Perchè Insorgente.



Perché l’Insorgente……

Il nome è ispirato ai martiri dell’insorgenza meridionale italiana, che la capziosa storia politically-correct rappresenta come “briganti”.

Le espressioni suadenti che da decenni vanno di moda per definire il nostro risorgimento sono: moralità, costituzione, libertà, lotta all’oscurantismo e al dogmatismo, libera Chiesa in libero stato …..

Il risorgimento italiano, tuttavia, non fu un movimento di massa voluto dal popolo, bensì l’attività intellettuale e politica di una minoranza, oltre che una campagna di conquista del Regno del Piemonte.

La potente alleanza liberal-massonica-protestante, nemica del Papato e del popolo, nei fatti, darà vita ad un “totalitarismo liberale”, fenomeno d’élite, che anticiperà i totalitarismi di massa del Novecento.

Al riguardo credo valga la pena di citare l’insospettabile Antonio Gramsci che, in “Ordine Nuovo”, nel 1920 affermerà:

“Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti”.

I Savoia avallarono questa guerra che fu insieme conquista coloniale e persecuzione anticristiana caratterizzate da brutalità, soprusi ed efferatezze.

Metà dell’esercito piemontese era di permanenza nel Sud, con uno stato di emergenza continuo: fucilazioni di massa, rappresaglie, stermini, incendi.

Il sud sarà trattato per anni come una colonia da sfruttare: tasse anche sul macinato, sulle porte e le finestre (le case cominciarono così ad avere un sola apertura, con conseguenti epidemie di tubercolosi, il male del secolo), arrivò la leva obbligatoria che durava anni e toglieva braccia a popolazioni prevalentemente agricole. Nel nuovo regime burocratico e accentrato i meridionali, vengono privati delle industrie e delle terre su cui lavorare.

Il floridissimo Regno delle Due Sicilie in brevissimo tempo fu portato al tracollo finanziario, e i meridionali per la prima volta nella loro storia furono costretti a emigrare all’estero per poter mangiare.

I “plebisciti” sancirono l’annessione forzata di tutti gli ex stati italiani. La gente doveva votare all’aperto, mettendo le schede in due urne: su una stava scritto “sì”, sull’altra “no”. A Napoli si dovette votare passando tra due ali di garibaldini armati. Malgrado ciò i voti sommati risultarono pure molto superiori all’effettivo numero dei cittadini (segno che ogni “liberatore” aveva votato più volte).

La storia scritta dai vincitori descrive, al contrario, un Regno “liberato” con dei sudditi dei Borbone che volontariamente, entusiasticamente, si gettarono nelle braccia dei piemontesi salvatori salvo, naturalmente, pochi “delinquenti” definiti “briganti” che insorsero pagando quasi sempre con la propria vita e con quelle dei propri cari.

Nacque così il problema del “mezzogiorno”, da allora mai più risolto.

L’argomento, ovviamente, merita ben altro appofondimento.

tratto in modo parziale da: http://blog.libero.it/insorgente/7414100.html

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