla di muratori, o massoni, accettati, tra cui non mancavano coloro che speravano di trovare in loggia il rifugio per coltivare, in luogo protetto, i propri interessi magico-occultistici verso l’Alchimia e l’Ermetismo, intese come scienze esoteriche miranti al perfezionamento dell’uomo [2]. Ma già tra i massoni scozzesi, verso la fine del secolo XVI, si possono trovare alcuni innesti del pensiero magico-ermetico e neoplatonico. Inoltre, in alcuni rituali inglesi e scozzesi, composti tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, si riscontrano elementi simbolico-ritualistici che alludono, in modo più o meno palese, al concetto di morte e rinascita iniziatica tipico degli antichi culti misterici della paganità orientale e greco-romana [3].
Nel 1723 sono pubblicate le prime Costituzioni della moderna Massoneria, redatte dal pastore protestante James Anderson, e dedicate al Gran Maestro della Gran Loggia di Londra, il duca di Montague. Nelle Costituzioni andersoniane troviamo riferimento al razionalismo deistico: i massoni, qualunque sia la loro religione, sono d’ora in poi obbligati solo alla religione in cui convengono tutti gli uomini, ossia quella naturale, mentre le verità religiose, o dogmatiche, delle varie religioni o confessioni cristiane, professate dai singoli massoni (attuali e futuri), sono considerate opinioni che il singolo può continuare a ritenere. Pertanto, per i massoni provenienti dal Cristianesimo, i dogmi cristiani perdono la loro valenza di verità oggettiva e assoluta di carattere soprannaturale e rivelato, diventando, nel naturalistico orizzonte culturale massonico, semplici opinioni [4]. Inoltre, nelle Costituzioni di Anderson compaiono, sia pure in modo tenue, alcuni riferimenti esoterici. Sul frontespizio delle dette Costituzioni sono raffigurati alcuni massoni, mentre in alto nel cielo spicca il dio Sole, Febo-Apollo, giovane nudo (solo un fascia sventolante gli salva appena il pudore), dal volto luminoso in atto di guidare la sua quadriga. Il dio solare può essere interpretato come simbolo massonico della Luce della Ragione (sotto i cui auspici inizia la nuova Massoneria) – e la Luce sarà sempre un importante simbolo libero-muratorio – ma anche come la luce della paganitas classica, da contrapporre al cristianesimo dogmatico. Nella mitologia Febo-Apollo è sincretisticamente considerato il dio Sole che dà la vita e la morte ed è anche il dio della divinazione. Nelle Costituzioni del 1723, Anderson scrive una storia mitica del-l’umanità, partendo da Adamo nel cui cuore Dio ha impresso l’arte geometrica o muratoria, che poi si è trasmessa ai suoi figli. A Caino e ai suoi discendenti è dedicato un bel paragrafo con lettere maiuscole [5], mentre non si parla del povero Abele e Gesù Cristo è nominato solo una volta, in modo quasi fugace. Adamo riceve la Geometria da Dio, ma in effetti, nel testo andersoniano, è Caino il primo costruttore, dunque muratore, o massone [6]. Accennando ai sapienti degli Egiziani e dei Caldei (questi ultimi noti col termine di Magi, da cui il termine magia), quali ricevitori e trasmettitori dell’arte geometrica, Anderson scrive che non conviene dire di più tranne che in una Loggia massonica [7]. Anderson dice che gli ignoranti fraintesero la geometria accusandola di esser evocazione di spiriti, e in questa sua difesa, egli sembra imitare il celebre mago (ed evocatore di spiriti) inglese del Rinascimento, John Dee (1527-1608) – noto per la sua concezione magico-cabalistico della geometria e della matematica -, il quale definì ignoranti coloro che lo accusavano di evocare gli spiriti [8]. E – osserva la studiosa Frances Yates – come Dee, nella sua prefazione alla traduzione inglese di Euclide, elogia l’architetto Vitruvio (vissuto al tempo dell’imperatore romano Cesare Augusto), così anche Anderson tesse le lodi di quest’ultimo, in un brano delle dette Costituzioni [9].
Nel 1738 appare la seconda edizione delle Costituzioni massoniche londinesi, ad opera dello stesso Anderson. Esse recano in appendice un opuscolo pro-massonico del 1730, dal titolo Defence of Masonry, ove si collega la scienza e i riti della Massoneria al mondo misterico e iniziatico, in particolare ai culti misterici egiziani, al pitagorismo, ai culti essenici, druidici e alla Cabala ebraica… [10]. È curioso osservare che le dette Costituzioni del 1738 furono approvate dalla Gran Loggia di Londra in una taverna dove si svolgevano le maggiori assemblee massoniche londinesi (almeno fino al 1768), nota con il nome di The Devil [11], e in cui si ritrovava anche un club di libertini, The Hell-Fire Club [12]. Di un simile club fu presidente (intorno al 1720) un noto libertino, il duca di Wharton, Gran Maestro della Gran loggia londinese nel 1722 [13].

1.2. Il Terzo Grado e il Royal Arch

Ma l’atmosfera di occultismo permea più fortemente le logge inglesi intorno al 1724-25, con l’ingresso del Terzo Grado di Maestro Massone e della relativa leggenda di Hiram Abiff – tutt’ora praticati in tutte le Grandi Logge e Grandi Orienti del mondo -, di cui appare il primo rituale stampato e ben strutturato nel 1730 [14]. Secondo la leggenda rituale, il Maestro Hiram, architetto del Tempio di Salomone, è ucciso (proprio nel Tempio) da tre cattivi compagni muratori che volevano strappargli i segreti – ovvero la Parola – del grado di Maestro. Il cadavere di Hiram è seppellito dai suoi uccisori. Re Salomone, preoccupato della scomparsa di Hiram, lo fa ricercare da alcuni compagni muratori, i quali ne rinvengono il cadavere – già in stato di putrefazione – in modo fortuito, grazie ad un ramo di acacia strappatosi facilmente dal terreno, svelando così il luogo dove gli assassini avevano sepolto Hiram. Il cadavere putrefatto del maestro è sollevato da alcuni compagni mediante i Cinque Punti della Maestria, ossia dei gesti rituali mediante i quali d’ora in poi saranno elevati i nuovi Maestri Massoni. Il nuovo Maestro riceve una Parola (sostituente quella perduta con la morte di Hiram): Machbenach, ossia, Il costruttore è morto. Il candidato al Terzo Grado interpreta, in tal modo, il ruolo di Hiram, rivivendone ritualmente la morte e la elevazione dal sepolcro. Secondo la versione prichardiana della leggenda, Hiram è poi reinterrato nel Sanctum Sanctorum del Tempio di Gerusalemme; mentre versioni posteriori, affermano che Hiram è sepolto in un luogo il più vicino possibile al Tempio salomonico [15].
Il Terzo Grado e la relativa leggenda hiramitica presentano indubbiamente elementi gnostico-necromantici: l’insistenza sulla ricerca di una Parola (riservata agli iniziati) perduta, il voler cercarla, secondo il dialogo rituale, ad Ovest della Loggia – simbolicamente e mitologicamente l’Ovest, ove tramonta il sole, è il luogo del regno della morte -, la speranza di ottenere la Parola da un cadavere, il reinterpretare ritualmente il dramma del Maestro ucciso, immedesimandosi in lui, morto, putrefatto e sollevato dalla tomba [16]. L’origine del mito hiramitico – che è l’essenza del Terzo Grado – potrebbe ricercarsi, con una certa plausibilità, anche nel bagaglio leggendario tipico del mondo della necromanzia, secondo il giudizio di un celebre massone inglese, Bernard E. Jones [17]. La Bibbia non dice nulla della morte e del ritrovamento del cadavere di Hiram – il quale, secondo la leggenda massonica, non risorge corporalmente, ma resta morto – , ed il tema di morte [e rinascita o resurrezione] iniziatica, presente indubbiamente nella ritualità di Terzo Grado, è tipico sia del-l’Alchimia esoterica che degli antichi culti misterici [18].
Verso la metà del Settecento, nelle logge inglesi si diffonde un quarto grado che riscuote gran successo tra l’alta nobiltà inglese: è il Sacro Arco Reale di Gerusalemme, o Holy Royal Arch of Jerusalem, essenzialmente incentrato sulla Cabala ebraica. Questo grado – detto più comunemente Royal Arch – pretende di offrire, per la mediazione di potenze angeliche, un mistico itinerario verso il contatto col mondo spirituale, nonché la ricerca e il ritrovamento della Parola o Nome di Dio, inteso in senso magico-cabalistico. I massoni che praticano anche il Royal Arch, sono detti Antients, e, verso il 1751, formano la loro Gran Loggia in antitesi a quella dei massoni Moderns, ossia i massoni che fanno capo alla Gran Loggia londinese costituitasi nel 1717. Ma è assai curioso osservare che anche i Moderns, non soddisfatti della leggenda di morte ritualmente celebrata in Terzo Grado, accolgono il Royal Arch e il numero di logge dei Moderns praticanti questo grado cabalistico risulta addirittura superiore a quello delle logge degli Antients. Nel 1813 la Gran Loggia degli Antients e quella dei Moderns si uniscono per formare l’attuale United Grand Lodge of England (U.G.L.E.), la quale, oltre ai tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro, pratica il Royal Arch, presentandolo, non come un quarto grado, bensì come il perfezionamento del Terzo Grado di Maestro Massone [19].

1.3. Gli Alti Gradi ed ulteriori sviluppi esoterico-rituali nella Massoneria

Desidero accennare anche alla diffusione nell’Europa settecentesca (in area anglosassone, latina e orientale) dei cosiddetti Alti Gradi cavallereschi (innestati sul Terzo Grado, sopra descritto) di marca templare (ispirati ai Cavalieri Templari) e rosacrociana (ispirati alla cultura alchemico-cabalistica attribuita alla mitica confraternita dei Rosacroce), caratterizzati da contenuto magico-occultistico, con indirizzi (non sempre contemporaneamente presenti) teurgico, alchemico e cabalistico. È interessante osservare che molto spesso tali sistemi di Alti Gradi (cioè gradi superiori al Terzo Grado di Maestro Massone che è l’ultimo dei primi tre gradi costituenti la Massoneria detta simbolica o azzurra) pretendono di essere cristiani, mutuando talvolta anche elementi dalla liturgia cattolica romana. Tuttavia ciò che in realtà essi professano è un cristianesimo esoterico dai contenuti di carattere magico-occultistico e che, pertanto, non è conforme al depositum fidei della Chiesa di Roma.
Vi saranno poi reazioni da parte di massoni fortemente razionalisti che si opporranno a questi gradi cavallereschi: ecco gli Illuminati di Baviera. Dapprincipio, semplici illuministi, poi dal 1780 legati al mondo massonico, questi accesi razionalisti tuttavia non disdegneranno, come sembra, di conservare nella loro ritualità certi elementi di occultismo (inclusa l’«alchimia» spirituale), appresi da massoni ultra-occultisti quali i «Fratelli d’Asia» [20]. Alla sconfitta degli Illuminati al Convento (riunione massonica) di Wilhlelmsbad nel 1782, segue, durante la Rivoluzione Francese, la rivincita massonico-razionalistica, specie in Francia [21]. Ma negli Stati Uniti, a Charleston, nel 1801, nasce il Rito Scozzese Antico e Accettato (di 33 gradi), proveniente dai sistemi di Alti Gradi settecenteschi di matrice templare-rosacrociana, quali, ad es., il Rito di Perfezione, il Capitolo di Clermont e il Consiglio degli Imperatori di Oriente e di Occidente [22]. Figura prominente di questo R.S.A.A. – che sarà ed è ancora oggi il Rito (cioè, sistema di alti gradi) più diffuso e prestigioso nel mondo [23] – è il generale Albert Pike 33°, Sovrano Gran Commendatore del R.S.A.A. dal 1859 al 1891 [24], la cui opera celeberrima sui Gradi del Rito, Morals and Dogma, è ancora testo importante per i Massoni di Rito Scozzese Antico ed Accettato [25].
Nei primi decenni dell’Ottocento, all’interno della Massoneria regolare inglese, ossia la United Grand Lodge of England (U.G.L.E.), si costituisce la ritualità Emulation (ancora oggi, la più importante ritualità massonica dei primi tre gradi, molto praticata dalla Massoneria regolare inglese [26], e dalle Grandi Logge e Grandi Orienti che seguono la tradizione massonica rituale inglese) la quale conserva la leggenda di Hiram e il tema della morte simbolica o iniziatica rivissuta ritualmente dal massone candidato al Terzo Grado di Maestro Libero Muratore, il quale, come Hiram, è ucciso dai tre Cattivi Compagni (ritualmente rappresentati dal Maestro Venerabile e dai due Sorveglianti della Loggia, ossia dai tre maggiori dignitari della Loggia massonica) ed elevato dal sepolcro della morte [27].
Nel secolo XIX, nascono nuovi sistemi massonici più interessati al mondo magico, e iniziati da Maestri Massoni, generalmente appartenenti a obbedienze regolari (es. gli inglesi Robert W. Little, John Yarker, Kenneth Mackenzie, William Westcott e il tedesco Theodor Reuss) [28]. Tra queste nuove fondazioni massoniche e/o paramassoniche segnaliamo:
a) i Riti Egiziani (cioè ispirati al paganesimo magico dell’Antico Egitto) di Memphis e Misraim [29], che attecchiranno particolarmente nella massoneria francese razionalista (e ancora oggi, sotto l’unica denominazione di Rito di Memphis-Misraim sono in seno al Grande Oriente di Francia come pure al Grande Oriente d’Italia), nell’Italia risorgimentale, negli Stati Uniti e nell’Inghilterra;
b) la Societas Rosicruciana in Anglia (S.R.I.A.), tuttora esistente, che accoglie Maestri Massoni regolari (cioé della United Grand lodge of England o di Grandi Logge e Grandi Orienti in comunione con questa) e che li impegna ad interessarsi in modo speciale – attraverso lo studio e la ritualità – a scienze occulte quali l’Ermetismo, l’Alchimia, la Kabala ebraica [30].
Segnaliamo inoltre alcuni eventi, degni nota, che si svolgono nella famiglia massonica tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento:
a) nel 1877, il Grande Oriente di Francia, aspramente laicista ed anticlericale, sarà scomunicato dalla deista Gran Loggia Unita d’Inghilterra, per aver soppresso dall’intestazione dei propri documenti e dai propri lavori iniziatici il nome del «Grande Architetto dell’Universo» (nome con cui i Massoni indicano la Divinità), per l’ammissione di atei all’inizia-zione e per l’intensa propaganda politica anticlericale [31];
b) in Francia nascerà una Massoneria mista, cioè che accoglie uomini e donne e pone queste ultime su un piano di assoluta parità iniziatica con gli uomini massoni, facendo così un salto di qualità rispetto alle settecentesche logge di «adozione», in cui le donne avevano una valenza inferiore, o ausiliaria [32];
c) nel 1908 avviene una scissione in seno alla Famiglia massonica italiana. Accanto – o piuttosto contro – il Grande Oriente d’Italia, detto Massoneria di Palazzo Giustiniani, ci sarà d’ora innanzi la Massoneria scissionista del pastore evangelico Saverio Fera 33°, detta anche Massoneria di Piazza del Gesù [33]. Sostanzialmente, questa situazione – qui sopra descritta – del fenomeno massonico con i suoi gradi, simboli, leggende, scomuniche intermassoniche e riconoscimenti reciproci, resterà invariata anche nel periodo kolbiano, ossia nei primi quarant’anni del XX secolo.

2. CENNI SULL’ANTIMASSONIMO

Presentiamo ora, sia pur in modo sintetico, alcuni interessanti fenomeni di antimassonismo. Già nei primi decenni del XVIII secolo, la moderna Massoneria inglese è collegata al paganesimo, alla Cabala ebraica e allo spiritismo [34]. Nel 1725, l’ex massone Samuel Prichard scrive di alcuni rapporti allarmanti relativi a stregoneria e spiritismo praticati in loggia [35]. Nel 1738, papa Clemente XII condanna e scomunica i Massoni, quali sospetti di empietà ed eresia, a causa della loro eccessiva segretezza e dei giuramenti a cui si obbligano sotto gravi pene in caso di violazione dei loro segreti [36]. Inoltre, a cominciare dai primi trent’anni del Settecento, e per tutto quel secolo, i Liberi Muratori sono accusati anche di omosessualità [37]. Nel secolo XIX, nuove accuse di satanismo, culti sessuali, naturalismo e paganesimo saranno lanciate da ambienti cattolici nei confronti dei Liberi Muratori [38]. Nel 1884, papa Leone XIII promulga la famosa enciclica antimassonica, Humanum Genus. In essa il Pontefice illustra il principale fondamento filosofico ed etico dell’Istituzione massonica: il naturalismo [39]. Nella seconda metà dell’Ottocento si afferma la tesi della Giudeo-Massoneria, secondo la quale gli Ebrei sarebbero i capi occulti della setta massonica [40]. Tra i vari autori antimassoni spicca il celebre Leo Taxil (1854-1907) – giornalista anticlericale, ex-massone, nonché imbroglione – , che dal 1885 al 1897, acquista grande successo con i suoi scritti sul satanismo massonico, corredandolo anche con particolari strabilianti: apparizioni diaboliche in Loggia, amori tra demoni e donne massone, ecc. Ma nel 1897 Taxil dichiara pubblicamente di aver inventato tutto ciò che ha scritto sul presunto culto satanico praticato nelle logge massoniche [41].
Segnaliamo inoltre che nel 1896 si svolge a Trento il celebre Congresso Antimassonico Internazionale, promosso dall’Unione Antimassonica Universale. Tra i vari relatori del Congresso si distingue l’erudito massonologo don Vincenzo Longo che già nel 1879 ha pubblicato anonimamente uno studio sulla Massoneria, mostrando – sulla base di fonti massoniche di lingua italiana, francese, inglese…- che già nei primi tre gradi massonici sono presenti dottrine naturalistiche che indirizzano al culto sessuale [42]. A Trento, Longo ribadisce queste tesi, collegando i riti massonici agli antichi culti misterici, naturalistici e sessuali praticati da induisti, egiziani, greci… Egli afferma, inoltre, che, poste tali premesse naturalistiche, la Massoneria pratica un certo culto alla morte, intesa quale principio universale della vita e della rigenerazione. Longo sottolinea anche che già al Terzo Grado di Maestro, il massone ha l’opportunità di essere introdotto alle scienze occulte e, quindi, al culto demoniaco [43]. Dopo che Taxil avrà sconfessato le sue precedenti asserzioni sul satanismo massonico, l’Unione Antimassonica Universale – accusata di aver dato credito al furfante marsigliese – attesta in un opuscolo che essa ha sospettato di Taxil già durante il Congresso antimassonico tridentino e lo ha escluso sia dalle sezioni che dalle commissioni permanenti, costringendo così l’impostore a smascherarsi [44]. L’Unione Antimassonica Internazionale dichiara dunque di aver affrettato la fine delle imposture taxilliane (tra cui anche le fotografie diaboliche, le firme di demoni, ecc.) e, inoltre, afferma – nel detto opuscolo – che ciò che don Vincenzo Longo ha scritto su e contro la Massoneria (soprattutto nel suo libro del 1879, dunque 6 anni prima dell’inizio del caso Taxil) lo ha fondato su testi autorevoli scritti da rinomati massoni, per la maggior parte inglesi e francesi [45].
Nell’antimassonismo cattolico dei primi decenni del Novecento si registrano complessivamente accuse di satanismo, culti sessuali, naturalismo, laicismo indirizzate contro i Liberi Muratori [46], anche se, occorre dire, non tutti gli autori cattolici riconoscono la realtà dei primi due capi d’accusa [47]. Ricordiamo che nel 1917 è promulgato il codice di Diritto Canonico che commina ai Massoni la scomunica latae sententiae riservata alla Santa Sede [48]. Intorno agli Anni Venti e Trenta si rinvigoriscono le tesi che sostengono l’esistenza della Giudeo-Massoneria, ossia del presunto complotto mondiale intessuto da un gruppo di Ebrei che sarebbero i veri e occulti capi della Massoneria. Tra gli acerrimi avversari della Giudeo-Massoneria e difensori dell’autenticità dei Protocolli dei Savi di Sion, ricordiamo Mons. Ernest Jouin (1844-1932), e la sua Revue Internationale des Sociétés Secrètes (R.I.S.S.) [49]. In ogni caso, è interessante osservare che, ai giorni nostri, il massone Moramarco attesta la presenza di ebrei nella Massoneria già a partire dagli inizi della Gran Loggia di Londra. Il loro numero aumenta soprattutto dal 1793, con la fondazione della loggia londinese Israel. Nell’Ottocento, la presenza ebraica nella Massoneria inglese cresce ulteriormente. Moramarco osserva anche che gli ebrei iniziati tra i Liberi Muratori sono di varia estrazione: osservante, riformata, sionista… [50].

3. IL VESSILLO NERO: OVVERO LA «PROCESSIONE» MASSONICA DEL 1917

Per conoscere quando e come sia maturato seriamente in p. Kolbe (1894-1941) l’interesse per il fenomeno Massoneria, dobbiamo risalire – almeno stando alle fonti a nostra disposizione – al periodo del suo studentato romano. In una lettera del 1935, durante la sua permanenza a Mugenzai No-Sono, san Massimiliano mette per iscritto alcuni ricordi sulle origini della Milizia dell’Immacolata, all’avvicinarsi del suo 18° anniversario di fondazione: «[…]Allorché a Roma la massoneria uscì allo scoperto in modo sempre più audace, portando i propri stendardi sotto le finestre del Vaticano – e sul vessillo nero dei seguaci di Giordano Bruno aveva fatto dipingere san Michele Arcangelo sotto i piedi di Lucifero, e in foglietti di propaganda inveiva apertamente contro il santo Padre – nacque l’idea di istituire un’associazione che si impegnasse nella lotta contro la massoneria e gli altri servi di Lucifero» [51].
In un’altra lettera, sul medesimo argomento, scritta un anno prima, padre Kolbe offre qualche dettaglio in più sulla suddetta processione massonica:
«Correva l’anno 1917. In Italia la massoneria era molto attiva. Durante le celebrazioni per l’anniversario di Giordano Bruno essa si permise perfino di sbandierare uno stendardo su cui era raffigurato san Michele Arcangelo sotto i piedi di Lucifero trionfatore. Sotto le finestre del Vaticano furono issati gli “stracci” massonici; volantini distribuiti un po’ ovunque affermavano che la polizia italiana era in dovere di fare irruzione in Vaticano, mentre una mano maligna aveva scritto: “Il diavolo governerà in Vaticano e il Papa gli farà da guardia svizzera”, ecc.,ecc.» [52].
E fu così, che la sera del 17 ottobre dello stesso 1917, anno del bicentenario di fondazione della moderna Massoneria [53], durante una riunione in segreto in una cella del Collegio dei Frati Minori Conventuali, in via San Teodoro a Roma, sette giovani frati (tra cui padre Kolbe), col consenso del Rettore padre Stefano Ignudi, fondarono la Milizia dell’Im-macolata. Dinanzi ai primi sette giovani militi, vi era una statua del-l’Immacolata fra due candele accese. In quella prima riunione fu deciso il programma della M.I. [54], il cui scopo – scrive padre Kolbe in una lettera del 1940 – «è l’impegno nell’opera di conversione dei peccatori, degli eretici, degli scismatici, degli ebrei, ecc., ma soprattutto dei massoni, e nell’opera di santificazione di tutti sotto la protezione e per la mediazione dell’Immacolata» [55].
Si può dire che la sopramenzionata sfilata massonica abbia impressionato notevolmente san Massimiliano, poiché egli la narrerà, una terza volta, nel giugno del 1939 da Niepokalanow, aggiungendovi qualche commento: «Negli anni precedenti la guerra, nella capitale del cristianesimo, a Roma, la mafia massonica, ripetutamente disapprovata dai Pontefici, spadroneggiava in maniera sempre più sfrontata. Non rinunciò neppure a sbandierare per le vie della città, durante le celebrazioni in onore di Giordano Bruno, un vessillo nero con l’effigie di san Michele Arcangelo sotto i piedi di Lucifero e tanto meno a sventolare le insegne massoniche di fronte alle finestre del Vaticano. […] Tale odio mortale verso la Chiesa di Cristo e verso il suo Vicario in terra non era solo una ragazzata di individui traviati, ma un’azione sistematica derivante dal principio della massoneria: “Distruggere qualsiasi religione, soprattutto quella cattolica”. Disseminate nei modi più diversi e in maniera più o meno evidente in tutto il mondo, le cellule di questa mafia mirano proprio a questo scopo. Si servono, inoltre, di tutta una congerie di associazioni dai nomi e dagli scopi più svariati, che però, sotto il loro influsso, diffondono l’indif-ferenza religiosa e indeboliscono la moralità» [56].

4. UNO SGUARDO ALLA MASSONERIA ITALIANA

È necessario a questo punto inquadrare la sacrilega processione massonica del 1917 – di cui scrive padre Kolbe – nell’ambiente massonico italiano dell’epoca. Anzitutto la Massoneria è trapiantata in Italia da cittadini inglesi, già verso i primi trent’anni del Settecento in Firenze, che vanta perciò la prima loggia massonica italiana. La Massoneria inglese (con la sua filosofia deistica-umanitaria, ma anche con i suoi gradi e la leggenda iniziatica di Hiram al terzo ed ultimo grado di Maestro) e la Massoneria templare-occultistica (di matrice francese, con alti gradi) si espandono e si contendono il campo in Italia. La prima è di tendenza borghese e raggruppa personaggi di vari ceti sociali, la seconda, tutta intessuta di gradi cavallereschi e di mistiche aspirazioni alchemico-cabalistiche, presenta invece carattere aristocratico ed élitario [57].
E non manca chi esperimenta l’appartenenza ad entrambi, come il noto Giuseppe Balsamo, o conte di Cagliostro, iniziato a Londra alla massoneria dei tre gradi (o simbolica, o inglese) nel 1776, e poi dopo aver vissuto ritualmente la leggenda della morte di Hiram, si è fatto promotore di una massoneria egiziana di alti gradi [58]. Vi è pure chi è allo stesso tempo membro dei due schieramenti, come i massoni napoletani Mario Pagano, Gaetano Filangieri, Domenico Cirillo, che, nel tardo Settecento, erano, di giorno, massoni illuministi e, di notte, occultisti di riti neo-egiziani [59].
Nel 1805, a Milano, si verifica un atto importante per il mondo massonico italiano: la costituzione, del primo Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato per l’Italia [60]. Promotore dell’evento è il conte Alexandre Grasse De Tilly, 33° che figura anche tra i fondatori del primo Supremo Consiglio del R.S.A.A. nel mondo, a Charleston (U.S.A.) nel 1801. De Tilly fondò poi, nel 1804 anche il primo Supremo Consiglio in Europa, quello francese, a Parigi. Nell’atto di Costituzione del Supremo Consiglio italiano del R.S.A.A. si motiva la costituzione del medesimo, tra l’altro, anche per la seguente ragione: «che le Alte Scienze Mistiche, alla cui conoscenza i Massoni spirano ardentemente, non possono essere comunicate, né convenientemente approfondite, perché l’insegna-mento non è stato ancora organizzato in Italia» [61]. Nello stesso anno, si costituisce a Milano sotto l’egida del Grande Oriente di Francia, il Grande Oriente d’Italia (che amministra i primi tre gradi massonici). Il XIX secolo, vede poi nella penisola italiana, non solo il crescere dell’an-ticlericalismo – di cui molti massoni saranno promotori – ma anche il fiorire di Grandi Logge e Grandi Orienti, nonché di Supremi Consigli di Rito Scozzese Antico e Accettato, in varie città italiane. La riunificazione massonica dei vari gruppi si compie nel nuovo Grande Oriente d’Italia del 1867, con sede a Firenze e poi, per i vari Supremi Consigli scozzesisti, l’unione nel Supremo Consiglio per l’Italia e le Colonie nel 1880.
Dopo la parentesi favorevole dell’età napoleonica, la Massoneria italiana torna alla clandestinità durante la Restaurazione. Si avranno logge mascherate in circoli culturali, accademie… Massoni saranno attivi nei moti rivoluzionari del 1820-21, 1848-49 e in tutto il Risorgimento [62].
L’anticlericalismo massonico appare più virulento in particolare dopo il 1860, con l’Unità d’Italia e poi con la presa di Roma nel 1870. La S. Sede non accetta la Costituzione del nuovo Stato ritenuto da essa come un usurpatore. Si organizzano convegni antimassonici da un lato e anticlericali dall’altro (es. il celebre Anticoncilio di Napoli del 1869). Molti massoni nell’epoca post-risorgimentale occuperanno posti chiave nella politica, nell’economia e anche nella formazione universitaria. Ma i Massoni italiani, in genere, pur fortemente anticlericali non si professano atei, a differenza dei «Fratelli» del Grande Oriente di Francia, i quali sopprimono nel 1877 il simbolo del Grande Architetto dell’Universo dalle loro intestazioni ufficiali e dai loro lavori rituali, iniziando anche gli atei nel cammino massonico [63].
Nei primi quarant’anni del Novecento, si hanno per la Massoneria italiana due grandi eventi infausti. Nel 1908 avviene la scissione in seno al Grande Oriente d’Italia: Saverio Fera 33°, pastore evangelico e Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio del R.S.A.A. per l’Italia, si stacca dal Grande Oriente d’Italia (detto anche Massoneria di Palazzo Giustiniani) non approvando l’impegno – in quel tempo assai forte – delle Logge in politica, e fonda la cosiddetta Massoneria di Piazza del Gesù. Si avranno anche due Supremi Consigli di Rito Scozzese in Roma: l’uno con Palazzo Giustiniani e l’altro con Piazza del Gesù [64].
Dopo la breve parentesi piuttosto gioiosa, almeno in casa massonica, per il bicentenario di fondazione della Massoneria (24 giugno 1717- 24 giugno 1917), ci saranno ulteriori momenti bui per i Massoni italiani durante il Fascismo: persecuzioni, devastazioni di logge, condanne al confino (es. per Domizio Torrigiani, Gran Maestro del G.O. d’Italia) e anche l’esilio all’estero per molti Massoni tra cui i dirigenti di Palazzo Giustiniani, che saranno costretti a trovare ospitalità presso i «Fratelli» di Francia e d’Inghilterra [65]. Quelli di Palazzo Giustiniani più volte rimprovereranno la linea piuttosto filo-fascista tenuta dai «Fratellastri» di Piazza del Gesù. Addirittura Vittorio Roul Palermi, dirigente di questi ultimi negli anni del fascismo e nell’immediato dopoguerra, sarà accusato di collaborazionismo, nonché di militanza nell’OVRA, la polizia segreta fascista [66].

5. IL DIAVOLO E I MASSONI

Ora, proprio in questo contesto di anticlericalismi e di dissidi occorre inserire un gesto arrabbiato come la processione massonica testimoniata da san Massimiliano. Del resto non era la prima volta che dei Massoni, per esprimere la loro ostilità alla S. Sede – e forse anche per manifestare il loro modo di intendere il G.•.A.•.D.•.U.•., pur nel contesto di una religiosità laicista – ricorrevano alla figura del Diavolo. Un esempio: Giosué Carducci, nel suo Inno a Satana, del 1863 [67]. Iniziato alla massoneria bolognese nel 1862, egli ascenderà poi al 33° del R.S.A.A. [68].
Ricordiamo anche il poema Lucifero di Mario Rapisardi, che canta l’angelo ribelle celebrandone la vittoria contro il Vaticano, contro il Paradiso intero e contro Dio [69]. Questo poema fu assai lodato da massoni quali Giuseppe Garibaldi 33°, Aurelio Saffi e Giovanni Bovio. Giuseppe Leti 33° – altissimo dignitario del Supremo Consiglio di Rito Scozzese Antico e Accettato e del Grande Oriente d’Italia verso gli Anni Venti e Trenta del secolo XX – lo definì «poema veramente e potentemente massonico» [70].
Che dire poi del corteo massonico verso Campo dei Fiori a Roma, nel 1889, per l’inaugurazione del monumento a Giordano Bruno, voluto dall’allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Ettore Ferrari 33°. Il corteo era aperto da due bandiere con l’effigie di Satana [71]. E nel 1895, a Palazzo Borghese in Roma, sede del G.O. d’Italia dal 1893, l’agente della famiglia Borghese in visita all’edificio, vi trovò una stanza chiusa a chiave che riuscì a farsi aprire solo dopo aver minacciato di chiamar la polizia. Era una sala adibita a loggia ove dominava sulla parete un grande arazzo rosso e nero con la figura di Lucifero. Inoltre la cappella della casa era stata ridotta a una cloaca. Il fatto fece molto scalpore [72]. Non è necessario ritenere che tutti i Massoni italiani credessero davvero nel-l’esistenza personale di Lucifero; bastava ad essi assumerlo come «simbolo di ribellione razionalista alle “superstizioni” cattoliche» [73]. Del resto, in un articolo su Rivista Massonica del 1909, si legge che: «La massoneria non è una religione, appunto perché non ammette dogmi, ma rispetta tutte le fedi ragionevolmente sentite e sinceramente professate. La formula del grande Architetto dell’universo, che le si rimprovera, come un equivoco o un assurdo, è la più larga e onesta affermazione dell’immenso principio dell’essere, e può personificare così il Dio di Giuseppe Mazzini come il Satana di Giosué Carducci; Dio, sì, ma fonte d’amore, non d’o-dio; Satana, sì, ma genio del bene, non del male» [74].
Segnaliamo inoltre un Inno alla Luce [75], inneggiante a Lucifero vincente contro il Vaticano, apparso sulla Rivista Massonica (organo del Grande Oriente d’Italia) nel 1910. E nel 1926, sulle pagine della stessa rivista, diretta dall’infaticabile Ulisse Bacci 33°, appare un articolo riguardante alcuni documenti massonici ottocenteschi; l’autore di esso si firma con l’emblematico nome Lucifer [76].
Se poi diamo un’occhiata a Lux, il Bollettino del Supremo Consiglio dei 33° in Palazzo Giustiniani, allora possiamo leggervi un articolo del febbraio 1925 su Giosué Carducci, poeta e massone. L’autore – un certo Gunti – cita, tra l’altro, alcuni versi della poesia Dopo l’Aspromonte, «dove sono chiari accenni alla sua iniziazione e insegnamenti ed espressioni caratteristici della Massoneria […]» [77]. Scrive ancora il Gunti: «Ma il carme che meglio riflette e riassume il nostro credo, è l’Inno a Satana, contro cui si scagliò il clericalismo astioso ed imbecille, quasi parola irriverente e blasfema, mentre è, pur tra qualche imperfezione di forma, alta e nobilissima poesia, grido di prometeica liberazione, rivendicazione dei diritti della coscienza e del pensiero, voce di quella religione naturale e razionale che Bovio espresse filosoficamente» [78].
È utile osservare che il Diavolo (a prescindere se sia inteso come forza occulta, angelo ribelle o simbolo razionalista anticattolico e antidogmatico) riscuote un certo interesse anche presso Massoni stranieri. Pensiamo ad Albert Pike 33° che, nel suo libro Morals and Dogma, afferma che per gli Iniziati, il Diavolo è una forza creata per il bene che può tuttavia fare anche il male e che esso è lo strumento della libertà o libera volontà [79].
Oswald Wirth (1860-1943), noto massone ed occultista francese, presenta il Diavolo come la personificazione della grande forza alchemica universale [80], «il grande agente magico» [81]. Egli scrive anche che il Diavolo è «il nostro compagno ineluttabile nella vita di questo basso mondo» e occorre perciò trattarlo «con equanimità, non come nemico sistematico e inconciliabile, ma come inferiore i cui servizi sono preziosi» [82].
Nel 1937, le edizioni esoteriche Le Symbolisme pubblicano la Lettre au Souverain Pontife, di Albert Lantoine, massone della Grande Loge de France e 33° grado del R.S.A.A. In questo libro (la cui prefazione è scritta da Oswald Wirth), il Lantoine chiede al Papa un armistizio tra Massoneria e Chiesa contro i nemici comuni del nazismo e del comunismo. Tuttavia, in un paragrafo sia pur contraddittorio, egli riconosce che in fondo cattolici e massoni restano adversaires perché Dio non può perdonare all’Angelo Ribelle il quale non abdicherà mai [83]. Inoltre il Lantoine definisce i Liberi Muratori come «les serviteurs de Satan» e afferma che Dio e il demonio sono due maestri che si completano l’un l’altro [84].

6. CHI SONO, COSA VOGLIONO E COSA FANNO I MASSONI: IL NATURALISMO

Ma chi sono i massoni per san Massimiliano? Questi vi risponde in una sua conferenza scritta poco prima del trasferimento della redazione del Rycerz Niepokalanej («Cavaliere dell’Immacolata», rivista della M.I.) da Cracovia al convento di Grodno, dunque in data anteriore al 19-20 ottobre 1922. In una breve carrellata di citazioni tratte dal magistero pontificio, da Clemente XII (1738) fino a Leone XIII (1884), padre Kolbe presenta la Massoneria come setta malvagia, cresciuta col tempo e tutta protesa ad abbattere la Sede Apostolica, corrompere i costumi e cospirare contro i sovrani per operare rivolgimenti politici [85].
Secondo il martire di Auschwitz, la natura filosofica della Libera Muratorìa (comune a tutti i gruppi massonici, senza alcuna distinzione) appare dal suo fondamentale ed immutabile programma, stabilito chiaramente – scrive il santo – sin dal 1723 (anno delle prime Costituzioni generali della Massoneria speculativa o moderna che, sei anni prima, alcuni liberi pensatori avevano fondato a Londra), cioè «la liquidazione totale del mondo soprannaturale» [86].
«La tendenza verso questo scopo – sottolinea padre Kolbe – è evidente ad ogni passo. L’arte, la letteratura e la stampa periodica, i teatri, i cinema, l’educazione della gioventù e la legislazione si muovono con passo veloce verso l’eliminazione del mondo soprannaturale e il soddisfacimento dei piaceri della carne» [87].
Qui, padre Kolbe riprende decisamente quanto già asseriva Leone XIII, circa quarant’anni prima, nell’enciclica Humanum genus,del 20 aprile 1884: «[…]Ora la setta massonica produce frutti velenosi e quanto mai amari. Infatti, dai certissimi indizi che precedentemente abbiamo ricordato, emerge quello che è l’ultimo e il principale dei suoi intenti, e cioè distruggere dalle fondamenta tutto l’ordine religioso e sociale nato dalle istituzioni cristiane e creare un nuovo ordine a suo arbitrio, che tragga fondamenti e norme dal naturalismo.[…] Orbene, il principio fondamentale di quanti professano il naturalismo è, come il termine stesso indica a sufficienza, che la natura umana e la ragione umana debbano essere in tutte le cose maestre e sovrane» [88].
Papa Gioacchino Pecci analizza poi le conseguenze del naturalismo professato dalla setta massonica, in particolare la corruzione morale diffusa dalla licenziosità e turpitudine propalata da stampa, teatro ed arte, attraverso le quali i massoni «abbassano la felicità al livello delle cose mortali e quasi la affondano nella terra» [89].
La Humanum genus costituisce, in sostanza, la filigrana del pensiero antimassonico di san Massimiliano, il quale poi lo arricchirà di altri elementi, soprattutto della tesi sulla giudeo-massoneria. Naturalismo massonico, piano massonico di diffusione dell’indifferentismo religioso e della corruzione morale tramite stampa, arte, letteratura…: tali caratteristiche, attribuite alla setta massonica, accomunano appunto la Humanum genus e la massonologia kolbiana.
Sul tema del naturalismo massonico, padre Kolbe è vicino anche alla massonologia del gesuita padre Hermann Grüber, anche se questi scende più a fondo, precisando che presso vari ambienti massonici, si ha non solo una tendenza ai piaceri della carne, sic et simpliciter, bensì, un vero culto alla facoltà generativa [90]. Forse certe affermazioni potrebbero sembrare esagerate, ma si consideri, solo per fare un esempio, che sulla Rivista Massonica del 1910, un alto dignitario massonico del Grande Oriente d’Italia e del Rito Scozzese Antico ed Accettato, Dunstano Cancellieri 33°, esalta il (libero) Pensiero e Caino, contro Jehovah e il Dogma ed esalta pure, senza mezzi termini, l’organo sessuale maschile contro la verginità che egli reputa sterile ed oziosa [91].
Desidero osservare che il naturalismo emerge non solo nell’operato ad extra della Massoneria, e in particolare di quella italiana. Esso traspare anche ad intra, cioè nei suoi rituali e nei simboli. Ulisse Bacci 33°, nel primo volume del suo Il Libro del Massone italiano, del 1908 (più volte pubblicizzato dallo stesso autore persino negli Anni Venti, dalle righe della sua Rivista Massonica), spiega vari simboli e riti massonici: le due colonne del portico del tempio massonico, e il pavimento della loggia, formato da piastrelle bianche e nere, sono simboli dell’alternarsi e del-l’unità degli opposti (luce-tenebre, bene-male, verità-errore, ecc.), l’uno necessario all’altro, dalla cui unione – sottolinea il Bacci – scaturisce la Vita. Questa complementarietà/unione degli opposti è ben figurata anche dal numero tre e dal Delta massonico con l’occhio al centro, che troneggia in Loggia [92]. Il Bacci sottolinea il culto solare-naturalistico presente in Massoneria, attraverso simboli e ritualità [93]. Egli, inoltre, a proposito della «parola sacra» detta in Terzo Grado di Maestro Massone (durante la scoperta del cadavere di Hiram, il cui ruolo rituale è interpretato dal candidato), che letteralmente vuol dire «la carne lasciava le ossa», precisa che essa «significa anche “figlio della putrefazione” ad indicare che dalla morte si genera la vita, “putrescat ut resurgat”, e che, come abbiamo detto, il Maestro Massone genera e riproduce» [94]. La morte e resurrezione di Cristo, è equiparata dal Bacci 33° ai miti di morte e rinascita delle divinità pagane, naturalistiche e solari (Osiride, Adone, Tammuz) [95]. Il ciclo di morte-rinascita, inteso in senso spiritual-naturalistico, è indubbiamente il nucleo dell’iniziazione al grado di Maestro. I primi tre gradi, di cui il terzo è il coronamento, sono – scrive il Bacci – «il fondamento di tutto il misticismo e di tutta la dottrina che viene poi svolgendosi gradatamente nelle varie Officine» [96], cioè agli alti gradi.
Esaminando un rituale italiano di quel periodo, vediamo che, nell’in-scenare la cerimonia di morte-resurrezione iniziatica [97] nel Terzo Grado, la loggia è quasi del tutto all’oscuro con drappeggi funerei, ricamati di teschi e ossa umane incrociate. In Loggia, al centro, vi è pure una bara a significare la morte simbolica che subirà il candidato nel momento del-l’iniziazione in cui egli vi sarà disteso dentro [98]. Al nuovo Maestro è insegnato che la leggenda di Hiram, celebrata dai Liberi Muratori, è l’alle-goria del sole (Hiram stesso) che apparentemente muore in inverno (la bara) per poi risorgere in primavera (l’atto della sollevazione del candidato dalla bara), fecondando e rinnovando (riaccensioni delle luci in loggia) la natura (la loggia stessa) [99]. E il nuovo Maestro è salutato in loggia come il nuovo Hiram [100].

7. I MASSONI E IL SERPENTE

È interessante notare che, nel pensiero massonologico e antimassonico del santo martire di Auschwitz, è affermata l’esistenza di un «corpo mistico» parallelo ed antagonista della Chiesa: si tratta del corpo mistico [101] del serpente infernale («cioè – scrive padre Kolbe – tutte le eresie ed ogni peccaminosa tendenza» [102]) di cui la massoneria è la testa.
In un articolo sul Rycerz Niepokalanej del maggio 1922, commentando il brano di Gn 3,15 (secondo il testo biblico della Volgata): «Ella ti schiaccerà il capo» («ossia quello del serpente infernale» [103]), e il passo dell’Ufficio della B. V. Maria, «Tutte le eresie tu sola hai distrutto sul mondo intero», padre Massimiliano afferma con vigore: «[…] Il “capo” delle svariatissime membra del drago infernale è senza dubbio, nei nostri tempi, la massoneria. Ed Ella [ndr, cioè l’Immacolata] schiaccerà questo capo» [104].
E ancora, in una lettera del 1927 alle alunne della 3ª e 4ª magistrale di Wirow, il santo lamenta lo spandersi dell’immoralità (e della conseguente irreligiosità) diffusa nelle città e nei villaggi polacchi del suo tempo, attraverso l’arte, la stampa, il teatro, il cinema, la moda, ed equipara il capo del serpente infernale, schiacciato dalla Madonna (secondo il testo della Volgata del Gn 3,15), alla massoneria, «la quale dirige tutto questo movimento antireligioso e immorale e mette a disposizione grosse somme di denaro per la formazione di nuove sette» [105].
La Massoneria: ovvero la testa del serpente infernale (il corpo delle eresie e dei peccati), la mente di tutta l’azione anticattolica dal Settecento all’oggi di padre Kolbe: ecco l’idea centrale nel pensiero massonologico del santo frate che la ribadisce con forza in uno scritto del 1929, ove parlando dell’«antico serpente», contro cui la M.I. lotta, spiega chi è costui: «cioè tutte le eresie ed ogni peccaminosa tendenza: ecco il corpo di lui; e la massoneria, la quale dirige tutto questo: ecco la testa» [106]. E colei che può aiutare il mondo a respingere «questa pestilenza» [107] è «l’Immacolata, Mediatrice di tutte le grazie» [108], poiché, scrive ancora padre Kolbe, «un’anima compenetrata dall’amore verso di Lei opporrà certamente una resistenza all’opera di depravazione, l’arma principale in mano alla massoneria. “Noi non vinceremo la Chiesa con il ragionamento – hanno deciso i massoni in un loro raduno – ma corrompendo i costumi”» [109].
È interessante sottolineare che il concetto kolbiano di Massoneria=testa del serpente infernale, può trovare una sua origine, a mio giudizio, non solo da una lettura attualizzata (nel tempo di padre Kolbe) di Gn 3,15, ma anche da un’opera assai famosa in quegli anni: I Protocolli dei Savi di Sion.
In questo testo (che pretende un’origine sionistico-massonica), il popolo ebraico alla riscossa per il dominio del mondo contro tutti i non ebrei – in particolare i cristiani – è raffigurato come il «Serpente Simbolico», la cui testa, è appunto costituita dai presunti autori del testo – cosa che essi stessi ammettono -, cioè dai Savi di Sion, ebrei massoni del 33° grado [110]. Anche negli scritti kolbiani questa testa, non solo del serpente infernale ma anche di tutto il sionismo, è identificata con il manipolo dei suddetti Savi di Sion, presunti capi della Massoneria mondiale.
A proposito di tale riferimento al serpente, sembra opportuno rilevare quanto osserva il noto storico della Massoneria italiana, Aldo A. Mola, cioè, che comunemente la Massoneria è detta il Serpente Verde, poiché viene identificata con Satana il tentatore [111]. Del resto, il Serpente è un simbolo che non dispiace affatto ai Liberi Muratori, ma anzi suscita pure una simpatia ammantata di toni spirituali. Lo stesso Ulisse Bacci 33°, nel suo libro destinato ai massoni italiani e a più riprese (fino al 1925 circa) pubblicizzato sulla rivista del Grande Oriente d’Italia, nomina, fra i simboli massonici: «il serpente, che si piega su sé stesso e si morde la coda, è l’emblema delle rivoluzioni solari, e, in altri termini, dell’eternità» [112]. Per Arturo Reghini (Maestro Massone, fondatore nel 1905 di una loggia fiorentina intitolata Lucifero), è il Serpente della Genesi – e non Dio! – colui che, nell’Antico Testamento, promette all’uomo l’immortalità [113]. Questa immortalità non è per tutti gli uomini ma – afferma Reghini – è privilegiata e riservata agli iniziati [114]. Reghini, inoltre considera l’iniziazione in 3° grado come una morte e resurrezione mistica [115], in cui l’iniziando al grado di Maestro è generato dalla stessa corruzione, di cui, pertanto, è figlio [116]. E tale alternarsi di generazione/morte/rigenerazione mistico-spirituale è massonicamente simboleggiato proprio dal serpente che si morde la coda [117].
Per Oswald Wirth (1860-1943), massone della Grande Loge de France, il Serpente della Genesi è l’istinto di elevazione nell’uomo ed è perciò venerato da tutti gli iniziati. Ora, il programma di ogni iniziazione, inclusa quella massonica, è – sottolinea il Wirth – appunto la divinizzazione dell’uomo [118]. E come voce inglese, di questo misticismo ofitico, possiamo citare John S. M. Ward, Maestro Massone all’obbedienza della United Grand Lodge of England – iniziato anche ad alti gradi – il quale in un’opera del 1921, presenta il Serpente della Genesi come il simbolo della divina sapienza, che – secondo Ward – è stato erroneamente giudicato quale nemico dell’uomo. Ed il fermaglio della cintura del grembiule di Maestro Massone – osserva il Ward – ha proprio la forma di serpente, il che sta ad indicare – precisa lo stesso autore – che il massone è circondato dalla sapienza divina [119].

8. UNA CRICCA DI EBREI

Tra le costanti del pensiero massonologico kolbiano, vi è la tesi (assai ripetuta dallo stesso padre Kolbe) secondo la quale i veri capi della Massoneria sono «un gruppo di ebrei» [120], «crudele cricca ebrea» [121], un «piccolo manipolo di ebrei» [122], che dirige «il “sionismo internazionale”» [123].
Per meglio capire la portata di tali affermazioni, è necessario – prima di passare in rassegna i brani kolbiani su questo argomento – delineare il quadro socio-culturale di quel periodo.
Miccoli, in suo recente articolo, afferma che tra la fine dell’Ot-tocento e gli inizi del Novecento prende corpo in Europa un «antisemitismo politicamente organizzato» [124], in cui furono coinvolti in prima linea anche dei cattolici. Sono anni duri per la Chiesa, il cui potere temporale è contestato ed avversato, non solo in Italia, ma anche in Francia (con l’ascesa di una repubblica laicistica) e in Germania (con il kulturkampf). E gli ebrei sono ritenuti volentieri dalla stampa del tempo, anche cattolica, come l’anima e la mente di tale rivoluzione laicistica e anticristiana, avente come fine il dominio ebraico sul mondo [125].
Miccoli [126] e anche padre Martina [127], sottolineano che in quel periodo l’ostilità antiebraica assume un duplice volto, o se vogliamo, due correnti che tendono sempre più a distinguersi. Vi è un antiebraismo tradizionale, di matrice cristiana, che rimprovera agli Ebrei (a tutti) di non aver accolto la Rivelazione neotestamentaria e lamenta la grande influenza ebraica (ovviamente esercitata da una piccola ma forte minoranza di ebrei) nel campo sociale ed economico.
Vi è poi, un antiebraismo, o più propriamente antisemitismo, di tipo nazionalistico, politico, che diverrà sempre più fortemente biologistico ed etnicistico e che è ostile agli Ebrei in quanto Ebrei, qualunque sia la loro condotta, e che, pertanto, si cura poco delle motivazioni religioso-etico-sociali sopraesposte. Da questo antisemitismo sarà, appunto, caratterizzata l’ideologia nazista.
Certo le distinzioni non sono sempre così nette, per cui fra cattolici sembra, almeno in certi casi, prender piede un tipo di antiebraismo a metà strada fra i due sopra descritti. Ciò avviene, ad esempio in Francia sul finire del secolo XIX, ove nella stampa cattolica antiebraica si insinua un certo linguaggio razzistico, che anche personalità cattoliche non mancheranno di notare [128].
Si consideri inoltre che l’antisemitismo secolarista, nazionalista cercava di guadagnarsi l’appoggio del mondo cattolico, con il pretesto che essi avevano in comune lo stesso nemico (l’ebreo) e lo stesso fine (ridurne il cosiddetto predominio) [129]. Ma non mancano autori che già a quel tempo tendono a mettere in guardia contro tale antisemitismo. Indubbiamente, almeno a quell’epoca, personalità ebraiche spiccavano nell’eco-nomia e soprattutto nell’alta finanza (es. i famosi banchieri ebrei Rotschild), come pure nell’ambiente socialista-rivoluzionario bolscevico. Ma nel mondo cattolico, almeno in coloro che erano pervasi da vero spirito cristiano, si comprendeva che questi fatti non autorizzavano ad una soppressione fisica degli Ebrei. A proposito di ciò, il p. Rosa, in un articolo su La Civiltà Cattolica (1928) [130], deplora gli «estremi opposti», ossia l’antisemitismo ed il semitismo. A proposito di un recente decreto del S. Uffizio, in cui si prende posizione contro questi due «estremi», il Rosa afferma che la Chiesa vuole difendere tutti gli uomini – inclusi gli ebrei – dall’ingiustizia, e denuncia l’antisemitismo razzista. D’altra parte, pur contestando l’autenticità dei Protocolli dei Savi di Sion (sostenuta invece dalla parigina Revue Internazionale des Sociétés Secrètes), egli afferma però la realtà di un predominio giudaico nel capitalismo e nel bolscevismo come pure l’esistenza di un’alleanza ebraico-massonica.
Il gesuita Gundlach, nel suo articolo Antisemitismus, sul Lexikon für Teologie und Kirche (1933), deplora l’antisemitismo razziale, ma accetta come lecito («erlaubt») quello che invece cerca solo di ostacolare l’ecces-sivo e dannoso influsso di gruppi ebraici in campo socio-economico [131].
Le tesi di p. Rosa sono sostanzialmente ribadite sulla stessa rivista da padre Barbera nel 1936 [132] e nel 1938 [133]; questi presenta il sionismo come un giudaismo materialistico (dunque, non fedele allo spirito di Mosè, Abramo e Giacobbe) dominante il capitalismo e il comunismo. A conferma di ciò, padre Barbera esamina due autori dell’epoca, esperti nella polemica antiebraica: il conte Léon De Poncins e il gesuita Bonsirven. Entrambi sono d’accordo sulla denuncia del duplice sbocco materialistico del sionismo (capitalismo liberale e comunismo) ma divergenti in quanto al giudizio sull’intero popolo ebraico: duro il De Poncins, più mite e benevolo invece il gesuita Bonsirven, che imputa il predominio ebraico non a tutto il popolo d’Israele ma solo a quegli elementi che in esso emergono.
In questo intricato contesto antiebraico – di matrice sia tradizionale-cristiana, o nazionalistico-politica, o più aspramente razzista – non potevano non riscuotere interesse e credibilità quelle opere (libri, riviste,…) che legavano strettamente Alta Massoneria mondiale e giudaismo-sionista, e che hanno visto grande successo proprio a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Il can. Chabauty (1827-1914), Edouard Drumont (1844-1917), Gaston De Mery (1866-1909), Mons. De Meurin (1825-1895), Mons. Jouin (1844-1932) sono esempi significativi di questa letteratura [134].
Questo è dunque l’ambiente socio-culturale in cui san Massimiliano opera e oggi, a distanza di più di mezzo secolo da quegli eventi, comprendiamo con maggior imparzialità che ciò che scriveva il santo era sentito e sostenuto nel mondo cattolico, e non dovremmo meravigliarci di certe sue affermazioni, così largamente condivise tra i cattolici di quel tempo.
Mi preme sottolineare – come vedremo pure più avanti nel presente lavoro – che san Massimiliano non fu affatto un antisemita e che, ovviamente, il suo antiebraismo – o forse è meglio dire antisionismo – si situa nella scia tradizionale-cristiana, indirizzandosi particolarmente verso quegli ebrei economicamente potenti e materialisti, che, secondo le voci dell’epoca, influivano assai fortemente sulla vita politico-economica delle nazioni. Anzi, egli stesso ha ripudiato atteggiamenti di antisemitismo razzista [135].
Nel 1922, in una breve conferenza, il santo spiega che i membri della «“massoneria rossa”» [136]sono «uno scarso numero di persone, in maggioranza ebrei» [137], che della Massoneria costituiscono appunto la «sua vera testa» [138].
Nel gennaio 1926, dalle file del Rycerz Niepokalanej, scrive che «i massoni non sono altro che una cricca organizzata di ebrei fanatici, i quali mirano sconsideratamente a distruggere la Chiesa Cattolica» [139].
E nell’ordine dello stesso anno, il santo ribadisce questa tesi citando come fonte uno scritto attribuito a un gruppo di ebrei (all’epoca, in ambiente cattolico ne era molto difesa l’autenticità) cioè, i «Protocolli dei Savi di Sion». Questo documento, apparso nei primi anni del 1900, è stato probabilmente composto sul finire del secolo precedente e oggi è ritenuto comunemente opera della polizia segreta zarista per scopi antisemitici [140].
Nel suo articolo, padre Kolbe ritiene questi Savi di Sion quali «il vero capo della Massoneria» ed è proprio a loro che si rivolge dalle pagine del suo Rycerz. Egli cita un brano dei Protocolli, in cui si legge: «“Chi o che cosa è in grado di far crollare una forza invisibile? La nostra forza è appunto di questo genere. La massoneria esterna serve per nascondere gli scopi di tale forza, il cui piano d’azione e perfino il luogo in cui essa si trova, saranno sempre sconosciuti alla gente”» [141].
San Massimiliano risponde a tali asserzioni rivolgendosi ai Savi di Sion con queste parole:
«[…] Io sostengo che noi siamo in grado di farvi crollare e vi faremo crollare. […] Ebbene noi siamo un esercito, il cui Condottiero vi conosce ad uno ad uno, ha osservato e osserva ogni vostra azione, ascolta ogni vostra parola, anzi… nemmeno uno dei vostri pensieri sfugge alla sua attenzione. […] Sapete come si chiama questo nostro Condottiero? È l’Immacolata, il rifugio dei peccatori, ma anche la debellatrice del serpente infernale. […] Ma ecco, il nostro Condottiero, l’Immacolata, chiede per voi misericordia, il prolungamento della vostra vita, affinché abbiate ancora la possibilità di rientrare in voi stessi» [142].
In queste righe agguerrite e nello stesso tempo misericordiose, traspare l’ansia di padre Kolbe di richiamare a conversione questo «manipolo di ebrei», i quali, pur con tutti i loro tesori d’oro, restano – scrive il santo – «polvere della terra» [143]. Ma ecco che l’Immacolata li ama ed ottiene da Dio che essi abbiano ancora tempo per potersi ravvedere; e anche i militi dell’Immacolata devono amare i massoni (e specialmente questi capi) pregando per la loro conversione. A tal proposito infatti, padre Massimiliano si rivolge ora ai membri della M.I. affinché nel mese di ottobre recitino il rosario, possibilmente in comune, e aggiunge: «[…] E a vantaggio di chi? A vantaggio di chi ha maggiore bisogno e precisamente a vantaggio di questi nostri poveri infelici fratelli massoni, tanto più infelici per il fatto che non si accorgono di correre verso la propria perdizione; tuttavia essi sono fratelli, poiché Gesù non li ha affatto esclusi dalla partecipazione ai meriti della sua passione» [144].
San Massimiliano non si limita ad esortare i militi dell’Immacolata e gli altri lettori del Rycerz Niepokalanej a pregare a vantaggio dei massoni, ma addirittura precisa l’intenzione che essi (i lettori del Rycerz) devono avere nel compiere questa preghiera mariana: «Non credete, cari lettori, che l’intenzione migliore sia che quanto prima essi (ndr. cioè i massoni) si convertano, anzi addirittura si arruolino nella Milizia dell’Im-macolata e, con il desiderio di riparare il male commesso finora, si accingano con maggior fervore, sull’esempio di san Paolo dopo la conversione, all’opera della salvezza delle anime?» [145].

9. I «NOSTRI POVERI INFELICI FRATELLI MASSONI» [146]

Nel settembre 1926, in un articolo sul Rycerz Niepokalanej, il santo commenta il congresso internazionale massonico svoltosi nel mese precedente a Bucarest, «con la partecipazione dei rappresentanti delle organizzazioni massoniche degli Stati Uniti, della Polonia, dell’Italia, della Cecoslovacchia, dell’Austria e della Romania» [147]. Egli cita lunghi brani tratti dal Protocollo n.11 e n.15 dei Savi di Sion, da cui traspare l’odio sionista per i goim (i non ebrei), attirati nelle logge massoniche come pedine in mano ai Savi, i quali mirano al potere mondiale. Al n.15, il detto protocollo afferma che tutte le logge saranno sottomesse ad un’unica presidenza segreta, che userà come arma preziosa gli agenti della polizia segreta internazionale membri della massoneria, per controllare, dirigere e sopprimere gli avversari [148]. I Savi, inoltre, hanno deciso: «“È meglio affrettare la fine di coloro che ostacolano la nostra causa, piuttosto che affrettare la fine di noi, che siamo i creatori di essa. Giustizieremo i massoni in modo tale che nessuno, eccetto i fratelli, potrà avere dei sospetti, neppure le stesse vittime: moriranno tutti nel momento in cui ce ne sarà bisogno, apparentemente per effetto di malattie comuni. Sapendo questo, neanche i fratelli oseranno protestare. Applicando questo genere di mezzi, abbiamo sradicato dalla massoneria ogni germe di protesta contro le nostre disposizioni”» [149].
A questo punto, san Massimiliano lancia un accorato appello ai massoni «goim» e ai Savi di Sion:
«Signori massoni, voi che recentemente, durante il congresso di Bucarest, vi siete rallegrati del fatto che la massoneria si sviluppa, riflettete e dite sinceramente se non è meglio servire il Creatore della pace interiore, nell’amore gioioso, piuttosto che obbedire agli ordini della crudele cricca ebrea, misteriosa scaltra, mal conosciuta, e che vi odia? E a voi, piccolo manipolo di ebrei, “sapienti di Sion”, che […] avete provocato coscientemente già tante disgrazie e ancora di più ne state preparando, a voi mi rivolgo con la domanda: quale vantaggio ne ricaverete? […] Non sarebbe meglio se anche voi, massoni polacchi, raggirati da un gruppo di ebrei, e voi, capi ebrei, che vi siete lasciati sedurre da satana, il nemico dell’umanità, non sarebbe meglio se anche voi vi rivolgeste sinceramente a Dio, riconosceste il Salvatore Gesù Cristo, vi innamoraste dell’Immacolata e, sotto i suoi stendardi, conquistare anime a Lei?… Oppure preferite essere una parte della testa di quel serpente che cinge il mondo e del quale fu detto: “Ella ti schiaccerà il capo” [Gn 3,15]? Finché siete in vita, c’è ancora tempo, ma tra poco potrebbe essere troppo tardi!!!» [150].
L’ansia pastorale di padre Kolbe, per i massoni e i capi ebrei, risalta ancora da una sua lettera del 1939 a padre Vincenzo Borun, Assistente Generale dei Frati Minori Conventuali, in cui scrive tra l’altro: «[…] Inoltre la massoneria è maggiormente diffusa tra le persone più influenti e dirige in modo sistematico, ma subdolo, quasi tutta l’attività contro la Chiesa. Qua e là troviamo gli stessi ebrei che danzano attorno al vitello d’oro. La M.I. si preoccupa di convertire tutti coloro che han bisogno di conversione, in primo luogo la massoneria, e quindi di santificare tutte e singole le persone che vivono ora e che vivranno in avvenire in qualsiasi tempo e luogo» [151].
Ancora nello stesso anno, san Massimiliano, dalla rivista Kalendar Rycerza Niepokalanej («Calendario-almanacco del Cavaliere dell’Imma-colata», fondato nel 1924) lamenta il dilagare dell’ateismo comunista, alle cui origini, scrive il santo, «possiamo tranquillamente collocare quella mafia criminale che si chiama “massoneria”» e, immancabilmente, quale «mano che manovra tutto questo ( ndr. il dilagare dell’ateismo) verso uno scopo chiaro e determinato» [152], egli pone «il “sionismo internazionale”» [153]. Come prova di ciò egli si poggia ancora sui Protocolli dei Savi di Sion, precisando tuttavia che anche fra gli ebrei vi sono «persone dabbene» [154]. Occorre ribadire che san Massimiliano non è un’antisemita, cioè uno di coloro che odiano la stirpe ebraica in quanto tale. Anzitutto egli distingue gli Ebrei-popolo dal «manipolo di ebrei» che, secondo diversi ambienti dell’epoca, dirigeva la centrale massonica internazionale. Inoltre, san Massimiliano, in una lettera da Nagasaki del 1935, mette in guardia i confratelli di Niepokalanow a non suscitare o approfondire (attraverso il Rycerz) l’odio verso gli ebrei da parte dei lettori polacchi (già tanto prevenuti verso quelli) e sottolinea che il principalissimo scopo della M.I. è «la conversione e la santificazione delle anime, vale a dire la conquista di esse all’Immacolata, l’amore verso qualsiasi anima, compresi gli ebrei, i massoni, gli eretici e così via» [155]. Ed egli manifestò concretamente tale amore dando rifugio, a circa 1500 ebrei in Niepokalanow, i quali erano fuggiti all’avanzare delle truppe tedesche sul territorio polacco nel 1939. In tal modo li strappava dalle grinfie dei nazisti, antisemiti per antonomasia, pur sapendo che sarebbe incorso nelle loro ritorsioni [156].
L’ansia apostolica e pastorale di padre Kolbe per i massoni non si limita solo alle parole scritte ma conta anche fatti. Riportiamo, come esempio la testimonianza di padre Giuseppe M. Pal, cofondatore della M.I., riguardante il periodo dello Studentato a Roma con padre Kolbe: «[…] Un altro giorno mi propose di accompagnarlo al Palazzo Verde della Massoneria, in Roma, per convertire il gran Maestro della Massoneria italiana e gli altri massoni. Ed avendolo io rassicurato che se il P. Rettore avrebbe dato la dovuta permissione, l’avrei accompagnato; subito dalla ricreazione del dopo pranzo andò da p. Ignudi e gli palesò il suo intento. Tornato a me nel cortile del Collegio ove l’aspettavo, un po’ confuso e rassegnato mi comunicò che il P. Rettore gli disse che per ora non è opportuno e che fosse meglio di pregare per i massoni. Sull’istante mi fece pregare con esso per la conversione dei massoni» [157].
È certo che il santo non si scoraggiò per quel freno che ebbe dal suo Padre Rettore. Infatti, varie testimonianze ai processi canonici attestano il suo apostolato presso massoni, al fine di ottenerne la conversione. Padre Samuele Rosenbaiger afferma che il santo riuscì ad incontrare il letterato polacco Walter Lieroszewski, ritenuto capo della massoneria polacca del tempo, e gli donò una medaglia mariana, la famosa medaglia miracolosa [158]. Fra gli altri, il nostro santo incontrò anche Andrea Strug, cercando di convertirlo [159]. Strug, pseudonimo del letterato Taddeo Galecki [160], era, secondo l’Annuario della Massoneria Universale del 1925, Gran Maestro della Gran Loggia massonica polacca, e padre Kolbe lamentò il fatto che proprio a lui fosse stata conferita una onorificenza nazionale [161]. E quando in Polonia ci fu, tra il 12-14 maggio 1926, un sanguinoso golpe del maresciallo Pilsudski – divenuto così arbitro della situazione politica di quel paese – padre Kolbe, nel mese luglio, scrisse sul Rycerz che Andrea Strug, in un discorso ad un’assemblea massonica affermò chiaramente che i massoni avrebbero governato il paese e che il nuovo governante, avrebbe dovuto poggiarsi su di loro (i massoni), per ben compiere la sua opera [162].
Al processo apostolico patavino, padre Alfonso Orlini, Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali nel periodo 1924-1930, dà la seguente testimonianza circa padre Kolbe e la M.I.: «L’idea della Milizia dell’Immacolata fu da lui concepita e maturata a Roma, per far fronte all’avversione e agli insulti che le sette massoniche lanciavano contro la Chiesa e il Papa. [..] L’ideale si maturò molto lentamente: dapprima pensò ad una Pia Unione di preghiera e sofferenza nel clima della Immacolata (devozione tradizionale nel nostro Ordine). […] La natura di questa Pia Unione: è devozionale, rivolta principalmente alla conversione dei massoni: colla tattica di attirare il nemico piuttosto che osteggiarlo: “In nuce” c’è tutto lo sviluppo successivo. Tale scopo si può vedere anche nella preghiera: “O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi, e in modo particolare per i massoni”. E i massoni – prosegue padre Orlini – si convertivano sul serio: ad essi consegnava la medaglia e molti poi si confessavano. In Polonia iniziò l’apostolato verso i massoni e i pagani […]» [163].
Ovviamente, tale interesse apostolico del nostro santo verso i «nostri poveri infelici fratelli massoni», non era esente da croci e ostacoli che provenivano anche da parte di questi ultimi.
In una lettera del 1928, da Niepokalanow, padre Kolbe chiede un ricordo nella Santa Messa al confratello padre Stryczny, «perché anche i fastidi sembrano aumentati, dato che la massoneria sembra desiderasse che il Rycerz si fosse stabilito un po’ più lontano da Varsavia» [164]. E in una lettera di auguri alla mamma, in data 23-3-1938, il santo la informa che Niepokalanow, grazie all’Immacolata, ha sventato «gli attacchi della massoneria» [165], aggiungendo che lo scorso sabato c’è stata «una grande vittoria in questa lotta», tuttavia «i rinforzi nemici si stanno avvicinando» [166]. Al riguardo la cronaca di Niepokalanow del 19-3-1938 riporta la seguente notizia: «Il P. Guardiano, con sentimenti di riconoscenza verso l’Immacolata, annuncia ai fratelli, durante la cena, che è stato respinto vittoriosamente un ostile attacco contro Niepokalanow e che sono stati smascherati altri tentativi della massoneria» [167].
Infine, dopo circa due mesi, il santo scrive da Niepokalanow a un confratello di Mugenzai-No-Sono:
«Qui da noi grazie all’Immacolata, ogni cosa procede sempre meglio. La massoneria, attraverso i suoi vari tentacoli, si avventa contro Niepokalanow con una furia sempre più accanita, ma anche l’Immacolata servendosi della sua Niepokalanow, schiaccia la testa di questo serpente [cf Gn 3,15] in modo sempre più spettacolare. Avviene proprio come in una battaglia: sempre nuovi attacchi, contrattacchi, paure agitazioni istintive, esultanze per la vittoria, preghiere e ringraziamenti rivolti all’Imma-colata» [168].
Non conosciamo purtroppo di che genere fossero «gli attacchi» massonici sventati e ripetuti contro Niepokalanow. Forse abbiamo po’ di luce da Don Valeriano Meystzowicz, Presidente dell’Istituto Storico Polacco, membro della Commissione preparatoria per il Concilio Ecumenico Vaticano II (Disciplina del clero e popolo cristiano), il quale nel 1962 dichiara al processo apostolico patavino, circa l’attività editoriale di padre Kolbe: «Le sue pubblicazioni furono prese particolarmente di mira dalla stampa di ispirazione massonica» [169].
Infine, il Postulatore Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, padre Antonio Ricciardi, autore della prima biografia in lingua italiana su padre Kolbe (anno 1947), così scrive nella terza edizione della detta opera: «Niepokalanow ha avuto nemici esterni di ogni sorta: ha dovuto affrontare opposizioni, gelosie, boicottaggi, assalti mortali, riportandone infine la vittoria, grazie alla protezione dell’Immacolata e alla prudenza del suo fondatore e allo spirito di sacrificio dei suoi membri. I nemici esterni, essendo i faziosi, i massoni, gli acattolici e gli anticlericali, per sventare le cui trame e insidie era sorta Niepokalanow, agirono con diabolica e perfida ostinazione, particolarmente quando Niepokalanow scese in campo con il “Maly Dziennik” ossia il “Il Piccolo Giornale”. Con il suo programma decisamente cattolico, con lo spirito antimassonico della M.I. era naturale che “Il Piccolo Giornale” eccitasse le ire degli avversari, che ricorsero ad ogni forma di boicottaggio pur di arrestarne il successo e provocarne il fallimento» [170].

RIFLESSIONI CONCLUSIVE

Al termine di questo breve confronto tra il mondo massonico, l’an-timassonismo (particolarmente quello cattolico) e la massonologia kolbiana, possiamo distinguere, tra le fonti massonologiche kolbiane, quelle certe – il magistero ecclesiastico, i Protocolli dei Savi di Sion – e quelle probabili – La Civiltà Cattolica, e, se non proprio la R.I.S.S., almeno opere che risentivano del suo pensiero. È però vero che negli scritti kolbiani – almeno secondo quelli che sono a nostra disposizione -, non sono esplicitamente trattate tematiche quali il satanismo di loggia, l’occultismo massonico, il simbolismo, tematiche presentate in modo più approfondito da massonologi cattolici come il Longo, il Pavissich e poi anche da autori della R.I.S.S [171]. Padre Kolbe, invece, per spiegare la natura della Massoneria, si concentra su due argomenti fondamentali: 1) il naturalismo filosofico-etico e 2) il sionismo internazionale, fondandosi, per quest’ultimo, soprattutto sui famosi Protocolli dei Savi di Sion. E se l’autenticità di detti Protocolli possa essere, oggigiorno, più facilmente negata – o per lo meno messa in dubbio -, non così invece per il primo dei due argomenti suddetti, che costituisce, possiamo dire, l’autentico e ben fondato pilastro del discorso massonologico, non solo di padre Kolbe, ma soprattutto del magistero ecclesiastico di quell’epoca e di altri studiosi cattolici. Anche se l’esplicita accusa antimassonica di satanismo cultuale è assente dalla massonologia di padre Kolbe, si può certo vedere in lui la consapevolezza, che nella Massoneria, da lui combattuta, vi sia un atteggiamento satanico, specialmente nel rifiuto dei dogmi e nell’esaltazione del libero pensiero naturalistico – con tutte le relative conseguenze nel campo etico – che tra le sue forme di espressione, ha visto nella storia anche quella sfilata massonica con l’effigie di Lucifero che talmente impressionò il giovane Kolbe al punto che la ricorderà ancora dopo circa vent’anni. Del resto, lo stesso san Massimiliano, attento conoscitore della Humanum genus e della visione agostiniana delle due città – presentata dall’enciclica leoniana -, considera i massoni «servi di Lucifero» [172], e la Massoneria, con i suoi capi, quale testa del corpo del serpente infernale [173]. Pur non conoscendo, forse, le affermazioni di lode sul simbolismo ofitico da parte di certi scrittori massoni (Bacci, Reghini, Wirth, Ward), tuttavia il nostro santo, anche alla luce del solo magistero ecclesiastico, comprende che la Massoneria – e per lui tutta la Massoneria, non solo quella italiana – si situa in una posizione di essere ed operare che è più vicina – se non identica – al Serpente di Genesi 3,15 piuttosto che al Dio Uno e Trino, Signore dell’Antico e Nuovo Testamento.

Padre Paolo Maria Siano, FI

N O T E

[1] Cf C. FRANCOVICH, Storia della massoneria in Italia. Dalle origini alla Rivoluzione francese, La Nuova Italia, Firenze 1989, p. XI.
[2] Cf M. INTROVIGNE, Il ritorno della magia, Effedieffe, Milano 1992, pp. 90-92.
[3] Cf D. STEVENSON, The Origins of Freemasonry. Scotland’s Century (1590-1710), Cambridge University Press, Cambridge 1998, pp. 28-29, 77-139, 153-161.
[4] Cf J. ANDERSON, Le Costituzioni dei Liberi Muratori 1723, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1991, p. 88. Circa lo spirito naturalistico e razionalistico delle dette Costituzioni andersoniane: [H. GRÜBER], L’internazionalismo rivoluzionario della Massoneria, in La Civiltà Cattolica, 62 (1911), pp. 7-13.
[5] Cf B. FAY, La massoneria e la rivoluzione intellettuale del secolo XVIII, Einaudi, Torino 1939, pp. 122-123.
[6] Cf ANDERSON, op. cit., pp. 53-54.
[7] Ivi, p. 54.
[8] Cf F. YATES, L’Illuminismo dei Rosacroce, Einaudi, Torino 1976, pp. 251-253.
[9] Ibidem.
[10] Cf C.F.W. DYER, Symbolism in Craft Freemasonry, Lewis Masonic, Shepperton (England) 1991, pp. 35-38. Colin Dyer, nel periodo 1975-76, è stato Maestro Venerabile della Quatuor Coronati Lodge N. 2076, di Londra, loggia di ricerca della United Grand Lodge of England.
[11] Cf A. PIATIGORSKY, Freemasonry. The Study of a Phaenomenon, The Harvill Press, London 1999, p. 98. L’autore è docente di Storia del Asia meridionale e di religioni comparate, presso l’Università di Londra
[12] Cf G. OLIVER, Introductory dissertation, in W. HUTCHINSON, The Spirit of Masonry, Spencer, London 1843, p. 12. George Oliver (1782-1867), celebre massone inglese del sec. XIX, curò la riedizione del libro del «fratel» William Hutchinson (1732-1814).
[13] Cf [H. GRÜBER], op. cit., p. 19; H.T.F. RHODES, La messa nera, Sugarco, Milano 1972, pp. 142-158; M. INTROVIGNE, Indagine sul satanismo, Mondadori, Milano 1994, pp. 49-57.
[14] Cf S. PRICHARD, Masonry Dissected, Wilford, London 1730, pp. 25-29. Invece alle pagine 9-24, vi sono i rituali dell’iniziazione ai primi due gradi, di Apprendista e Compagno. Il massone inglese Harry Carr (1900-1983), ha sottolineato che molto di ciò che è contenuto nei rituali pubblicati da Samuel Prichard, dopo circa 250 anni, è ancora presente nei moderni rituali massonici: H. CARR, Harry Carr’s World of Freemasonry, Lewis Masonic, Shepperton 1985, pp. 105-144.
[15] Cf H. CARR, The Freemason at Work, Lewis Masonic Ian Allan Regalia, Runnymede [England] 1992 (7th and Revised Edition, Revised by Frederick Smith), pp. 176-177, 344-345.
[16] Cf R. LE FORESTIER, La Massoneria templare e occultista. Tomo I. La Stretta Osservanza, Atanor Editrice, Roma 1991, pp. 37-43; D. STEVENSON, op. cit., pp. 144-146, 160-161; A. PIATIGORSKY, op. cit., pp. 84-90, 267-274.
[17] Cf B. E. JONES, Guida e compendio per i Liberi Muratori, Atanor Editrice, Roma 1995, pp 302, 313-320. L’autore, vissuto tra la prima e la seconda metà del sec. XX, è stato membro della Loggia Quatuor Coronati N. 2076 di Londra. Jones osserva che in tutte le iniziazioni (dunque anche in quella massonica) «è presente il concetto di una morte simbolica e di una resurrezione o rinascita figurata, di una morte alla vita passata e di un sorgere a quella futura» (p. 319).
[18] Cf R. LE FORESTIER, op. cit., pp. 42-43; D. STEVENSON, op. cit., pp. 159-161. Analizzando la leggenda di Hiram e la cerimonia in Terzo Grado – secondo i più celebri manoscritti, rituali e catechismi massonici inglesi e francesi del XVIII secolo (inclusi i rituali del Prichard) – il massone Luigi Sessa sottolinea il fondamentale concetto esoterico che la Libera Muratoria racchiude – sin dalle origini – nel simbolismo e nella ritualità del 3° grado, ossia l’idea che la rinascita iniziatica si attua attraverso la «Morte» e la «Putrefazione», per cui – spiega ancora Fr. Sessa – con il 3° grado si cerca il dominio cosciente della Vita e della Morte: cf L. SESSA, Hiram e la leggenda di Hiram, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1997, pp. 45-57, 76-91.
[19] Cf R. LE FORESTIER, op. cit., pp. 43-49. Il primo Gran Maestro della U.G.L.E., il duca di Sussex era intensamente interessato alla Cabala ebraica: cf DYER, op. cit., p. 55. Il massone Dyer sottolinea l’influsso cabalistico (ma anche pitagorico) nella Massoneria inglese settecentesca e anche in quella della U.G.L.E, specialmente per quanto riguarda l’importanza (per i Massoni) dell’uso dei numeri, che nella mentalità cabalistica e pitagorica hanno un potere creativo (o, per meglio dire, magico): cf ivi, pp. 39-41, 50-57.
[20] M. INTROVIGNE, Il cappello del mago, Sugarco, Milano 1990, p. 173.
[21] Ivi, p. 39.
[22] Cf E. BONVICINI, Massoneria di Rito Scozzese, Atanòr Editrice, Roma 1988, pp. 45-46. Il Le Forestier definisce la Massoneria templare “pianta occultista” dove si mescolano i seguenti elementi: pomposa vanità cavalleresca, commercio truffaldino di gradi sempre più alti e di presunte conoscenze esoteriche, ricerca teurgica magico-cabali-stica (anche da parte di cristiani mistici) e di imitazione della liturgia cattolica. Caratteristiche che a volte prevalgono le une sulle altre pur senza però eliminarsi, ma anzi coesistendo: R. LE FORESTIER, La Massoneria templare ed occultista. Tomo I, pp. 91-92.
[23] G. DI BERNARDO, Filosofia della massoneria. L’immagine massonica dell’uomo, Venezia 1996, p. 64. Giuliano Di Bernardo, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (1990-1993), è attualmente (dal 1993) Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia, la quale è l’unica obbedienza massonica italiana (amministrante i primi tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro) ad esser in comunione con la Gran Loggia Unita d’Inghilterra.
[24] Cf M. INTROVIGNE, La massoneria, editrice elledici, Leumann (To) 1997, p. 33.
[25] Così scrive il prof. Di Bernardo: «Albert Pike nel suo importante libro Morals and Dogma, rielabora i diversi Rituali di tutti i gradi del Rito Scozzese fornendo così un’opera che ancora oggi è un punto di riferimento essenziale per l’autentica comprensione del Rito Scozzese Antico ed Accettato» (in DI BERNARDO, op. cit., p. 66). A ciò si aggiunga che nel 1988, il Supremo Consiglio del 33° ed ultimo grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato per la Giurisdizione Sud degli U.S.A. con sede a Washington (il Supremo Consiglio Madre del RSAA mondiale), ha pubblicato l’opera di Rex Hutchens 32°, A Bridge To Light, che commenta (in tono assai lodevole) l’opera di Pike, Morals and Dogma: cf R. R. HUTCHENS, A Bridge To Light, Foreword by C. Fred Kleinknecht 33° Sovereign Gran Commander, The Supreme Council, 33°, Ancient and Accepted Scottish Rite of Freemasonry, Southern Jurisdiction U.S.A., Washington 1988. Il dott. Introvigne riconosce che l’opera di Pike Morals and Dogma «contiene in effetti una miscela di religione egiziana, magia e massoneria»: M. INTROVIGNE, Indagine sul satanismo, p. 183, nota n° 109.
[26] Cf M. INTROVIGNE, La massoneria, p. 40.
[27] Ecco alcuni rituali massonici Emulation: cf The Perfect Ceremonies of Craft Masonry according to the most approved forms as taught in the Unions Emulation Lodge of Improvement for M.M.’s., Freemasons’ Hall, London MDCCCLXXI (1871). Circa l’elevazione al Terzo Grado (ceremony of Raising): ivi, pp. 103-134; The Text Book of Freemasonry, Reeves and Turner, London 1881. Sul terzo Grado: ivi, pp. 151-188. La ritualità (direi quasi tradizione) Emulation è sostanzialmente rimasta identica nel corso del tempo: cfr Emulation Ritual [As demonstrated at the Emulation Lodge of Improvement, London and with whose approval this ritual has been compiled and published], Ian Allan Lewis Masonic, Hersham [Surrey – England] 1992 (9th and Revised Edition), 1st Edition: 1969. Sul Terzo Grado, ivi, pp. 150-199.
[28] Cf IDEM. Il cappello del mago, pp. 159, 185-186.
[29] Cf G. VENTURA, I Riti massonici di Misraïm e Memphis, Atanòr Editrice, Roma 1975. L’autore fu massone.
[30] Cf M. MORAMARCO, Nuova Enciclopedia Massonica, vol. I, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1997, pp. 347-349.
[31] Cf M. INTROVIGNE, La massoneria, p. 38.
[32] Cf ivi, p. 39.
[33] Cf ivi, p. 37; cf E. BONVICINI, op. cit.,p. 22.
[34] Cf G. GIARRIZZO, Massoneria e illuminismo nell’Europa del Settecento, Marsilio Editore, Venezia 1994, pp. 43-44.
[35] Cf E. ALLODOLI, Il Rito Emulation. I fondamenti della regolarità tradizionale in Massoneria, in Massoneria Oggi, Rivista del Grande Oriente d’Italia, Anno IV, n. 5, settembre-ottobre 1997, pp. 25-28.
[36] Cf CLEMENTE XII, In eminenti apostolatus specula, Lettera apostolica del 1738, in CESNUR, Massoneria e religioni, a cura di M. Introvigne, elledici editrice, Leumann (To) 1994, pp. 191-193.
[37] Cf M. JACOB, Massoneria illuminata. Politica e cultura nell’europa del Settecento, Einaudi, Torino 1995, p. 9.
[38] Cf L. G. DE SEGUR, I Frammassoni. Ciò che essi sono – ciò che fanno – ciò che vogliono, Roma 1872, pp 26-31, 44-53, 61-65, 73-74, 100-102; J. E. DE CAMILLE, Storia della setta anticristiana, vol. I, Firenze 1871, pp. 302-303, 315, nota n. 1; vol. II, p. 436, nota n. 1; L. MEURIN, La Frammassoneria sinagoga di Satana, presso l’Ufficio della Biblioteca del Clero, Siena 1895, pp. 6-12, 99-103, 135, 234-236, 403.
[39] Cf LEONE XIII, Humanum genus, Enciclica del 20 aprile 1884, in CESNUR, op. cit., pp. 198-209.
[40] Cf M. INTROVIGNE, Indagine sul satanismo, pp. 163-164, 167-168.
[41] Cf ivi, pp 172-195.
[42] Cf V. LONGO, Studio sul massonismo. Il suo Dio, il suo culto, i suoi costumi. Parte Prima, Italia s.l.n.a. [Roma 1879], pp. 3, 39-51, 196-205.
[43] Cf V. LONGO, La Franc-Maçonnerie devant le Christianisme, in UNION ANTIMAÇONNIQUE UNIVERSELLE, Actes du premier Congrés Antimaçonnique International, 26-30 septembre 1896, Trente (Italie), Tome second, Desclée, Lefebvre & C.ie, Tournai 1899, pp. 10-31, 49-50.
[44] Cf UNIONE ANTIMASSONICA UNIVERSALE, Un’ultima parola sulla mistificazione di Leo Taxil. Risposta alla Rivista della Massoneria Italiana, Tipografia della Pace di Filippo Cuggiani, Roma 1897, p. 7.
[45] Cf ivi, pp. 18-31. In questo opuscolo (a p. 19) è scritto che lo Studio sul Massonismo (sopracitato) di don Vincenzo Longo fu pubblicato anonimamente a Roma nel 1879.
[46] Cf [A. PAVISSICH], La religione massonica, in La Civiltà Cattolica, 60 (1909) III, pp. 513-527. Per conoscere il nome dell’autore di questo articolo: G. DEL CHIARO, La Civiltà Cattolica. Indice analitico delle annate 1904-1910,
Roma 1911, pp. VIII, 221; H. DELASSUS, Il problema dell’ora presente. Antagonismo fra due civiltà, Desclée, Roma 1907. Mons. Delassus afferma che la Massoneria pratica la cabala ebraica e il culto satanico: ivi, pp. 475-483; E. CAHILL, Freemasonry and the Anti-Christian Movement, M. H. Gill & Son Ltd, Dublin 1930, pp. 57-61.
[47] Cf E. LENNHOFF, Il libero muratore, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1995, pp. 293-294.
[48] Cf Codex iuris canonici Pii X Maximi iussu digestus, Benedicti Papae XV auctoritate promulgatus, Romae 1917, can. 2335.
[49] Cf E. LENNHOFF, op. cit., pp. 285, 293-294, 322.
[50] Cf M. MORAMARCO, Nuova Enciclopedia Massonica, vol. II, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1997, p. 4.
[51] Scritti di Massimiliano Kolbe, ENMI, Roma 1997, n. 1278, p. 2265. Citerò l’opera con l’abbreviazione SK, il numero dello scritto kolbiano e la pagina.
[52] SK 1277, p. 2261.
[53] Cf ivi, p. 2262.
[54] Cf SK 1278, p. 2266.
[55] SK 1330, p. 2348.
[56] SK, 1328, pp. 2340-2341.
[57] Cf C. FRANCOVICH, op. cit., pp. 249-270.
[58] Cf ivi, pp. 436-437.
[59] Cf M. INTROVIGNE, Che cos’è la massoneria, in CESNUR, op. cit., p. 55.
[60] «Supremo Consiglio»: è la riunione dei massoni insigniti del 33° ed ultimo grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato (R.S.A.A.).
[61] Cf L. PRUNETI, Nasceva centoventi anni fa il Supremo Consiglio d’Italia. 1805-1995, in Officinae, Anno VII, n. 2, Giugno 1995, p. 20. È la rivista del gruppo «Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Massoni – Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato. Comunione di Piazza del Gesù».
[62] Cf E. BONVICINI, Massoneria moderna. Storia – Ordinamenti – Esoterismo – Simbologia, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1994, pp. 84-88.
[63] Cf ivi, pp. 89-90.
[64] Cf ivi, pp 92-93; cf A. A. MOLA, Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, Milano 1999, pp. 330-331.
[65] Cf A. A. MOLA, op. cit ., pp. 485-525, 526-595, 596-644.
[66] Cf ivi, p. 519; cf D. P. ARRIGO, Fratelli d’Italia, Rubbettino, Messina 1994, pp. 26-28.
[67] Cf A. A. MOLA, op. cit., pp. 74-77.
[68] Cf E. BONVICINI, L’esoterismo massonico, in AA.VV., La Libera Muratorìa, Sugarco, Milano 1978, pp. 205-206.
[69] Cf A. A. MOLA, op. cit., pp. 163-166.
[70] Cf ivi, pp. 167, 606, 642.
[71] Cf G. SPADOLINI, Le due Rome, Le Monnier, 1973, p. 336, cit. da C.A. AGNOLI, La Rivoluzione Francese nell’opera della Massoneria, Editrice La Civiltà, Brescia 1994, p. 125.
[72] Cf A. COLLETTI, Ausonio Franchi e i suoi tempi, Marietti, Torino 1925, pp. 302-303, nota n. 1; cf M. INTROVIGNE, Indagine sul satanismo, p. 165, nota n. 45.
[73] Ibidem, p. 165.
[74] Rivista Massonica, Roma 1909, p. 44, cit. da H. GRÜBER, L’Internazionalismo rivoluzionario della Massoneria, in La Civiltà Cattolica, 62 (1911) I, p. 697. Ho scoperto che l’espressione «immenso principio dell’essere», impiegata dall’articolista massone per indicare la natura di ciò che si predica con la formula massonica di «grande Architetto dell’universo», coincide in effetti con la stessa espressione con cui Carducci apre l’Inno a Satana: («A te, de l’essere/ Principio immenso/ Materia e spirito/ Ragione e senso […]Te invoco o Satana,/ Re del convito») e con la quale, ovviamente indica Satana stesso. Per il testo completo dell’Inno: cf A. A. MOLA, op. cit., pp. 75-77.
[75] Cf (s.a.) Inno alla Luce, in Rivista Massonica, Anno XLI, nn 19-20, Roma, Dicembre 1910, pp. 468-469.
[76] LUCIFER, Splendori di un Archivio Massonico, in Rivista Massonica, Anno LVI, n. 3-4, Roma, Maggio 1926, pp. 35-37.
[77] GUNTI, Giosué Carducci, in Lux (Lucere et ardere perfectum est). Rassegna di coltura massonica e rituale. Pubblica gli Atti Ufficiali del Supremo Consiglio dei 33 sedente in Palazzo Giustiniani, Anno III, n. 2, Roma, Febbraio 1925, p. 26. Sulla copertina della rivista vi è uno dei motti del 33° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato: Deus Meumque Jus. Il bollettino Lux si spense, a causa della persecuzione fascista, nel 1925. Era stato inaugurato nel 1923.
[78] Ivi, p. 27. Il corsivo è dell’autore.
[79] Cf A. PIKE, Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite of Freemasonry, [Supreme Council 33°, A.A.S.R. – U.S.A., SJ, 1871], rist. Kessinger Publishing Company, Kila [Montana, U.S.A.] senza data, p. 102. Alle pagine 62-105, Pike commenta il Terzo Grado massonico.
[80] Cf O. WIRTH, I Tarocchi, Edizioni Mediterranee, Roma 1997, p. 362. L’opera fu scritta intorno al 1925.
[81] Ivi, p. 209.
[82] Ibidem.
[83] Cf A. LANTOINE, Lettre au Souverain Pontife, Le Symbolisme, Paris 1937, p. 92.
[84] Cf ivi, pp. 169-170.
[85] SK 1254, pp. 2213-2215.
[86] Ivi, p. 2215.
[87] Idem.
[88] LEONE XIII, Humanum genus, Lett. Enc. 20 aprile 1884, nn. 9-10 in CESNUR, Massoneria e religioni, a cura di Massimo Introvigne, editrice elledici, Leumann (To) 1994, pp. 199-200.
[89] Ivi, n. 13, in CESNUR, op. cit., p. 204.
[90] Cf [H. GRÜBER], L’internazionalismo rivoluzionario della Massoneria, in La Civiltà Cattolica, 62 (1911) II, p. 284.
[91] Cf D. CANCELLIERI, Genesi storica del Real Segreto e sua importanza nei vari riti massonici, in Rivista Massonica, Anno XLI, n.1-2, Gennaio 1910, Roma, p. 12. Inoltre il Cancellieri 33°, a proposito della ribellione massonica contro il dogma (cattolico), scrive: «Passarono centinaia di secoli e mai si spense la fiaccola della ribellione nostra: se Lucifero fu cacciato dai cieli, non bastarono a vincerlo né le schiere, né gli inferni, egli risorge più possente che mai e fronteggia gli Dei nelle debellate fortezze del dogma» (ivi, p. 16).
[92] Cf U. BACCI, Il Libro del Massone italiano, vol. I, Roma, nel Solstizio d’Estate dell’Anno della Luce 000908 [1908], Edizione riservata ai Liberi Muratori, pp. 226-228, 243ss.
[93] Cf ivi, pp. 124-125, 267, 384-385, 438.
[94] Ivi, p. 444.
[95] Cf ivi, pp. 276-277.
[96] Ivi, p. 219.
[97] U. Bacci 33° afferma che «l’iniziazione nel suo linguaggio simbolico, significa la morte dell’uomo vecchio e la resurrezione dell’uomo nuovo» (ivi, pp. 219-220). Interessante notare che per il massone Bacci l’iniziazione massonica ha il potere di trasformare intimamente l’uomo, un potere, dunque di carattere spirituale.
[98] Cf FEDERAZIONE MASSONICA UNIVERSALE DEL.•. RITO .•.SCOZZ.•. A.•. E A.•. – SER.•. GR.•. L.•.NAZ.•.ITALIANA.•., Manuale del Fratello “Maestro” Libero Muratore (Terzo Grado Simbolico), Roma 1921, rist. Edizioni Brenner, Cosenza 1996, pp. 8-9, 18.
[99] Cf ivi, pp. 19-26, 36.
[100] Cf ivi,pp. 27-28.
[101] San Massimiliano non usa letteralmente tale espressione, tuttavia ne esprime chiaramente l’idea nei suoi scritti.
[102] SK 206, p. 566.
[103] SK 1007, p. 1781.
[104] Ivi, p. 1782.
[105] SK 164, p. 524.
[106] SK 206, p. 566.
[107] SK 1254, p. 2216.
[108] Idem.
[109] Ivi, p. 2217.
[110] Cf S. NILUS, L’internazionale ebraica. Protocolli dei “Savi Anziani” di Sion, La Vita Italiana, Roma 1921, pp 29, 114-116.
[111] Cf A. A. MOLA, op. cit., p. XIII.
[112] U. BACCI, op. cit., p. 235. In vari numeri della Rivista Massonica, del periodo 1924-26, che ho potuto consultare, ho contato almeno 7 le volte in cui compare il simbolo del serpente che si morde la coda, raffigurato qua e là. Inoltre sul frontespizio della rivista, nel periodo 1924-26, compaiono due serpenti minacciosi ai lati del titolo della rivista.
[113] Cf A. REGHINI, Le parole sacre e di passo dei primi tre gradi massonici ed il massimo mistero massonico, Atanòr Editrice, Roma 1991 [1ª ed. 1922], pp. 61-62. Reghini, nel 1933, fu elevato al 33° grado del R.S.A.A.
[114] Cf ivi, pp. 58-80.
[115] Cf ivi, pp. 19, 54, 58, 80, 103. In tempi più recenti, Eugenio Bonvicini, Maestro Massone del Grande Oriente d’Italia, nonché 33° grado del R.S.A.A., ha presentato il concetto di «morte-resurrezione mistica» (o «morte iniziatica») come il tema costante nella Massoneria simbolica dei primi tre gradi e anche in quella del R.S.A.A., dunque dal 1° al 33° grado: cf E. BONVICINI, Massoneria di Rito Scozzese, Atanòr Editrice, Roma 1988, pp. 100-113, 290-292. Circa la qualifica massonica del Bonvicini: cf IDEM, Massoneria moderna, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1993, 4ª pag. di copertina.
Anche in ambiente massonico regolare inglese vi sono noti autori (membri della U.G.L.E.) che vedono la cerimonia di morte simbolica (figurative death) sperimentata in Terzo Grado, come una «morte mistica» («mystical death»): cf A. E. WAITE, Emblematic Freemasonry, [1ª ed. 1925], Kessinger Publishing Co., Kila (MT – U.S.A.) s.d., pp. 133, 136; Cf C.F.W. DYER, Symbolism in Craft Freemasonry, Lewis Masonic, Shepperton (England) 1991, pp. 138-140.
[116] Cf REGHINI, op. cit., p. 55. Egli afferma che la teoria «della liberazione, della salvezza, della palingenesi, osirificazione, immortalità privilegiata ottenuta mediante la morte e la resurrezione mistica, è assolutamente fondamentale in Massoneria» (ivi, p. 80).
[117] Cf ivi, p. 90. Il massone Reghini equipara la morte e resurrezione di Cristo ai miti pagani di morte-rinascita. Il contenuto del 3° grado, spiega Reghini, è proprio il tema del superamento della morte, per compiere nell’iniziato, una trasformazione spirituale (ivi, pp. 95-96, 98).
[118] Cf O. WIRTH, La Massoneria resa comprensibile ai suoi adepti. II. Il Compagno, Atanòr Editrice, Roma 1991. L’opera fu pubblicata per la prima volta nel 1911, come commento del 2° grado massonico.
[119] Cf J.S.M. WARD, Freemasonry and the Ancient Gods, Kessinger Publishing Company, Kila – Montana – U.S.A. [s.d.], pp. 62-65. L’opera è stata pubblicata per la prima volta nel 1921. Ward assimila la Massoneria agli antichi riti misterici ed iniziatici praticati presso tribù preistoriche, indù, egiziani… (ivi, pp. V-IX, 142-145, 346-351). L’autore dichiara di aver raggiunto il 18° grado di Sovrano Principe Rosa-Croce dell’Ancient & Accepted Rite, ossia la versione del Rito Scozzese Antico ed Accettato praticata in Inghilterra e nel Galles (ivi, p. 208).
[120] SK 1130, p. 1985.
[121] Idem.
[122] Idem.
[123] SK 1237, p. 2173.
[124] G. MICCOLI, Chiesa cattolica, «questione ebraica» e antisemitismo fra Ottocento e Novecento nella recente storiografia. Linee di ricerca e problemi aperti, in AA.VV., I grandi problemi della storiografia civile e religiosa, Atti dell’XI convegno di Studio dell’Associazione Italiana dei Professori di Storia della Chiesa. Roma 2-5 settembre 1997, a cura di Giacomo Martina e Ugo Dovere, Roma 1999, p. 325.
[125] Cf ivi, p. 327.
[126] Cf ivi, pp. 329-336.
[127] Cf G. MARTINA, Il problema ebraico nella storia della Chiesa, PUG, Roma 1996, pp. 126-134, 145-154.
[128] Cf MICCOLI, pp. 330-332.
[129] Cf ivi, pp. 332-333
[130] E. ROSA, Il pericolo giudaico e gli «Amici d’Israele», in La Civiltà Cattolica, 79 (1928) II, pp. 335-344.
[131] Cf MICCOLI, op. cit., p. 353; cf MARTINA, op. cit., pp. 153-154.
[132] Cf [M. BARBERA], La questione giudaica, in La Civiltà Cattolica, 87 (1936) IV, pp. 37-46. L’articolo fu pubblicato senza il nome dell’autore. Per conoscerne l’identità, cf (s.a) La Civiltà Cattolica. Indice analitico delle annate 1931-1940, «La Civiltà Cattolica», Roma 1942, pp. VII, 107.
[133] Cf [IDEM], Intorno alla questione del Sionismo, in La Civiltà Cattolica, 89 (1938) II, pp. 76-82. Questo articolo fu pubblicato senza il nome dell’autore. Vedi nota sopra.
[134] Cf M. INTROVIGNE, Indagine sul satanismo, pp. 167-172, 202-203, nota n.173.
[135] Cf G. SIMBULA, San Massimiliano Kolbe. Profilo umano e spirituale. Approccio cronologico agli scritti, ENMI, Roma 1998, pp. 107-109.
[136] SK 1254, p. 2216.
[137] Idem.
[138] Idem.
[139] SK 1113, pp. 1953-1954.
[140] Per l’intera questione, si troveranno dettagli interessanti in M. INTROVIGNE, Indagine sul satanismo, pp. 202-203, nota n. 173. Attualmente l’autenticità dei Protocolli dei Savi di Sion è difesa da P. MANTERO, La faccia nascosta della storia, Edizioni Segno, Udine 1997, pp. 47-59.
[141] SK 1133, pp. 1989-1990. Padre Kolbe non dà la precisa citazione bibliografica di tal passo dei «Protocolli».
[142] Ivi, p. 1990. Il corsivo è del testo.
[143] Idem.
[144] Ivi, p. 1991.
[145] Idem.
[146] Idem.
[147] SK 1130, p. 1981. Il corsivo è del testo.
[148] Cf ivi, pp. 1981-1983.
[149] Ivi, p. 1985. Il corsivo è del testo.
[150] Ivi, pp. 1985-1986.
[151] SK 845, p. 1392.
[152] SK 1237, p. 2173.
[153] Idem.
[154] Idem.
[155] SK 631, p. 1161.
[156] Cf PANCHERI, op. cit., pp. 105-106. E anche dopo la morte di padre Kolbe, molti ebrei ebbero ospitalità presso i frati di Niepokalanow, i quali, se fossero stati scoperti dai nazisti, sarebbero stati puniti con la morte: cf J. GIERTYCH, P. Kolbe e il problema ebreo, in Miles Immaculatae, Fascicoli I-III, Roma, Gennaio-Ottobre 1982, p. 180.
[157] PATAVINA SEU CRACOVIENSIS, Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Maximiliani M. Kolbe Sacerdotis professi Ordinis Fratrum Minorum Conventualium, Positio Super Virtutibus, vol. II, Postulatio Generalis O.F.M. Conv., Romae 1966, p. 823.
[158] Cf ivi, p. 6.
[159] Cf ivi, pp. 85, 162.
[160] Cf SK 169, nota n. 1, p. 532.
[161] Cf SK 1098, pp. 1926-1927.
[162] Cf SK 1127, pp. 1976-1978.
[163] PATAVINA SEU CRACOVIENSIS, op. cit., p. 214.
[164] SK 179a, p. 540.
[165] SK 787, p. 1337. Il santo non ne precisa la natura.
[166] Idem.
[167] Idem p. 1337, nota n. 1.
[168] SK 794, p. 1343.
[169] PATAVINA SEU CRACOVIENSIS, op. cit., p. 247.
[170] A. RICCIARDI, op. cit, p. 142.
[171] Cf C. NICOLLAUD, L’Occultisme dans les Sociétés secrètes, in Revue Internationale des Sociétés Secrètes, n. 6, Paris 15 juin 1912, pp. 447-467. Charles Nicollaud, redattore della R.I.S.S., afferma sia l’esistenza di una direzione suprema della Massoneria, che l’esistenza del culto magico e satanico praticato nella vera Massoneria, quella esoterica. Circa l’occultismo massonico, egli fonda le sue asserzioni citando, non Taxil, bensì massoni mistici, come il Saint Martin, il Willermoz, il Wirth….; L. HACAULT, Le Déisme de Pike et de la Haute Maçonnerie anglaise en Amérique, in Revue Internationale des Sociétés Secrètes, n. 8, Paris 15 août 1912, pp. 650-668.
[172] SK 1278, p. 2265.
[173] Cf SK 164, p. 524; SK 1007, p. 1782.

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