Scopo della politica

Savino Frigiola

Alla luce degli ultimi inconcludenti schiamazzi tra maggioranza, opposizione ma anche finta opposizione, giova ricordare lo scopo che deve perseguire l’azione politica sia di governo che d’opposizione, puntualizzazione che appare sempre più necessaria.

Dovrebbe essere compreso ed accettato il diritto dovere di governare da parte della compagine che ha conseguito la maggioranza, mentre la minoranza deve sobbarcarsi l’onere della verifica e del controllo.

Ovviamente tutta l’azione -sia di maggioranza che di opposizione- deve essere finalizzata al conseguimento del bene comune di tutti e di ciascuno, che non può non coincidere con il perseguimento del bene e degli interessi nazionali. In questa azione corale e per questo contesto deve essere riaffermato il concetto dello Stato sovrano che consiste in primis nel rispetto incondizionato di tutti verso la “res publica” e di tutti i politici verso il mandato ricevuto dagli elettori.

E’ sin troppo ovvio che volendo perseguire questi obiettivi l’intera azione politica, di maggioranza e di opposizione, deve essere implacabilmente rivolta a stroncare e fugare qualunque forma di speculazione giacché la ricchezza indebitamente accaparrata dagli speculatori viene sottratta direttamente ed indirettamente a tutti i componenti che l’hanno generata, siano essi lavoratori o datori di lavoro.

Qualsiasi argomento non attinente a questa rigida impostazione diventa fuorviante e pretestuoso, avvelena il clima politico con l’aggravante di generare sospetti circa la volontà di distogliere l’attenzione dai problemi reali che affliggono il Paese per perseguire scopi non enunciabili e non dichiarabili.

L’attuale violenta crisi economica ha scosso violentemente l’intera Nazione e nulla potrà più essere uguale a prima.

Grava una grande responsabilità di tutto l’apparato politico verso la totalità dei cittadini inasprita dalla sensazione diffusa che ne la maggioranza ne l’opposizione dispongano delle necessarie risorse culturali e della reale volontà per traghettare la Nazione fuori dalle secche economiche.

Tutti ormai riconoscono che la crisi è stata generata dagli apparati bancari e monetari guidata in larga parte dai vertici dei banchieri privati che agiscono nella più assoluta autonomia, svincolati da qualsiasi controllo politico e morale.

Il signoraggio primario e secondario indebitamente incamerato dai banchieri all’atto dell’emissione monetaria, aggravato dagli interessi passivi stabiliti autonomamente da costoro sul debito pubblico e privato, generato proprio dall’attuale attività monetaria, ha determinato la più impressionante e macroscopica speculazione mai concepita da mente umana.

Di fronte a questa situazione, l’impaccio della politica è di tutta evidenza: l’esecutivo non dispone delle sufficienti risorse per far fronte alle esigenze sociali e di mercato, l’opposizione reclama a gran voce maggiori impegni di spesa, ma non indica come e dove reperire le necessarie coperture finanziarie.

Occorre rapidamente ripristinare il corretto rapporto di fiducia tra l’elettorato e la classe politica, pesantemente compromesso dalla constatazione che mentre si è costretti a lesinare risorse per il sostegno dell’economia, dell’occupazione, della scuola, della ricerca e del sociale, si continua a corrispondere ai banchieri somme ingentissime reperite con l’alta tassazione e con l’incremento del debito pubblico.

Poiché non s’intravede la soluzione a questo stato di cose, perdurando le cause che le hanno generate, è assolutamente indispensabile interrompere questo perverso meccanismo e ritornare all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato, come da centennale esperienza già felicemente compiuta.

L’Esecutivo, anche se fa trasparire la direzione verso la quale avviare soluzioni inerenti alla speculativa attività dei banchieri, esita ad intraprendere l’azione risolutiva; l’Opposizione nel frattempo non reclama che ciò avvenga, ed in alcuni casi addirittura dichiara, per bocca di alcuni suoi esponenti, la sua contrarietà, (Franceschini e Casini: “litighiamo su tutto, ma la Banca d’Italia non si tocca”).

Ottima partenza per le forze politiche sarebbe quella di voler rapidamente ottemperare l’infausta legge N° 262, Art. 19 / 10, Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2005 quando prescrive il trasferimento delle quote della Banca d’Italia dalle mani private al Ministero del Tesoro ed abrogare gli Art. n° 19 / 1 ed Art. 41 / 1 della stessa legge mediante i quali si stabilisce rispettivamente che Bankitalia : “agisce secondo gli indirizzi e le istruzioni della Banca centrale europea” (quindi sottratta al nostro Esecutivo nonostante che svolga la funzione di vigilanza sul sistema bancario nazionale) e che; “La Commissione permanente per la vigilanza sull’istituto di emissione e sulla circolazione dei biglietti di banca, di cui all’articolo 110 del testo unico di cui al regio decreto 28 aprile 1910, n. 204, è soppressa.

Pretendere che politica e l’Esecutivo possano risolvere i problemi economici contingenti nazionali, creati dagli stessi banchieri, senza riappropriarsi degli indispensabili strumenti economici e monetari, significa approfondire ancor più il solco che separa l’elettorato di qualunque colore dalle pubbliche istituzioni. I tempi sono già stretti.

tratto da: http://www.italiasociale.org/alzozero10/az030110-1.html

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