LA SOCIALIZZAZIONE


I “Diciotto Punti di Verona” pongono le premesse per la Socializzazione.
La Socializzazione è il culmine di quel processo di democrazia fascista del lavoro iniziato con la legge 563 del 3 aprile 1926 che instaurava il riconoscimento giuridico dei sindacati e la magistratura del lavoro. Il lavoro diveniva l’elemento fondamentale della società italiana.
Con la “Carta del Lavoro” del 1927 si proclamava che il lavoro è un dovere sociale e si eliminava la lotta di classe- Inoltre, per la prima volta nel mondo, vennero istituiti tutti i provvedimenti di tutela erogati da INPS, INAIL, Patronati, Mutue, Colonie per l’Infanzia, Assicurazioni, Dopolavori, Enti vari di protezione.
Seguirono negli anni Trenta varie leggi sulle Corporazioni, al cui interno imprenditori e prestatori d’opera collaboravano fattivamente.
Il decreto sulla Socializzazione, fortemente voluto da Mussolini e preparato dal ministro Tarchi, fù varato il 12 febbraio 1944.
La Socializzazione non è l’espropriazione del capitale: è un’armonica cointeressenza e pariteticità giuridica tra lavoro e capitale, mentre il capo dell’impresa è definito il primo lavoratore.
L’ingresso paritetico dei prestatori d’opera (lavoratori) accanto ai portatori di capitale nei consigli di amministrazione è rivoluzione. Anzi è la Vera Rivoluzione!
Finalmente bilanci e programmazione delle imprese diventano trasparenti.
Chi ha un interesse vitale nel progredire delle imprese – i prestatori d’opera più dei portatori di capitale – può finalmente conoscere, programmare, investire, dividere gli utili ed accantonare capitale di riserva per i momenti di crisi. Tale pacifica, proficua rivoluzione non venne, naturalmente, accolta con favore dalla “resistenza”, che si vide completamente esautorata nel campo della democrazia sociale, né dal capitalismo più retrivo, che vedeva scoperti i suoi (spesso sporchi) interessi.
Comunisti e capitalisti si allearono: i comunisti si impegnarono, a guerra finita, a far abrogare la socializzazione ed i capitalisti si impegnarono a finanziare la resistenza (anche se nello stesso tempo cercarono di mantenere buone forniture all’esercito tedesco per ottenerne una protezione contingente).
Malgrado tale sabotaggio, la Repubblica Sociale Italiana ebbe un vero miracolo economico, provato dalla sentenza della Corte di Cassazione del 21 ottobre 1946, che riconobbe che il governo fascista difese la sovranità italiana e la produzione, salvò l’oro depositato nella banca centrale, mantenne il bilancio in pareggio (!!!!) e l’inflazione a livelli accettabili.
Nel Regno del Sud, invece, il governo completamente esautorato dall’occupante assistette impotente al massimo disordine economico e sociale, con crollo della produzione ed un’inflazione senza controllo, alimentata dalle AM-Lire moneta stampata dagli Alleati, vera carta straccia.
Se il divario Nord-Sud si era grandemente ridotto durante il Ventennio Fascista, divenne nuovamente enorme negli anni 1943/45 e prosegue tutt’ora con questa Repubblica nata dalla resistenza.
A più di 60 anni di distanza la Socializzazione è un’idea straordinariamente sempre valida e potrebbe essere l’unica risposta alla nostra economia in crisi, alla globalizzazione ed ai divari economici mondiali.

http://www.ragazzidelmanfrei.it/storie.php?nws=32

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