"Totalitarismo fascista”: opposto alla definizione.

Crediamo sia opportuno focalizzare l’attenzione su uno specifico tratto distintivo della dottrina politica fascista, cioé il suo carattere “totalitario”. Esso ha delle particolarità tali che non trovano riscontro nel significato convenzionale attribuito al concetto di “totalitarismo”.
Il fascismo ha una visione Morale della Politica. Una visone Etica e Normativa. Il fascismo mira a costituire una base costituzionale nazionale, un principio comune unitario, fondando la società nazionale sullo Stato Etico Corporativo. Tale principio mette in luce il nucleo centrale dell’idea stessa di “totalitarismo” presente nel pensiero fascista. Esso rappresenta un principio socialmente UNITARIO dove La collettività aderisce coscientemente e TOTALMENTE al principio costituzionale della nazione (etico corporativo), accetta l’etica normativa dello Stato nella quale si riconosce poiché sente a sua volta di esserne l’ente costituente, e dunque si comporta secondo la Morale espressa dallo Stato, il quale concretizza di fatto e di diritto nelle sue istituzioni la volontà popolare. Quindi lo Stato Etico, investe la vita quotidiana del cittadino nella sua Totalità e lo educa ad essere partecipe della stessa collettività nazionale Unitaria, trasmette dunque concettualmente valori Total-unitari ovvero TOTALITARI, che necessariamente devono fondarsi su una realtà oggettiva: LA LEGGE MORALE!
Così si va a toccare il tema dei Valori Nazionali: l’amore di Patria (che si traduce nell’amore per il proprio popolo e non necessariamente in sciovinismo né tanto meno in razzismo!);la ricerca e l’obbedienza al valore della GIUSTIZIA SOCIALE (CORPORATIVISMO);il rispetto per l’autorità in cui il cittadino si riconosce e vi riconosce il compito di rappresentare l’interesse superiore collettivo.
Il principio dell’elevazione morale di ogni singolo cittadino che risiede nella concretizzazione del fatto che egli fa parte di una Comunità nella quale si riconosce ed alla quale guarda come ad un bene più grande. Il Bene Collettivo Nazionale, rappresenta il cuore stesso della dottrina dello Stato Etico fascista. Il Bene Collettivo, che si raggiunge anche con la parziale “limitazione” delle proprie prerogative individuali, quando ciò va a beneficio dell’intera Comunità. “Limitazione apparente” poichè è indiscutibile che il bene della Comunità realizza inevitabilmente il bene del singolo, che di essa è parte integrante. Non quindi un annullamento della personalità individuale,ma al contrario una esaltazione della stessa nella compagine nazionale. L’Individuo è tale ed è

fondamentalmente necessario, in virtù del fatto che è inserito attivamente nel contesto sociale nazionale, poiché dà il suo proprio contributo allo stesso armonico collettivo rappresentato dallo Stato. Il “Totalitarismo” fascista è perciò permeato dal fondamentale Principio della comunità nazionale, all’interno della quale è ammessa però (e non potrebbe essere altrimenti) una MULTIFORMITA’ ,che tuttavia imprescindibilmente si riconosce sempre in tale Principio unitario. Le forme in cui si può attuare tale Principio possono essere molte. Il fascismo, proprio sulla scorta della revisione delle dottrine politiche a cui successe, revisione ed analisi importantissima, comprese che non vi sono mille realtà ma una; non mille interpretazioni di essa ma una. Alla luce di quanto affermato, la risposta ai problemi della Società per il fascismo non poteva essere che una. Ciò ha prodotto anche la convinzione che tale risposta, possa esistere inalterata nella sostanza, ma diversa nella forma, avendo sempre chiaro che la realtà della Psicologia e della cultura, come della
formazione dei popoli impone spesso mezzi diversi per uno stesso fine. In uno Stato Fascista, chiamato così perchè si intende fascista nella sua piattaforma costituzionale e non a causa di un partito fascista che sia al governo, non vi é nessun ostacolo al fatto che possano esistere gruppi sociali e politici diversi e che propongano mezzi diversi tra loro per ottenere un unico scopo: l’inveramento dello Stato Etico Corporativo. Tutto ciò è stato elaborato nell’Ideologia Fascista sulla scorta delle precedenti esperienze politiche liberali e socialiste. Così come in uno Stato Fascista non è assolutamente negata la possibilità di esistere e prosperare alle religioni o alle associazioni che non neghino la portata Etica dello Stato, che poggia sulla LEGGE MORALE e sulla sua propria identità collettiva. Tale possibilità viene a concretizzarsi nella SOVRANITA’ e NORMATIVITA’ che lo Stato deve esercitare in maniere assolutamente autonoma.
Lo Stato in ciò è libero, veramente libero, non “liberale” (lo stato “liberale” nega la reltà di tale parola, nella pratica della sua dottrina), e dunque non può e non deve essere soggetto ad alcunchè. Ciò non significa che, essendo emanazione e fedele interprete del Popolo, esso non riconosca chiaramente identità,aspirazioni e bisogni di quello stesso popolo. Identità rappresentata anche dalla Religione del popolo. Il “Totalitarismo” Fascista, dunque, manifesta tali caratteristiche peculiari, peraltro esposte magistralmente dal filosofo Giovanni Gentile nelle “analisi” da lui fornite in alcune opere di carattere più specificamente politico come ad esempio nella raccolta intitolata “Politica e Cultura”. Troppo spesso si identifica erroneamente come quint’essenza del “Totalitarismo” fascista l’istituto della dittatura, l’imposizione, la negazione della libertà. Ebbene va detto senza mezzi termini che tutto ciò costituisce un arbitrio inesatto. La testimonianza di Carlo Silvestri,giornalista di area social-democratica che si oppose al fascismo, a tacer d’altre, mostra come questo totalitarismo, questo fascismo, non fosse necessariamente legato al mezzo della dittatura ma che tale evento fu provocato da contingenze storiche. lo stesso Stato durante la R.S.I non fu meno “totalitario ” dello Stato Fascista del “ventennio”. Eppure fu Istituzionalmente diverso. Cosa che non gli impedì di essere pienamente fascista. In un libro dello stesso Silvestri ( Matteotti Mussolini ed il dramma italiano ), lo stesso fondatore ed ideologo per eccellenza del partito delle camice nere, Benito Mussolini, afferma che se il caso Matteotti non fosse esploso, lo Stato Etico Corporativo avrebbe trovato condizioni istituzionali completamente diverse in cui poter essere realizzato! Inoltre lo stesso progetto di Socializzazione delle imprese sarebbe stato attuato in tempi diversi, anche se sempre in relazione alle necessità oggettive interne della nazione, tramite il principio della cosiddetta “RIVOLUZIONE

CONTINUA”. Proprio da tale principio discende il reale significato che nel fascismo mussoliniano si attribuisce al termine RIVOLUZIONE. Scriveva infatti Mussolini :
“ La rivoluzione non è il caos,non è il disordine,non è lo sfasciamento di ogni attività,di ogni vincolo della vita sociale,come opinano gli estremisti idioti di certi paesi;la rivoluzione ha un senso e una portata storica soltanto quando rappresenta un ordine superiore,un sistema politico,economico, morale di una sfera più elevata;altrimenti è la reazione,è la Vandea. La rivoluzione è una disciplina che si sostituisce a un’altra disciplina,è una gerarchia che prende il posto di un’altra gerarchia ”.Ecco un’altro punto di dissonanza e di profonda diversità con le concezioni radicaliste tipiche della destra tradizionalista che vedono nell’ attivismo violento e sovvertitore il senso, anzi, il fine ultimo di una rivoluzione e nelle quali a torto si vuole riconoscere una indimostrabile continuità ideale e politica con il fascismo. D’altro canto, basta guardare all’azione svolta dal governo di Mussolini, per comprendere come si debba intendere per il fascista l’uso della forza.
Riassumendo, possiamo affermare che i tratti distintivi del totalitarismo nell’accezzione convenzionalmente utilizzata dalla storiografia ufficiale, NON APPARTENGONO AL FASCISMO.
Il Fascismo NON vuole lo stato di polizia.
Il Fascismo NON vuole la dittatura.
Il Fascismo NON vuole la violenza di Massa.
Il Fascismo NON erge a modello politico la pratica del concentrazionamento in massa degli avversari e la loro eliminazione fisica.
Il Fascismo NON si propone di sopprimere gruppi sociali o nazionali.
Il Fascismo NON vuole l’annientamento di realtà politiche nazionali.
Il Fascismo NON vuole ergere uno Stato a Dio del Popolo.
Il Fascismo, viceversa, vuole FORMARE ETICAMENTE, NELLA DISCIPLINA CORPORATIVA, gli individui componenti la comunità nazionale, per garantire una BASE MORALE E SPIRITUALE SOCIALMENTE UNITARIA di quella stessa nazione!
Questo costituisce l’essenza più profonda del concetto di totalitarismo fascista.

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