Le riserve delle banche centrali e della Banca d’Italia


Armando C. Tavano

15.02.2010 – È un dato di fatto che le banche centrali abbiano sempre delle ingenti riserve e che queste siano in continuo aumento. Eppure, che si sappia, la banca centrale non è uno stabilimento per la produzione di beni e di servizi. Non ci vuole molto per capire che la funzione che consente un costante e cospicuo aumento delle riserve delle banche centrali sia l’emissione monetaria.

L’emissione monetaria comporta un aumento degli attivi delle banche centrali. Questi non vengono imputati in contropartita a un ricavo, come, invece, dovrebbe essere ma a una voce di debito. Se si trattasse di un ricavo, parteciperebbe alla formazione del reddito e verrebbe sottoposto a tassazione. Ma non è così. Eppure questi incrementi degli attivi sono considerati riserve della banca centrale. Questa prassi contabile sui generis è uno strascico ereditato dai tempi in cui le banconote potevano essere convertite in oro. Scomparsa definitivamente tale parità con la cessazione degli accordi di Bretton Woods del 1971, si sarebbe dovuta anche modificare l’imputazione a bilancio della funzione monetaria. Ciò non è avvenuto

In pratica, se per ogni emissione aumentano gli attivi e i debiti, per ridurre l’entità degli attivi, dovrebbe essere ridotta una corrispondente quota di debiti. Il problema è che a fronte di quei debiti non ci sono creditori. Se non esiste il creditore come si fa a saldare il debito?

Se si rende necessaria un’emissione di moneta, vuol dire che il mercato ha bisogno di più liquido per un motivo o per un altro. Cito due per tutti: l’aumento dell’inflazione, la crescita del PIL. Se la banca centrale ha accettato titoli dello stato fruttiferi di interessi e consegna carta moneta, è ovvio che alla lunga la carta moneta rientrerà nei suoi forzieri incrementata degli interessi maturati. Ne conseguirà un’esigenza di liquidi addirittura maggiore sul mercato monetario rispetto a quella precedente l’emissione.

Al fine di non vanificare le emissioni e, quindi, per consentire che il livello di liquidità esistente sul mercato monetario sia sempre quello adeguato, è prassi corrente l’acquisto di valuta estera e di oro da parte delle banche centrali. In pratica, succede che la carta moneta una volta emessa e poi rientrata in forza del meccanismo dell’emissione sia nuovamente immessa sul mercato attraverso questi investimenti che rappresentano le riserve delle banche centrali.

Teoricamente queste riserve servono a far fronte a eventuali turbolenze monetarie. Non so se vi ricordate quella del 1992, dove l’apolide Soros mise a ferro e fuoco la Lira e Carlo Azeglio Ciampi, allora governatore della Banca d’Italia bruciò ben 48 miliardi di dollari delle sue riserve. Il “rogo” delle riserve non serv¡ comunque a nulla, la Lira si svalutò del 30% e l’apolide Soros e gli altri apolidi della finanza internazionale se ne andarono con il malloppo per ritornarci poi in occasione della sagra delle privatizzazioni, dove i politici “onesti” subentrati a quelli “corrotti”, fatti fuori da “Manipulite” praticamente regalarono ai loro datori di lavoro della finanza internazionale i nostri gioielli di famiglia, IRI, banche pubbliche, Banca d’Italia, ecc. ecc.

Le riserve della Banca d’Italia, quindi, esistono, sono ingenti, in quanto si equivalgono al quantitativo di moneta in circolazione, e aumentano ogni anno. Nel 2008 si sono incrementate di circa 13 miliardi di Euro. Teoricamente servono a far fronte a eventuali turbolenze monetarie. Al riguardo ci sarebbe da ridire che questi interventi non vanno mai a buon fine e servono in grande misura ad arricchire gli speculatori internazionali, che sono sempre gli stessi, almeno a giudicare dai cognomi, gli stessi, dico, che citava Mussolini nei suoi discorsi ante 1920. Che siano immortali?

Si può addirittura affermare che nessuna banca centrale di un paese sviluppato si sottragga al controllo della finanza internazionale e che ogni banca centrale prima o poi devolva a favore di questa finanza le riserve accumulate, sia in seguito a crisi finanziarie varie che a turbolenze valutarie create ad hoc per portarsi via il frutto della fatica dei popoli buoi. All’indipendenza evidente delle banche centrali dai poteri esecutivi dei vari stati non fa riscontro un’altrettanta autonomia dai vertici della finanza apolide internazionale. Cavalli di Troia?

La Banca d’Italia pur essendo diventata una società in mano a privati da oltre 10 anni continua ad accumulare queste riserve. Saggiamente si dà da fare per non farlo sapere. Infatti, non si deve sapere a livello pubblico né che si tratta di una società privata, né che incamera una decina di miliardi l’anno per l’attività di emissione monetaria devolutale dalla BCE. Il popolo deve ignorare che esiste questo tesoretto. Altrimenti non si capisce come la gente accetterebbe rassegnatamente di andare in pensione in età più avanzata, di pagare più tasse e di rinunciare sempre a più servizi sociali.

L’idoneità di queste riserve della Banca d’Italia a far fronte a eventuali turbolenze monetarie è poi molto discutibile. Innanzitutto perché questo compito semmai spetta alla BCE, che accumula le riserve a tal fine. Teniamo inoltre conto che in mano a dei privati (la Banca d’Italia è privata), queste riserve non possono rappresentare una vera e propria garanzia per la tutela degli interessi nazionali. Anzi ci si deve chiedere a chi esse appartengano: sono parte integrante del bilancio di una società privata!

All’interno della Zona Euro, di queste cose se ne parla e se ne è parlato recentemente e alcuni stati hanno provveduto a disporre di queste riserve. Si tratta in particolare dell’Austria e della Francia che hanno messo a frutto le riserve per finanziare grandi progetti di ricerca e sviluppo, e della Spagna che, invece, ha preferito destinare quelle risorse all’abbattimento del debito.

Insomma, delle riserve della Banca d’Italia da noi non si sa niente. Perché? Sì, certo, la Banca d’Italia e la finanza internazionale, gli apolidi di sempre, non lo vogliono.

Il paradosso è che noi siamo o riteniamo di essere in un paese democratico, con tanto di libertà di stampa e di opinione, con tanto di indipendenza dei poteri e con partiti politici che agguerritamente si contendono il nostro voto. E poi, non so se sia importante, quei soldi sono nostri!

tratto da: http://www.corrierecaraibi.com/FIRME_ACTavano_100215_Le-riserve-delle-banche-centrali-e-della-banca-italia.htm

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