Signoraggio, Galloni: "Ecco il trucco contabile che crea il debito"


L’economista, già direttore generale dei ministeri del Bilancio e del Lavoro: “Bankitalia stampa moneta e prende in cambio titoli dallo Stato. Ma iscrive tutto nei passivi di bilancio…”

La Banca d’Italia stampa la moneta su mandato della Bce. Lo Stato la prende e dà titoli in cambio. La ‘furbata’ è che i titoli vengono iscritti nei passivi di bilancio di Palazzo Koch e il risultato finale è trascurabile. Se questa operazione fosse calcolata correttamente, dalla sola tassazione dei profitti della banca centrale avremmo un gettito superiore o comunque vicino al deficit. In pratica si assiste a un trucco contabile che genera una distorsione enorme”.

Antonino Galloni, economista di stampo post-keynesiano, già direttore generale dei ministeri del Bilancio e del Lavoro, da molti anni lavora alla questione del signoraggio e degli abusi in tema di politiche monetarie nazionali e transnazionali, proponendo una visione alternativa del rapporto tra il globale e il locale in economia. Un intenso lavoro di ricerca che ha prodotto diversi frutti letterari, tra cui “La moneta copernicana”, scritto a quattro mani con Marco Della Luna per i tipi della Nexus Edizioni.

Professor Galloni, dunque c’è una sorta di imbroglio alla base dell’indebitamento statale. Almeno di gran parte di esso:
“Diciamo una furbizia contabile. Il problema è la cessione della sovranità monetaria da parte dello Stato. E quindi pesa il dogma della moneta che nasce sul debito“.

La crisi globale e lo shock della liquidità dovrebbero aiutarci a modificare l’ordine economico del mondo e l’impostazione delle politiche monetarie. Come vede questo momento?
“Diciamo che ci sono vari approcci: uno di essi valuta i danni della globalizzazione quale modello economico che ha privilegiato la massima riduzione dei costi di produzione. Sono stati premiati gli operatori che riescono a commercializzare beni e servizi tagliando le garanzie sindacali e salariali nonché la tutele sanitarie e ambientali. Su questo scenario si è innestata la questione dei derivati e delle politiche bancarie scriteriate”.

Con quali conseguenze?
“Prima abbiamo tagliato e flessibilizzato i salari. Poi abbiamo preteso che i consumi non si riducessero e anzi aumentassero ancora. Abbiamo speculato sui debiti e oggi ci troviamo una montagna di titoli tossici. Pari a 70 volte il Pil degli Usa“.

Cosa c’entra in tutto questo il problema della sovranità monetaria e del signoraggio?
A questo punto non saremmo arrivati, anche sul fronte del debito pubblico, se gli stati avessero potuto stampare moneta in base alle esigenze del sistema, tenendosi stretta la sovranità monetaria. In tal caso, avremmo potuto usare il signoraggio a favore della gente”.
Sarebbe bastato?
“No, abbiamo visto il caso degli Stati Uniti che tutto sommato hanno esercitato la sovranità monetaria, a differenza dell’Europa. Ciononostante hanno usato male la moneta, sprecandola per guerre e speculazioni. Diciamo che disporre del signoraggio non basta a migliorare le cose, è condizione necessaria ma non sufficiente”.

Come se ne esce allora?
Sganciando la spesa pubblica dalla tassazione. Bisogna spendere per la ripresa, per far lavorare il potenziale umano e tecnologico, per fare infrastrutture. Oggi lo Stato sottrae all’economia con le tasse più risorse di quelle che rende indietro, perché è gravato dagli interessi sul debito. Il periodo degli anni ’80 e ’90 rappresenta plasticamente questa distorsione: con titoli ad alti tassi, infatti, sono state sostenute le spese per il sociale e non investimenti ad alto rendimento”.
Invece?
Per le attività produttive non è necessario avere una massa enorme di circolante disponibile. Basta che il tasso d’interesse sia inferiore al tasso di rendimento degli investimenti. Posso anche indebitarmi e pagare un interesse, ma è importante che il profitto poi sia più alto. Si può lavorare bene anche sul debito invece che sulla moneta“.

Tuttavia lei ha spesso lamentato un’emissione centellinata quale fattore di asfissia del sistema:
“L’euro è trattato come fosse oro in questa fase storica ed è artificiosamente scarso. La gente ne ha poco e dunque risparmia sulla qualità comprando prodotti a basso prezzo, magari dei Paesi emergenti. Così si mandano in crisi le nostre economie e il sistema di tutele che esse garantiscono ai lavoratori“.

Torna il tema della globalizzazione cattiva…
Ci sono prodotti dell’economia globale che andrebbero spiazzati. Per esempio facendo accordi internazionali che tolgano alla globalizzazione quei settori produttivi che funzionano meglio con altre logiche. Mentre è buona cosa che siano globalizzate attività come la meccanica o la cantieristica. A quel punto però dovremmo globalizzare anche le regole”.
Nei consessi internazionali, però, si litiga spesso e si conclude poco:
Allora bisogna fare qualcosa di diverso sul territorio. Per esempio introducendo monete complementari e locali che ci consentano di spiazzare il prodotto della globalizzazione. Valute che chiunque, in una data comunità, avrebbe interesse a piazzare per comprare i prodotti locali, altrimenti non avrebbe che farsene“.

Valute territoriali, insomma. Come vanno le sperimentazioni in giro per il mondo?
“In Germania e Svizzera sono diffuse da tempo. Anche in India funzionano. In Italia c’è l’esperimento del Kro, a Crotone, e poi c’è lo Scec.
Ma stiamo ragionando sulla possibilità di monete più complementari e dunque più efficaci”.

Quanto costa il signoraggio?
Dal punto di vista dello stock, è l’otto per cento di tutto l’aggregato monetario. Sul fronte del flusso, invece, è la moneta che si stampa al netto di quella che si distrugge. Meno costi trascurabili”.

Quando lo Stato riscatta i titoli, la moneta torna in seno a Bankitalia, poi che fine fa?
“Dovrebbe essere sempre distrutta o comunque considerata nella programmazione della moneta da stampare”.

LINK:
– “La moneta copernicana” (Nexus Edizioni)
– Sovranitamonetaria.org

tratto da: http://www.nannimagazine.it/articolo/Signoraggio%2C+Galloni%3A+%22Ecco+il+trucco+contabile+che+crea+il+debito%22

AGGIUNTO A PERFEZIONAMENTO PER CONOSCENZA STORICA DA ANTONIO POCOBELLO
Ci risiamo? Ma adesso non c’è più “Lui”
La congiura mondiale del 1929 e il “Male assoluto”
Come si è articolata la risposta italiana alla grande crisi economica mondiale del 1929?
http://www.corrierecaraibi.com/FIRME_FGiannini_081011_Congiura-mondiale.htm

COME LA GERMANIA IN BANCAROTTA RISOLSE I SUOI PROBLEMI ECONOMICI

http://www.stampalibera.com/?p=1357:

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