L’oscurantismo borbonico che non c’era.


L’oscurantismo borbonico che non c’era

Una certa storiografia “politically-correct” rappresenta il Regno delle Due Sicilie come il regno della miseria e dell’oppressione.

In realtà c’è un invidiabile sistema di solidarietà, un bilancio migliore di tanti altri Stati ed innumerevoli attività industriali, economiche, assistenziali, scolastiche che raggiungono notevoli livelli di eccellenza.

Il Regno delle Due Sicilie è il paese più industrializzato d’Italia (circa 1.600.000 di addetti su circa 3.130.000 complessivi: 51% degli addetti totali con il 35% di abitanti, secondo il Censimento del Regno d’Italia del 1861), è il primo primo Stato Italiano per ricchezza (possiede infatti più del doppio in oro di tutti gli altri Stati della penisola uniti assieme: il 66,4% del totale), ha il maggior complesso industriale metalmeccanico d’Italia, quello di Pietrarsa, Mongiana e Ferdinandea. A Napoli e Castellammare c’è la maggior industria navalmeccanica d’Italia: nel cantiere di Stanislao Filosa al Ponte di Vigliena, presso Napoli, viene realizzata la prima nave a vapore dell’Europa continentale, Ferdinando I. Nel 1854 Viene anche costruito il primo Transatlantico a vapore d’Italia.

Altri primati sono:

– prima flotta mercantile del mediterraneo (la seconda in Europa dopo l’inglese),

– prima Compagnia di Navigazione del Mediterraneo,

– terza flotta militare d’Europa,

– prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi),

– più alta percentuale d’Italia di medici e di posti letto di ospedale per abitante,

– primo ponte sospeso in ferro d’Italia,

– più basso tasso di mortalità infantile d’Italia,

– più alto numero % di amnistiati politici d’Italia,

– istituzione di monti pegno, frumentari ed alberghi per i poveri,

– prime legislazioni in Italia contro la tratta degli schiavi e contro il vassallaggio dei contadini,

– minor pressione fiscale di tutti gli Stati Italiani,

– prima ferrovia e prima stazione in Italia,

– prima galleria ferroviaria del mondo,

– primo telegrafo sottomarino dell’Europa continentale,

– museo archeologico, officina dei papiri, orto botanico,

– istituzione di accademie culturali, di conservatori musicali, di scuole di arti e mestieri, di un osservatorio astronomico, dell’Osservatorio Sismologico Vesuviano (1° nel mondo),

– primi assegni bancari della storia economica,

– prime agenzie turistiche italiane.

I Savoia ed i liberali, tuttavia, non perdono occasione per esaltare la moralità del governo costituzionale e liberale e per esecrare il malaffare, l’oscurantismo e la tirannide caratteristiche, secondo loro, del governo pontificio e borbonico.

Il confronto fra Regno di Sardegna e Regno delle Due Sicilie in realtà è perdente da molti punti di vista.

Se Cavour, nel 1846, scrive di ferrovie e della necessità di costruirle, Ferdinando II ha già operative le tratte Napoli-Castellammare e Napoli-Capua.

Tanto è oculata l’amministrazione borbonica, quanto è fuori controllo quella sabauda. In soli dodici anni, dal 1848 al 1860, il Regno di Sardegna accumula un deficit di bilancio di 1.024.970.595 lire.

L’esatto contrario succede a Napoli dove le spese previste sono sistematicamente inferiori a quelle effettuate. Secondo l’Archivio economico dell’unificazione italiana edito nel 1956: nel quinquennio 1854-58, ad un disavanzo complessivo previsto in 18.192.000 ducati, corrisponde un disavanzo di soli 5.961.000 ducati, meno di un terzo della somma preventivata. Come i disavanzi, anche gli introiti presunti sono generalmente inferiori a quelli effettivamente realizzati. Ciò accade perché i bilanci preventivi vengono compilati con grande circospezione. A Napoli il debito pubblico è minimo.

La Sicilia è, esente dalla leva militare, dall’imposta sul sale e dal monopolio del tabacco.

Il “barbaro” Ferdinando ha stabilito nei maggiori centri della popolazione monti frumentari per somministrare grano agli agricoltori da seminare e per mantenersi con le loro famiglie, tagliando così in pari tempo le gambe all’usura.

Il comportamento dei regnanti napoletani non potrebbe essere più diverso da quello del conte di Cavour, principale azionista della Società anonima dei Molini anglo-americani di Collegno, che lucra sulla vendita di grano all’estero in tempi di carestia (è una costante matematica: chi più discetta di morale, meno la pratica).
Il governo del Regno delle Due Sicilie organizza capillarmente l’assistenza ai poveri e, fra le tante iniziative, prevede anche borse di studio per gli studenti bisognosi. Borse di studio che un decreto “illuminato” del governo garibaldino prontamente abolisce per manifesta immoralità. Il 26 ottobre 1860, da Napoli, in nome di Vittorio Emanuele Il Re d’Italia, firmato dal Prodittatore Giorgio Pallavicino e dal Ministro dell’interno Raffaele Conforti, viene promulgato il decreto n.189, con il quale il fondo assegnato per soccorsi agli studenti e letterati poveri vien destinato ad altro uso. Proprio così. Questa la motivazione: «Considerando che non vi è niente di più vergognoso che domandare ed accettar limosina sotto il nome di studente o letterato povero» si decide che «I soccorsi agli studenti e letterati poveri sono tolti».
Cosa importa al moralista governo invasore dell’istruzione dei poveri? E infatti i poveri, in umili ed interminabili carovane, saranno costretti all’emigrazione in massa. Cosa inaudita nel Bel Paese che per più di due millenni non è stato solo bello, ma anche ricco.

Quando Francesco Il, figlio di Ferdinando Il al quale era succeduto nel 1859, da Gaeta, 1’8 dicembre del 1860, scrive Ai popoli delle Due Sicilie, si limita a fotografare la realtà:

«Sono un principe ch’è il vostro e che ha tutto sacrificato al desiderio di osservare tra i suoi sudditi la pace, la concordia, la prosperità […] Ho creduto in buona fede che il re del Piemonte, che si diceva mio fratello e mio amico, che si protestava disapprovare l’invasione di Garibaldi […..] non avrebbe rotto tutti i trattati e violate tutte le leggi per invadere tutti i miei Stati in piena pace, senza motivi né dichiarazioni di guerra […]. Le finanze non guari sì fiorenti, sono completamente ruinate, l’amministrazione è un caos, la sicurezza individuale non esiste. Le prigioni sono piene di sospetti, in luogo della libertà, lo stato d’assedio regna nelle province e un generale straniero pubblica la legge marziale decretando le fucilazioni istantanee per tutti quelli dei miei sudditi che non s’inchinano innanzi alla bandiera di Sardegna [.. .]. Uomini che non hanno mai visto questa parte d’Italia [….] costituiscono il vostro governo [….] le Due Sicilie sono state dichiarate pro-vince d’un regno lontano. Napoli e Palermo saranno governate da prefetti venuti da Torino».

Fonti e bibliografia:
Angela Pellicciari, L’Oscrurantismo borbonico che non c’era (Il Timone, Febbraio 2005 – pag. 26-27)
Angela Pellicciari, L’altro Risorgimento, Piemme, 2000.
Angela Pellicciari, I panni sporchi dei Mille, Liberal libri, 2003.
Carlo Alianello, La conquista del Sud, Rusconi, 1994.
Gigi Di Fiore, I vinti del Risorgimento. Storia e storie di chi combattè per i Borbone di Napoli, Utet, 2004.
Roberto Martucci. L’invenzione dell’Italia unita, Sansoni 1999.

tratto da: http://blog.libero.it/insorgente/7795609.html
Post n°122 pubblicato il 08 Ottobre 2009 da insorgente

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